Cristina Costanzo: “Spes” 

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Cristina Costanzo: “Spes”

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Luca Mesini 05/10/2012 08:40 AM
Nei tuoi lavori e forse in passato mi sono già soffermato a coglierne, nella conca delle mani, come a un ruscello prenderVi dell'acqua, ci sono degli equilibri fra gl'incanti formali, nel moderno classicismo figurativo che spande soprattutto mantenendosi dolce e inaltero sul viso - poi, più modernamente, invece, nella stele del corpo - e l'intreccio d'arte povera o comunque che dribbla, con anche una certa concettualità, il piedestallo e gl'altri elementi con i quali, le donne decori.

Forti di significati simbolici, sono i busti che si ergono su un vestito aggrovigliato di rovi, ch'eppure medita alla possibilità di leggervi sia delle gioie che dei dolori, quasi avvertendo che non c'è dolore al momento in cui passi le porte dell'amore, eppure non v'è gioia che si gode senza la fatica (che per libera scelta si converte in gioia) dello stare insieme.

Non parlano di solitudine se non per quella similitudine che pare stia nell'accento che la figura al femminile mette attenta sulle sue peculiarità più incisive: anima spesso incompresa, eppure forma viva e creatura dolce, bella, sensibile, infinitamente fragile ma più ch'ogni altra cosa fragile, forte e robusta a tollerare il dolore, forte e robusta ad accusare i colpi - senza rompersi, come viceversa succede sovente all'uomo, che si spacca, e finisce lì.

La bellezza del tuo lavoro, indicativamente, per mia propria soggettività, la respiro proprio in questa dolcezza che scuote ogni figura partendo dalla realtà per poi migrare nella fiaba, eppure una fiaba illustrata concettualmente in maniera molto reale, della quale verità, sul ragionato mondo al femminile, non si può scappare.

Sono in equilibrio fra elementi paralleli, questi tuoi lavori - com'è la donna in amore quando trascende la sua dimensione “affandeccimentale“ (degli affanni e delle incombenze quotidiane, domestiche, professionali) per immergersi in quella “adimensione“ temporale dove (come a riprendere se stesse nella penombra quieta di un giardino), per amore, diventa plastica e flessibile, quasi fosse un altro corpo in uno spazio molto più cosmico e universale.

Cantano alle nuvole el cielo, senza capire chi più dell'altra, incantato le sta a guardare...

http://www.youtube.com/watch?v=AyYeQttCmP4
Luca Piccini 05/10/2012 12:36 PM
sarò breve: bravissima!
Cristina Costanzo 05/29/2012 06:59 PM
Grazie amici !!!:)