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"Robert Lenkiewicz"

Arte su Internet - Aperto da: Giuseppe - 07.07.2013 08:49
post visto 8527 volte
#253034 22.07.2013 09:45
per fortuna i gusti sono gusti..ed ognuno ha i suoi,non c'è nulla di male...anzi
#253035 22.07.2013 17:37
Non è bello ciò che è bello e tanto va la gatta al lardo e chi non risica... OK, ci siamo capìti ;)
#253036 22.07.2013 18:29
Pur non commentando ho seguito la discussione nata dall'intervento di Tattarletti, dove si parla di nuovo realismo.
A questo punto vorrei dire che, pur non avendo letto il libro in questione, ma immagino si tratti di Bentornata Realtà. Il nuovo realismo in discussione, Einaudi Editore, uscito l'anno scorso. Ho letto, a suo tempo, l'interessante articolo pubblicato su Repubblica a firma dello stesso Ferraris, più una risposta allo stesso, non ricordo se sul Corriere o sulla stessa Repubblica.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/08/il-ritorno-al-pensiero-forte.html

Mi sembra chiaro che sia difficile, se non inutile, parlare di qualcosa che sia sconosciuto ai più, quindi dobbiamo ripiegare su considerazioni legate al senso comune e magari a un minimo di informazione nel campo delle riflessioni legate a questo argomento.
Questo perchè dovremmo contestualizzare la discussione filosofica di Ferraris all'interno del percorso filosofico-sociologico degli ultimi trent'anni, in particolare al pensiero definito post-moderno e alla sua declinazione italiana, denominata Pensiero debole, proposta da filosofi come Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti.
Ma lasciamo perdere, e ripieghiamo pure sul senso comune.
La mia impressione è che tu confonda la realtà con l'idea di realtà. Voglio dire: è chiaro che un sasso rimarrà un sasso per tutti, al di là della nostra concezione di sasso, e che un dito che si scotta su una fiamma è una realtà tangibile e incontrovertibile.
Ma questo non lo negavano nemmeno i filosofi di due secoli fa, nè tantomeno i fautori del pensiero debole.
Il problema del relativismo che tu sottolinei non riguarda tanto il fatto in sè, quanto semmai, il senso che noi diamo a un fatto (ammesso che riusciamo a cogliere la realtà del fatto stesso). Il relativismo sta proprio lì.
Per chiarirmi cercherò di portare altri esempi.
Pensiamo alla malattia, o alla vecchiaia: si tratta di fatti reali incontrovertibili, assoluti.
Ma è la nostra costruzione ideale, mentale, filosofica, che stabilisce un valore piuttosto che un altro a questo genere di fatti, e conseguentemente un codice di comportamento sociale fino ad arrivare a un mercato costituito da oggetti più disparati in relazione a questo fatto.
La cultura americana - e per estensione, occidentale -tende a rinnegare, nascondere, camuffare il deterioramento fisiologico. Quindi nascono tutta una serie di abitudini, dalla condanna al tabagismo al fitness, dall'health food fino alla chirurgia plastica.
Ma la realtà della vecchiaia non smette di esistere.
Si parlava di una piccola ustione generata dall'esposizione a una fiamma. Ok, nessun filosofo la metterà in discussione.
Ma la nostra valutazione-reazione a questo fatto diventerà significativa, non tanto il fatto di per sè.
Una cultura legata al perfezionismo cosmetico-estetico tenderà a camuffarla, in quanto increscioso incidente che va a turbare una sorta di ordine-piacevolezza estetica. Quindi si andrà di cerotti siliconati il meno visibili possibile, creme anti-arrossamento, fino alla sostituzione del tessuto compromesso con un altro nuovo di zecca.
Al contrario, in una cultura legata al duro lavoro, che - per ipotesi - consideri ogni ferita, segno del tempo, come una sorta di vanto, in quanto rispecchia l'aver fatto un'attività legata alla fatica, allo sforzo, al rischio, alla dedizione, al coraggio, questa ustione verrà sfoggiata con orgoglio.
Oggi abbiamo censurato le cicatrici pur ritrovandole, orgogliosamente sfoggiate, nell'esibizione di tatuaggi.

E' per questo che io reputo ancora, e oggi più di trent'anni fa, illuminante la prospettiva relativistica, che non intende negare la realtà, ma che ne rileva la sostanziale manipolabilità.

