Sono veramente geloso di chi ha il suo show alla televisione.


Alcuni critici hanno detto che sono il Nulla in Persona e questo non ha
aiutato per niente il mio senso dell'esistenza. Poi mi sono reso conto
che la stessa esistenza non è nulla e mi sono sentito meglio.
Non è forse la vita una serie d'immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi?
Andy Warhol
L'esistenza in batteria alle quale ci siamo (inconsapevolmente?) votati
ha una sua sfumata delicatezza dai toni pastello, un glamour dai
risvolti cartoon che si manifesta compiutamente negli ironici,
dissacranti, irriverenti lavori di Nicola Mette, artista poliedrico che
gioca a nascondino con la sua identità assumendo su di se il ruolo di
fuggitivo Peter Pan, icona contemporanea prediletta da una generazione
spaesata.
Tra i dire e il fare c'è di mezzo il taroccare, come il
camuffatissimo made in Italy ci insegna quotidianamente. Ma allora tra
brand e trend, come si adegua la costruzione del se? L'effetto serial
(killer) è in agguato, complice il bisogno di una rassicurante
omologazione che preserva dall'obbligo di una posizione, fisica o
mentale, che ci esprima come individui dotati di raziocinio.
Il pensiero collocato e non condizionato è il vero spettro di un oggi la cui mutevolezza è difficile da afferrare e definire.
Allora meglio una caccia al tesoro che assembli, come un puzzle
onirico, le tappe visive della nostra generazione: deposizioni di
michelangiolesca memoria convertite in composizioni plastiche (nel senso
materico) con Madonne fantocci e figure spiumate; il leone della
Metro-Goldwyn-Mayer, compagno di molti pomeriggi in bianco&nero,
soppiantato da un incredibilmente protagonista Gallo di profilo
ritratto; e ancora giochi, manichini, oggetti decontestualizzati che
costruiscono un nazionalpopolare altare emozionale sul quale Mette
depone – tra il serio e il sadico – i nostri sogni eternamente bambini.
Zigzagando tra manuali di storia dell'arte e negozi di varia cinese
felicità, Mette restituisce l'identikit di un presente che si accontenta
e fugge, si camuffa e autoplagia nell'eterna rincorsa di una effimera
soddisfazione, possibilmente a buon mercato.
CHE LA PAURA HA MOLTI VOLTI E IL CORAGGIO DELLE VOLTE INDOSSA PANNI GROTTESCHI.
di Sonia Borsato
“ A tempo indeterminato” , il titolo della mostra di Nicola Mette si
erge come un bastione contro tutto ciò che è precario e tutto ciò che
non lascia una traccia
Le opere esposte, quadri e sculture, rappresentano il percorso dell’artista dal 2006 al 2012.
Il lavoro di Nicola Mette affonda le sue radici nelle contraddizioni
del Mondo che dipinge su dei grandi formati con una sorta di apparente
derisione.
Dal gallo alla bambola, passando per le sculture, sono
altrettanti gridi di allarme che a seconda della scelta del formato
possono divenire anche inquietanti su temi diversi come l'influenza
aviaria, la contraffazione, l’identità.
Nicola Mette realizza l’equilibrio tra la leggerezza delle tecniche utilizzate e la gravità dei soggetti scelti.
Nicola Mette è nato a Sassari nel 1979 ed attualmente vive e lavora tra Roma e Sindia (NU)
L’Artothèque de Rome, aperta nel dicembre scorso allo scopo di
avvicinare all'arte contemporanea un pubblico talvolta poco familiare
con questa disciplina, tramite la possibilità di prendere in prestito
opere a tempo determinato, un'iniziativa già sperimentata nel Nord
Europa e in Francia, inaugura la prima di una serie di mostre volte a
presentare gli artisti di tutte le nazionalità secondo una linea che
combina la leggibilità dell'opera alla scoperta di nuovi talenti
internazionali.
“A tempo indeterminato” – Nicola Mette
Fino al 5 Giugno 2012
Orario: dal martedì al sabato ore 10:30 –19:00
Via Margutta 85 – 00187 Roma
Www.artothequederome.org
Comunicato stampa
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