Login
pagina 1 di 1

"Come se sapessimo"

Arte su Internet - Aperto da: Lorenzo - 17.06.2014 19:23
post visto 4097 volte
#257906 17.06.2014 19:23

Su Wittgenstein oggi ho letto un articolo che mi ha colpito, mi ha fatto sorridere e pensare al tempo stesso ed ho pensato così di condividerlo anche qui con voi :)

C’è una riflessione interessante e molto vera di Karl Taro Greenfeld sul New York Times, un pezzo uscito domenica. Spiega una cosa che è familiare a tutti, l’attitudine a crearsi delle opinioni e sentirsi e dirsi informati a partire da quel che leggiamo sui social network, senza aver davvero letto visto le cose di cui si parla: libri, articoli, film, puntate di serie tv, notizie stesse. Basiamo la nostra conoscenza delle cose su tweet e post di Facebook che riferiscono o commentano quelle cose, e l’autore dice di aver partecipato a conversazioni sul video di Solange Knowles senza averlo visto, sul nuovo Papa senza averlo mai sentito parlare, su libri che non ha letto, eccetera. Non per impostura, ma perché i commenti relativi a quelle cose hanno sostituito le cose. E per esempio, già da tempo su Twitter anche qui si è constatato come si possano seguire dei programmi televisivi senza guardarli, solo leggendo i tweet (io so tutto di Ballarò, dell’altra sera, ma avevo la tv spenta: o almeno penso di sapere tutto).

Fingere di sapere tanto senza davvero sapere niente non è mai stato facile come oggi. Viviamo una pressione costante sul saperne a sufficienza, in ogni momento, per paura che si riveli la nostra ignoranza. Per poter sopravvivere a un viaggio in ascensore, a una riunione di lavoro, a una sosta alla macchina del caffè, a un aperitivo, per poter postare, chattare, commentare, messaggiare, come se avessimo visto, letto, ascoltato. Quello a cui teniamo, sommersi da petabyte di dati, non è necessariamente avere consumato in prima persona questi contenuti ma soltanto sapere che esistono, e averne un’opinione, essere in grado di partecipare alla conversazione su di essi. Ci avviciniamo pericolosamente a costruire un pastiche di conoscenza che è in effetti un nuovo modello di ignoranza.

Greenfeld racconta la divertente storia del pesce d’aprile del sito di NPR, che ha pubblicato un articolo intitolato “Perché gli americani non leggono più?“: il testo, per chi cliccava sul link, spiegava che era uno scherzo perché “abbiamo spesso la sensazione che alcuni commentatori parlino dei nostri articoli senza averli letti”. E in effetti sui social network il tema del titolo è stato assai discusso, contestato, commentato: con risposte indignate di “lettori” che dicevano “non è vero, io leggo”, e altre che lo condividevano consigliando “leggete questo articolo”.
Secondo una ricerca, 6 americani su 10 leggono solo il titolo di un articolo (questo tra l’altro genera tutta una questione accessoria sulla confezione dei titoli e la loro aderenza al contenuto, questione in Italia rilevantissima). E come segnala un esperto di traffico online, e come sa chiunque si occupi di contenuti online, la relazione tra condivisioni ed effettive fruizioni di un contenuto è spesso assai vaga. Si condivide in gran parte dei casi un titolo o un tweet, piuttosto che un effettivo contenuto di quel link.

Ogni volta che qualcuno, in qualunque contesto, cita qualcosa, dobbiamo fingere di saperne qualcosa. Le informazioni sono diventate la nostra moneta (e letteralmente nel caso di Bitcoin, un tipico esempio di qualcosa di cui tutti parlano ma nessuno sembra aver capito cosa sia).

Il nostro canone culturale sta diventando definito da cosa riceve il maggior numero di click.
Chi decide cosa sappiamo, che opinioni abbiamo, che idee stiamo riproponendo come nostre? Apparentemente, algoritmi, strumenti matematici complessi su cui Google, Facebook, Twitter si basano per determinare quello che leggiamo, vediamo, compriamo.

Gli scambi di opinioni, quindi, dice Greenfeld, sono diventate in sostanza il confronto delle rispettive timeline. E le opinioni che abbiamo – che ovviamente sono sempre derivate da idee di altri, letture, raccolta e confronto di informazioni – non sappiamo più da dove vengono. Abbiamo letto qualcosa, ne abbiamo sentito parlare. “Mi è passato davanti”, dico io frequentemente: formula contemporanea propria di tutto questo. Un grande ritorno di attualità del Bignami: non ho letto la cosa vera, dei brandelli messi insieme da qualcuno. Non so neanche cosa ci sia sulla copertina, come col Bignami (a meno che qualcuno abbia twittato sulla copertina).

Così eccoci qui, che remiamo disperatamente in questa inondazione di informazione, facendo commenti su meme di cultura pop, perché ammettere di essere rimasti indietro, che non sappiamo di cosa stanno parlando tutti, che non abbiamo niente da dire su ogni notifica che passa sullo schermo, è come essere morti.

A completamento e condivisione, una cosa scritta qui cinque anni fa.