Mi rendo conto di aver fatto un discorso un pò confuso, ma ho scritto di getto.
Magari cercherò di mettere più a fuoco il mio pensiero nel corso di eventuali altri interventi.
#253037 22.07.2013 19:45
Che cos'è il relativismo? In generale,è la concezione secondo la quale ogni credenza su un dato argomento,anzi su qualsiasi argomento, è valida quanto ogni altra. Un uomo che si autodefinisce assolutamente relativista si sentirebbe rispondere come Socrate rispose a Protagora (nel 'Teeteto'): i suoi discorsi sono continui paradossi in cui inciampa,e le sue oscillazioni di pensiero finirebbero per giustificare o meglio sostenere forme atroci di violenza,di oppressione ...di molte culture. Tant'è che oggi nel relativismo si parla di un relativismo auto-relativista( per cercarvi delle sfumature che lo rendono idoneo per un giusto e tranquillo modo di vivere sociale): un uomo forte della propria opinione-verità in mezzo a tante altre verità tutte valide e relativamente comunicabili.Eppure appare un uomo che non si reputa neanche capace di cercare la verità
#253038 22.07.2013 20:05
le sue oscillazioni di pensiero finirebbero per giustificare o meglio sostenere forme atroci di violenza,di oppressione ...di molte culture.

Capisco il tuo punto di vista, ma non ne condivido il contenuto.
Storicamente è accaduto, e continua ad accadere, l'esatto contrario.
Non è il relativismo ma il suo opposto, cioè il ritenere di essere i depositari di una verità assoluta, basata sulla 'realtà' dei fatti, ad aver generato e continuare a generare orrori.
Non è il relativismo a mantenere in uso l'asportazione del clitoride in molti paesi dell'Africa, che semmai è osteggiato a livello internazionale da associazioni 'relativiste'.
Non è il relativismo a giustificare o sfruttamento degli extracomunitari, il libero mercato, la guerra in Iraq, il burka in Afghanistan, l'impoverimento culturale in Italia.

Non credo neppure sia il relativismo a mantenere uno spiacevole status quo, guerre, sfruttamento, violenza, quanto piuttosto gli interessi dei grandi poteri internazionali.
#253039 22.07.2013 20:14
Alessandro ,ma tu non sei 'relativista'. Le associazioni umanitarie di cui parli e che definisci 'relativiste' non possono esserle per il semplice fatto che per qualcosa di nuovo a loro modo lottano. C'è una divergenza o confusione di significato che si abbina a 'relativismo'. Forse, perché si reputa il relativismo come l'ultima roccaforte del significato di libertà
#253040 22.07.2013 20:59
Le associazioni umanitarie di cui parli e che definisci 'relativiste' non possono esserle per il semplice fatto che per qualcosa di nuovo a loro modo lottano.

condivido e aggiungo che queste associazioni usano pensieri 'forti' ma perchè sono costrette a farlo...pena l'invalidità delle istanze per cui lottano
#253069 25.07.2013 12:35
Alessandro, da tutto il tuo discorso e dagli esempi pertinenti che fai si deduce sostanzialmente questo, che proprio tu scrivi :

io reputo ancora, e oggi più di trent'anni fa, illuminante la prospettiva relativistica, che non intende negare la realtà, ma che ne rileva la sostanziale manipolabilità

In due tempi ti risponde dersa:

Eppure appare un uomo che non si reputa neanche capace di cercare la verità

Forse, perché si reputa il relativismo come l'ultima roccaforte del significato di libertà


Il problema importante è che oggi, coi trent'anni alle spalle, anzi sulle spalle, siamo appiattiti ad accettare che il mondo è un caos liquido e posso citare la terminologia baumaniana perché il passaggio dal moderno al postmoderno ha comportato il passaggio dall’universalità al pluralismo istituzionalizzato, dall’omogeneità alla varietà, dalla chiarezza all’ambivalenza, dall’ordine alla coincidenza e così via.
E tutto questo pare naturale/reale, accettabile e infine tollerabile.
Ancora: a te pare piacevole sapere che la realtà è manipolabile ma non credo che sapere d'essere continuamente esposti all'incertezza renda liberi né felici.
Oppure, miriamo più in basso, almeno fiduciosi nel futuro.
Il futuro della "filosofia" di cui discutiamo, non c'è, non esiste.
C'è un presente che cambia aspetto continuamente: credo che questo non si debba più tollerare/subire.
#253072 25.07.2013 23:50
secondo me nel segreto della propria stanzetta uno può essere pluralista,vario e ambivalente quanto gli pare, é consolatorio e anche affascinante ma non serve alla convivenza democratica.
che fa un po' ridere il democratico ma almeno in linea teorica è cosìsmile
#253076 26.07.2013 09:29
Non serve al futuro dei giovani. Mi pare che gli adulti di oggi stanno facendo un disastro di quelli irreparabili.
Ma mi sposto altrove per fare un esempio.
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