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"aforisma della settimana"

Arte Contemporanea - Aperto da: Alessandro - 11.03.2017 14:02
post visto 222 volte
#265299 11.03.2017 14:02

L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati.
L. Longanesi

 

pero' anchezr

 

 

Chiamiamo artisti non solamente i creatori, ma anche coloro che godono dell’arte, che sono cioè capaci di rivivere e valutare con i propri sensi ricettivi le creazioni artistiche.
G. Klimt

#265328 16.03.2017 13:40
Concordo
#265329 16.03.2017 14:33

Sul primo aforisma non c'e' dubbio alcuno!

Il secondo invece non mi trova del tutto d'accordo, anzi quasi affatto.
Mi sembra piu' una frase di effetto che altro, un'immagine romantica dell'arte.

Non sono d'accordo sul fatto che si chiamano artisti coloro che godono dell'arte, come non sono d'accordo sulla parola "rivivere".

Avere davanti Amore e Psiche di Canova e godere di quest'opera mi rende un artista? mmhh ho i miei dubbi.
Tra l'altro sfido un comunissimo uomo che gode dell'arte ad identificarsi tale.
Coloro che godono dell'arte sono degli spettatori che attraverso la loro sensibilita' vivono l'esperienza di avere un'opera d'arte di fronte. Ma tra lo spettatore e l'artista c'e' un mondo di differenza, ed e' giusto che sia cosi'
Se la mia conoscenza mi permette di conoscere a fondo un'epoca, uno stile, un artista o il pezzo in questione, io avro' ancora di piu' la possibilita' di godere dell'arte, ma questo fatto mi rendera' uno studioso, uno storico, un appassionato.

Se vado ad un concerto di un pianista e godo della sua celestiale musica non divento di certo un musicista.
Godo della sua musica, in sostanza vivo, esprimo delle emozioni. Se poi queste emozioni sono supportate dalla conoscenza, la mia esperienza sara' ancora piu' profonda, travolgente....ma arrivero' ad un limite.

Non sono neanche d'accordo col termine di "rivivere", che secondo me dovrebbe essere "vivere".
Nessuno rivive l'esperienza di un altro, e nel caso del contesto artistico, nessuno rivive - perche' non conosce - l'esperienza dell'artista, non sente - perche' non e' il suo - il mondo interiore del creatore, le sue emozioni, i suoi desideri, le sue speranze, al momento della creazione.

Ovviamente e' una frase che va presa per quello che e', ne capisco il senso generale, ma volendo andare nel dettaglio credo che sia e rimanga una frase "carina", che ha un certo ascendente, che in qualche modo idealizza l'arte, ma a mio avviso non piu' di quello.

#265345 17.03.2017 08:47
L'arte per me è l'espressione di un'emozione. Indipendentemente da quanto essa sia ricca o povera.
#265348 17.03.2017 10:48

Io credo che l'arte debba essere applicata, altrimenti e' arte emozionarsi di fronte ad uno spettacolo naturale, ad un bel tramonto ad esempio.
Dal momento che non esiste opera piu' mirabile della natura, emozionarsi di fronte ad essa e' del tutto plausibile, ma si rimane sempre nel campo di colui che gode di qualcosa che ha di fronte.
Faccio estremamente fatica a concepire quella come arte, mentre mi risulta molto piu' comprensibile contemplare quell'uomo come "uomo sensibile", o piu' semplicemente "uomo che vive".

L'arte deve essere creazione di qualcosa, deve essere un uomo che di fronte alla materia - di qualsiasi genere - crei, non espressione di un'emozione scaturita dalla visione di un'opera d'arte altrui. Quella e' sensibilita', non arte.

Gli stessi grandi artisti del passato (come Rubens o Ingres) quando si trovavano davanti le opere di Raffaello erano semplicemente degli spettatori, non vivevano in quel momento la fase creativa in cui erano invece immersi in altri momenti della loro vita. In quel momento erano uomini che godevano dell'arte di qualcun'altro.
Magari si finisce con un gioco di parole, ma un artista non e' sempre tale nel corso della sua vita, lo e' quando crea, quando vive la fase dell'opera d'arte. Che poi la societa' lo consideri artista per tutto il corso della sua vita e' un altro discorso.

Descrivere cosa sia l'arte e' qualcosa che ritorna ciclicamente nei miei pensieri, e questo non e' un mio tentativo di mettere certi paletti all'arte, ma cercare di inquadrarla, ben sapendo che un valore oggettivo, indipendente dall'uomo, non puo' esserci.
 