In questi anni di maggior accesso per tutti alle possibilità di affermazione pubblica di sé, e di più dura competizione per ottenerla, si sono date man forte due attitudini che hanno esaltato e accresciuto le nostre vanità. Una è l’uso del sapere e delle informazioni – in vari modi e contesti – per guadagnare credibilità, farsi notare, ottenere riconoscimento pubblico e illusioni di piccoli successi. In molti modi e in diverse misure ci infiliamo quasi tutti, ogni giorno, nella parte di quello che sa una cosa, che la dice per primo, che l’aveva notata per primo, che non si fa fregare da quel che credono tutti o che si dice in giro. Saperla lunga è diventato un modo per «esistere», per relazionarsi con gli altri, per competere, e per vincere. Forse siamo già a una tappa successiva, in cui l’esibizione di sapere è un tic incontrollabile che sbaraglia persino il timore di farsi invece malvolere e disistimare a causa di quell’esibizione. Non riusciamo a trattenerci. Pensiamo che l’umiltà sia diventata troppo invisibile nel casino generale per poter essere notata e diventare notevole: e quindi ci sentiamo costretti a esibire noi stessi, perché altrimenti tutta la nostra sapienza e le nostre qualità non le noterebbe nessuno.

#257908 17.06.2014 19:43

Sono tutte cose piuttosto ovvie.....e si possono annoverare nel concetto di "decadenza"

#257916 18.06.2014 14:25

Le risposte allo "scherzo" del network americano sono state anche abbastanza piccate, saranno anche cose ovvie e da annoverare nel concetto di decadenza, ma solo fin quando non si percepisce di farne parte.

Non è solo un discorso sul fatto che si legga poco o che le opinioni vengon formate nelle persone in base ad una miriade di preconcetti e poche idee, voleva essere un discorso di più ampio respiro.

Se facciamo considerazioni sui social network ad esempio, solo da pochi anni sono entrati nella vita comune delle persone, facebook ha appena festeggiato i 10 anni, ma in italia è di fatto stato "assaltato" solo nel 2009.

In 5 anni ha ribaltato il modo di informarsi nel web, un modo più popolare, meno preconfezionato,  ma troppo spesso molto poco curato.

Trovi titoli eclatanti o petizioni contro il massacro delle foche verdi indonesiane con milioni di condivisioni di un articolo scritto su siti di bassissimo profilo e di attendibilità comunque spesso molto molto dubbia.

Insomma sul web si trova tutto, se uno vuole trovare qualcuno che sostenga che mangiare tanto fa dimagrire, se cerca trova anche quello, il che ci riporta al discorso dei preconcetti.

viviamo in un mondo con pochissime idee e moltissimi preconcetti, il tutto immerso in una costellazione di favole :)

#257920 18.06.2014 16:17

Ciao.

viviamo in un mondo con pochissime idee e moltissimi preconcetti, il tutto immerso in una costellazione di favole :)

E' la modalità del mettersi in sicurezza con l'annientamento della creatività . Ci si pone a norma preferendo l'azione in entrata ,e l'unica uscita è data dal trasgredire,che non è creatività. Si preferisce l'istante e non il tempo o la memoria... Davvero il riassunto di ciò dicesi  "decadenza"

#257967 27.06.2014 13:42

Web o non web...nella vita reale di tutti giorni, nella "normale società",  sinceramente... non ho riscontrato alcun cambiamento sotto l'aspetto  di crescita culturale (vista come appagamento del desiderio di conoscere, scoprire, imparare...non nel senso di fare i saputelli)...Gli argomenti di dialogo quotidiano sono rimasti tali:pettegolezzi sul "territorio", pettegolezzi/gossip oltre l'orizzonte, il tempo,  le ricette, gli abiti, il calcio.

Ecco, grazie al web, vengo giornalmente obbligata a ascoltare le previsioni dei  prossimi 10 gg. seguito da commentario ammuffito.

Ho smesso di entrare in fb, che (per la maggior parte di ciò che vedo) continua ad assomigliare ad un diario di teen ager molto teen e per quanto riguarda twitter..mi basta sapere che ogni barlume di pensiero viene sfacciatamente twittato senza una benchè minima, misera ponderazione circa la sua consistenza, il valore e le eventuali conseguenze.

A me sembra che tra il "Comarò' " tra donne sedute davanti all'uscio e le discussioni da Bar sport....veramente non sia cambiato molto, .si è solamente ampliato lo spazio.

Certo su internet trovi chi sostiene che mangiare tanto fa dimagrire e chi sostiene che la miglior dieta è astenersi dal mangiare.

Il web ti consegna  risorse ed opportunità di conoscenza enormi, impensabili. Il problema non è il web.

E' l'utente che non mostra desiderio di andare oltre nel conoscere.

Dalle mie parti l'unica variazione che ho riscontrato è che l'ignoranza si è fatta "saccente".

Mi auguro che dalle vostre parti la situazione sia diversa e soprattutto migliore.

 

#257974 04.07.2014 23:44

http://www.youtube.com/watch?v=LgV2JnJLr_k&feature=kp

e cambiato tutto in un tempo piccolo...

ho letto un sacco di poesia su equi ..

ho incrociato per un attimo tantissima gente bella,,

ho riso sui forum molte sere...

ma non cambio il web con la mia ignoranza..

altrimenti non ci stupiamo più..

una bambina andando su per le scale di un condominio guardava la mia pancia ,e io subito le ho detto che avevo mangiato la luna..e lei senza scomporsi più di tanto mi rispose con gli occhioni spalancati..ti faraa maleee!! ahah

 

Visto che la battutta della luna era buona l'altra settimana la ho rifatta ad un altra bambina,e quando gli ho detto che ho mangiato la luna ...lei ha guardato in alto...ha fatto un sorriso meraviglioso e sognante e mi ha detto pero le stelline ci sono ancora..

politica editoriale note legali FAQ chi siamo pubblicizzati servizi

Copyright © 2013 EQUILIBRIARTE All Rights Reserved