aLTRoVe... PeZZi Di BioGRaFie iMMaGiNaRie
Tuesday December 18, 2007
è iN eDiCoLa iL FuMeTTo
VoLTo NaSCoSTo Di GiaNFRaNCo MANFReDi.
Mi PiaCeReBBe aPPRoFoNDiRe e SaPeRe
Di FuMeTTi o aLTRo
CHe PaRLaNo DeLLe GueRRe CoLoNiaLi iTaLiaNe...
CHe SeCoNDo Me SoNo PaGiNe oSCuRe DeLLa iTaLiCa SToRia!
eCCo aLCuNe NoTiZie SuL FuMeTTo "VoLTo NaSCoSTo"
Ambientazione e Genere
La serie è ambientata alla fine dell'ottocento tra Roma e l'Etiopia/Eritrea.
Cioè lo sfondo storico è quello dell'età di Crispi e della prima avventura coloniale italiana in Africa,
rimasta celebre per la disastrosa sconfitta dell'esercito italiano ad Adua.
Il genere è il kolossal epico,
quello per intenderci di film come Gunga Din,
Zulu Dawn, le Quattro Piume, Lawrence d'Arabia...
Di diverso c'è l'intreccio con la vicenda parallela a Roma che è una sorta di melodramma noir,
cioè una storia d'amore e di morte a forti tinte.
Personaggi
La serie è composta da quattordici numeri che costituiscono altrettanti capitoli di un'unica graphic novel.
Di nuovo rispetto alla tradizionale produzione bonelliana c'è che la serie non ha un unico protagonista: Volto Nascosto,
infatti, è un leggendario guerriero/profeta islamico
(inventato, ma ispirato a leggende islamiche che hanno già avuto qualche precedente di trasposizione letteraria)
la cui vera identità è protetta da una maschera d'argento.
Nelle storie, però, appare e scompare: è una specie di ossessione per i protagonisti veri.
Gli altri personaggi,
che non sempre compaiono contemporaneamente nelle storie,
sono Ugo Pastore, un giovane prima impiegato di una Compagnia Commerciale attiva in Africa,
poi coinvolto con la diplomazia italiana e infine,
dopo molte delusioni sofferte,
adattatosi a malincuore a un oscuro incarico di contabile presso un notatio.
E' il buono per eccellenza,
fino all'ingenuità.
Spara molto bene,
ma non per uccidere,
solo per difendersi in situazioni estreme.
Per amore e per amicizia è sempre disposto a tutto,
anche se non viene ricambiato da chi è oggetto delle sue premure.
Il suo amico,
decisamente più ambiguo,
è Vittorio De Cesari,
un rampollo di famiglia nobile,
Tenente di Cavalleria e incarnazione dell' eroe insieme avventuroso e avventurista:
infatti Vittorio non ha alcun credo politico,
nè valore morale da rivendicare.
Per lui la guerra è solo un modo di mostrare il proprio coraggio nel modo più spericolato.
Non è d'altro canto un ufficiale rispettoso e obbediente: odia la burocrazia militare,
disobbedisce agli ordini,
disprezza la diplomazia.
Al contrario di Ugo,
ha sempre successo con le donne,
ma non ha alcuna considerazione per loro se non come passatempo per i momenti di ozio.
Il terzo personaggio è Matilde Sereni,
una giovane romana di famiglia molto ricca,
il cui salotto è ritrovo abituale di politici,
affaristi e società bene romana.
E' malata di nervi e sotto l'apparente ed eccitata allegria,
nasconde una grande fragilità
(anche psichica) e una profonda depressione.
Amata da Ugo,
si innamora perdutamente di Vittorio che non l'ama affatto.
Insomma è un personaggio drammatico,
come quello delle classiche eroine dell'opera lirica.
category: FuMeTTo - December 18, 2007 11:08 AM [edited: December 18, 2007 11:09 AM]
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Wednesday September 12, 2007
Milo Manara secondo Milo Manara
Dopo il liceo artistico, mi iscrissi alla Facoltà di Architettura di Venezia, ma la mia vocazione restava la pittura.
Erano gli anni che vanno genericamente sotto la sigla "68": gli anni della contestazione.
Contestazione che vissi in prima linea per quello che riguardava la Biennale d'Arte.
"No all'arte dei padroni".
In realtà, con quegli slogans si tendeva un po' confusamente a denunciare che le arti figurative stavano perdendo il loro ruolo sociale, restando solamente un affare per gli investitori, senza più alcuna incidenza sulla vera cultura popolare: al popolo non importava nulla dell'arte.
Effettivamente erano gli anni in cui ci si accorgeva che il ruolo sociale e la funzione culturale che un tempo erano appannaggio delle arti figurative (quando la pittura era l'unica fonte iconografica,
l'unico mezzo di auto-rappresentazione) erano stati ereditati dal cinema e dalla televisione.
Il cinema e la televisione avevano ormai soppiantato la pittura. Vero o no che fosse, un giovane pittore di belle speranze come mi sentivo io viveva la condizione un po' alienante di esercitare una professione senza contatti con il prossimo, senza un ruolo sociale, culturalmente del tutto superflua. Con queste premesse, era naturale che, appena scoperti i fumetti per adulti che proprio in quegli anni cominciavano ad apparire nelle edicole, comprendessi di aver trovato la mia strada. Il fumetto, che fino ad allora, nella sua connotazione infantile, non mi aveva mai interessato, mi sembrò l'unico mezzo per esercitare una professione socialmente appagante che mi permettesse di mettere a frutto le mie inclinazione figurative. Cominciai così a fare fumetti. Cominciai, come si conviene, dal basso, con piccoli fumetti di infima qualità che tuttavia offrirono la possibilità a me e a molti altri giovani di apprendere i rudimenti del mestiere. Poi incontrai i Maestri. Il primo fu Hugo Pratt, la persona cui devo di più, in assoluto.
