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L’Opera d’Arte del Mese – Gennaio 2017

Pubblicato da
Lorenzo Ciotti
il 03 gennaio 2017
Per il numero di gennaio, prenderemo in analisi l’Augusto di Prima Porta

Un nuovo anno ha inizio, e con esso riprende la rubrica mensile Opera d'Arte del Mese. Come un ciclo che ricomincia, gennaio, per antonomasia, è un mese grigio, marmoreo, che determina la fine delle feste di Natale, e l'inizio di un nuovo anno.

EquilibriArte prenderà questo mese in esame l'Augusto di Prima Porta, una statua romana che ritrae l'imperatore Augusto. Impressionante per dimensioni, con un'altezza di 2,04 metri, essa è stata realizzata in marmo bianco, ed oggi è conservata nei Musei Vaticani, nella Città del Vaticano.

La sua bellezza, il suo cipiglio autoritario, e le fantastiche proporzioni la rendono una delle sculture più affascinanti del mondo. Venne ritrovata il 20 aprile 1863 nella villa di Livia, domus presso la quale viveva Livia Drusilla, moglie di Augusto, a Prima Porta, da qui il nome.

Gli storici ritengono che la scultura sia stata lavorata negli anni successivi la restituzione delle insegne romane da parte dei Parti, nel 20 a.C. anche se altri esperti ritengono che la statua sia stata concepita verso l'8 a.C. Concepita bella corrente neoattica tipica dell'epoca, la simbologia è presente nei rilievi sulla corazza.

La statua dell'imperatore è raffigurata in piedi, con il braccio destro alzato e il gesto di attirare l'attenzione. Si tratta della posa con cui si richiedeva il silenzio precedente l'incitamento all'esercito prima della battaglia.

Augusto indossa una corazza finemente decorata, e sotto di essa una tunica militare. Sulla gamba destra vi è Eros, a cavallo di un delfino. I rilievi della corazza rivestono una grande importanza simbolica. In alto una personificazione del Caelum, mentre sotto di esso vola la quadriga del Sol. A destra troviamo la Luna quasi completamente coperta da l'Aurora, e al centro vi è la scena del re dei Parti Fraate IV che restituisce le insegne catturate ai Romani dopo la sconfitta di Crasso. Ai due lati si trovano rispettivamente due donne che piangono, In basso, la dea Tellus, simbolo di fertilità.

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