#265349 17.03.2017 12:22

Grazie a Riccardo e a Maurizio per i vostri interventi.

Ho messo questi due aforismi insieme ma in un certo senso contrapposti per questo motivo:

si riferiscono entrambi ad un periodo storico abbastanza preciso, che e' l'inizio del secolo e per la storia dell'arte, il periodo dell'arte moderna (cronologicamente Klimt visse fra la fine dell'800 ed i primi anni del 900 mentre Longanesi nacque buoni 25 anni dopo il maestro viennese).

Longanesi fu un grande scrittore e giornalista, noto pero' per avere una cultura "visiva" assai sviluppata, tanto da tentare a piu' riprese una sintesi fra la narrazione letteraria e l'immagine.

Klimt lo conosciamo tutti, certamente un artista di meritata fama, pittore leader delle avanguardie viennesi.

La frase di Longanesi sembra in effetti fare riferimento  ad una concezione dell'arte piuttosto tradizionale con l'artista ben individuato a stagliarsi rispetto ad uno "sfondo"; Klimt invece allarga a dismisura il contenitore dell'arte e vi include molti soggetti inevitabilmente diversi. E' come se alla figura dell'artista ben delineata egli voglia invece aggiungere un aura, una sorta di contorno fatto di figure capaci di godere in maniera privilegiata dell'arte pur non essendo creatori d'arte.

Questo "contorno" Klimt lo vede piu' simile all'artista di tutti gli altri e quindi afferma la sua appartenenza all'arte. Longanesi invece e' di opinione nettamente contraria, anche egli riconosce che intorno all'artista creatore esiste un'insieme di soggetti diversi, ma li classifica come "coloro che rispondono all'appello senza essere chiamati" Insomma il primo un concetto inclusivo, il secondo invece esclusivo.

Il primo un concetto assai elitario pero'! Giacche l'artista creatore e' tale perche' appunto esistono altri "artisti" che sanno godere in speciale maniera di queste creazioni. Longanesi invece vede l'artista che e' (e quindi si staglia come figura) in quanto si realizza come creatore agli occhi di tutti, un concetto assai piu' sociale dell'arte.

Buffo che i due sembrano parlare, con i loro aforismi, l'uno dell'altro! Klimt fu certamente un artista di grande ed unica creativita' - e ne era ben conscio - pero' parla in fondo di Longanesi, volendolo accomunare a se nel gruppo degli artisti. Longanesi invece senza dubbio alcuno parla di Klimt quando identifica il suo prototipo di artista, uomo eletto dal talento unico, escludendo invece dal novero degli artisti proprio se stesso. Come non vedere infatti nell'aforisma di Longanesi un accenno autobiografico? Egli, pur essendo vicino e forse segretamente attratto dall'arte non si concesse il lusso di sentirsi "chiamato" dall'arte stessa e si dedico' invece al giornalismo letterario.

Si potrebbe anche concludere che Longanesi sembra padroneggiare assai meglio, con la sua frase, l'argomento; mentre Klimt grande nell'eprimere se stesso attraverso le immagini sia piu' in difficolta con l'uso della parola scritta. Eppure si parlava di aforismi, una breve frase tanto piu' efficace quanto nella sua brevita' riesce a catturare tanto significato...in fondo un arte anche questa dello scrivere aforismi.

Ma allora se pure scrivere aforismi e' un arte,  come puo' un atto artistico definire i contorni dell'arte stessa?ag

#265350 17.03.2017 14:21

Io personalmente mi trovo molto piu' in sintonia con il pensiero di Longanesi che di Klimt, anzi penso proprio che sia stato un grande atto di generosita' da parte di Klimt l'includere anche i "mortali" nel novero degli artisti!
Pero' ripeto mi sembra piu' un'astrazione la sua.
Chissa' poi se, vedendo il lavoro di certi artisti e colleghi, lo stesso Klimt non pensasse che molti di loro non avrebbero dovuto rispondere a quell'appello!

#265351 17.03.2017 14:29

Anche piu' maliziosamente:

chissa' se Klimt non facesse un tantino il filo ai ricchi compratori delle sue opere, sedicenti uomini di grande sensibilita' artistica.

Dal suo punto di vista andava benissimo che il suo portafoglio venisse ben rifornito e che il suo atelier fosse sempre ben frequentato da graziose donzelle che spesso provenivano da quei circoli di compratori.ag

 

Ma sono ovviamente solo supposizioni, potrebbero andar bene a malapena per un romanzo.

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