La sua amicizia ed i suoi insegnamenti furono fondamentali e considero un alto onore di essere stato l'unico disegnatore per cui Hugo Pratt abbia scritto delle sceneggiature. Quindi incontrai Jean Giraud - Moebius, da cui imparai a disegnare. Per ultimo incontrai il Maestro dei Maestri: Federico Fellini. La riconoscenza e la gratitudine per questi Maestri è tale e tanta che non mi è possibile condensarla qui in poche parole. Resta il fatto che considero l'averli incontrati la vera fortuna della mia vita. Non ho annoverato tra i Maestri Andrea Pazienza, benché lo fosse e lo sia a tutti gli effetti. Ma per la sua giovane età e per la stupefacente naturalezza del suo talento, l'ho sempre considerato un fratello minore, da cui copiare di nascosto, per salvare almeno la faccia. Con l'eccezione di Moebius, gli altri sono morti e la loro scomparsa è una catastrofe di cui ancora per chissà quanto tempo pagheremo le conseguenze.
La vecchia ambizione di trovare possibilità sociali in cui esercitare la mia professione mi ha indotto a cercare continuamente altre attività, anche fuori dal fumetto: illustrazioni per libri o giornali, scenografie teatrali, manifesti eccetera. E quindi anche le enormi potenzialità dell'informatica. L'informatica è un universo in cui sto muovendo ancora i primi passi e che mi si rivela sempre più' affascinante, anche se non credo segnerà la fine della carta stampata. Non sono mezzi alternativi. Sono mezzi dalle caratteristiche molto differenti e devono essere sfruttati per le loro potenzialità , evitando di trasferire un identico contenuto dall'uno all'altro, senza tener conto delle rispettive specificità. Una di queste specificità, ad esempio, è l'interattività: valore preziosissimo ed in certi casi irrinunciabile, assai affascinante per le vertiginose possibilità che dischiude, ma può succedere che di fronte ad un Picasso si abbia semplicemente voglia di guardarselo, così, come l'ha fatto lui, senza necessariamente metterci le mani.
Articolo tratto da Mediamente
eNZo CoRReNTi e MiLo MaNaRa
SaN SaNo DeL CHiaNTi (Si), 9 SeTTeMBRe 2007
"RANA D'ORO 2007" 40° ANNIVERSARIO
XXXVI° edizione 7-8-9 settembre 2007
foto di Maya Lopez Muro
category: FuMeTTo - September 12, 2007 02:52 PM [edited: September 12, 2007 02:54 PM]
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Friday March 2, 2007
KEN PARKER è un personaggio dei fumetti western creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. La prima uscita dell'albo omonimo nelle edicole italiane è del 1977 con il primo episodio intitolato Lungo fucile.
Le vicissitudini editoriali causarono la chiusura della serie regolare (Cepim, ora Sergio Bonelli Editore) al numero 59. Successivamente la serie ha avuto una coda su uno specifico magazine (Orient Express), sempre della Bonelli, e su varie riviste. L'albo ha avuto varie ristampe, una delle quali Ken Parker Serie Oro, e successivamente è uscita una nuova collana con avventure inedite chiamata Ken Parker Magazine autoprodotta dallo stesso Berardi e successivamente rilevata sempre da Bonelli che ha anche pubblicato quattro speciali semestrali con racconti inediti (l' ultimo è uscito nel gennaio 1998). Attualmente la Panini Comics sta pubblicando per le edicole la ristampa Ken Parker Collection filologicamente accurata, iniziata nel 2003. Nel 2004 la casa editrice modenese ha anche avviato un progetto parallelo per le librerie con lussuosi volumi nel classico formato originale (non per la foliazione), intitolato Ken Parker Collection Deluxe. Ai suoi disegni si alternano diversi personaggi importanti del fumetto italiano oltre a Milazzo. Vanno citati perciò Giorgio Trevisan, Giancarlo Alessandrini, Bruno Marraffa, Carlo Ambrosini, Sergio Tarquinio e alla sceneggiatura la partecipazione di Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi.
Eroe poetico, con pregi e difetti molto umani, Ken Parker rappresenta uno dei punti più alti del fumetto in Italia e ha accompagnato nella crescita un'intera generazione, affrontando temi adulti, mai prima toccati, soprattutto da un western (che, per Ken Parker, era e resta uno sfondo): omosessualità, razzismo, politica, ecologia, emarginazione, ecc.
Un aspetto particolare di questo personaggio è che Ken Parker non è un personaggio cristalizzato, sempre uguale a sé stesso, rigidamente coerente e che mai invecchia. È anzi un uomo a tutto tondo, che modifica le proprie idee in seguito alle esperienze che vive, è immerso in un preciso momento storico e il tempo passa anche per lui. Conosciamo la sua data di nascita ed in ogni momento è possibile (attraverso riferimenti storici) calcolare, in modo sufficientemente preciso, la sua età. Ogni albo presenta in sé momenti di crescita, anche se, in alcuni, tale evoluzione tocca degli apici, come in Uomini, bestie ed eroi, Milady, Adah, Sciopero!.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
category: FuMeTTo - March 2, 2007 02:39 PM [edited: March 4, 2007 01:25 AM]
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