Monday June 25, 2012
Che si tratti di un quadro piuttosto che di una scultura, la protagonista è sempre e comunque la materia in ogni sua declinazione.
Piero Racchi crea le sue personalissime opere d’arte assemblando oggetti e materiali diversi, trasformandoli e reinventandoli; questa sua peculiarità nasce dal grande amore per la natura ma probabilmente ha anche radici lontane, forse da far risalire alla sua infanzia quando facendo di necessità virtù, si ingegnava a costruirsi giocattoli con ciò che trovava, con quel poco che il caso o il destino gli metteva a disposizione.
Quando nasce la passione per l'arte?
La passione per l’arte è sempre stata in me, ma ho iniziato a praticarla nel 1981, a trentatré anni. Prima di questa data lavoravo in fabbrica e nel frattempo suonavo la batteria in un gruppo. Siccome tutte le belle cose prima o poi finiscono, per vari motivi ho smesso di suonare, e per colmare questa bellissima passione non potevo fare altro che sostituirla con un’altra altrettanto bella che tenevo gelosamente nascosta nel cuore: l’Arte.
Nelle tue opere è ricorrente l’utilizzo di materiali diversi, da cosa è dettata questa scelta?
Come tutti i pittori s’iniziano a dipingere le cose più semplici. Avendo frequentato la scuola d’arte, la cosa più semplice per me era la grafica. Dopo aver fatto una personale di grafica, in cui immortalavo tutti i più begli scorci della mia città, sono passato a dipingere quadri surreali a olio. Di queste mie opere ero soddisfatto e insoddisfatto contemporaneamente perché, guardandole, mi dicevo: se non fosse perché c’è la mia firma, questi quadri potrebbe averli fatti chiunque, non mi riconosco! Infatti, dopo due o tre anni di questo genere pittorico, mi sono messo con impegno a sperimentare, inventare. Al contrario di molti artisti guardavo tutto quello che facevano gli altri pittori per non imparare da loro, per non assomigliargli, per cercare di avere una mia personalità, per riuscire a inserire nei miei lavori il mio D.N.A. Cercando di fare tuttavia delle opere razionali, comprensibili e piacevoli. Nell’arte è stato fatto di tutto, e riuscire a creare qualcosa di diverso è veramente impossibile. Qualsiasi cosa si faccia c’è se sempre qualcuno chi ti dice che hai copiato, o ti sei ispirato a un altro artista (per questo ho studiato gli altri pittori, proprio per non cadere in questa trappola). Devo confessare (sicuro di non peccare di presunzione) che, ora, quando guardo i miei quadri, non ci vedo nessun altro artista, e non ho ancora trovato qualcuno che mi abbia fatto un’osservazione opposta. Per arrivare a questo risultato mi sono dovuto appoggiare a materiali diversi: plastica, polistirolo, ingranaggi, tappi, spago, cortecce, radici, pigne, pistacchi, conchiglie, ecc.
L’ispirarsi ad un altro artista nella storia dell’arte è ricorrente (purtroppo anche scopiazzare, ma è un’altra cosa …), solitamente ci si rifà ad un grande maestro o a qualcuno che si ammira fortemente; vieni a sapere che c’è un artista che si ispira proprio a te: quale potrebbe essere la tua reazione?
Di primo acchito sono felice, perché vuol dire che qualcuno apprezza le mie opere. Riflettendoci però, considerando che non sono un pittore famoso, se qualcuno mi imita in qualche parte del pianeta in cui la mia arte è maggiormente apprezzata, c’è il rischio che sia lui a raccogliere i frutti della mia semina.
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category: interviste - June 25, 2012 10:01 AM [edited: June 25, 2012 11:24 AM]
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