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Andrea Vogler

Pubblicato da
Andrea Vogler
il 03 marzo 2018

Prigionieri dello zeitgeist III

L'immagine seppellita dalle immagini.

Allorché le spinte del mercato si fanno natura , il dominio si fa mondo, appare il carattere contemplativo del capitalismo perfettamente realizzato che già Marx vedeva come totalità in atto. Nella mercificazione totale del mondo la categoria dello spettacolare assorbe e integra ogni opposizione immanente,cattura ogni forma di resistenza. Anche la critica radicale non sfugge alla sua pervasività, privata di un reale impatto sul mondo essa diventa secondo Lukacs “apologia inconsapevole dell’esistente”. Ogni atto di rovesciamento è destinato al fallimento perché proveniente da un soggetto mutilato che accetta attivamente o passivamente un repertorio di immagini precostituite. Il rimbaudiano “cambiare il mondo” non è che un elemento di quella continua trasformazione dietro il quale si cela il perenne automovimento delle merci. In questo senso l’attività artistica non è che rifrazione della merce e delle sue infinite immagini, un dispositivo atto alla creazione e cattura di desideri. Già Debord si riferiva alla categoria dello spettacolare non semplicemente in termini mass-mediatici, ma in quanto contemplazione passiva di immagini. Il soggetto decide di riconoscersi nelle immagini dominanti, estraniandosi sempre più dalla sua essenza e dal suo reale desiderio. L’arte non vive perché il soggetto non vive. Essa partecipa semmai a quel processo di celebrazione quasi metafisica del valore di scambio, dell’ oggettivazione del lavoro in merci. Nel momento in cui viene celebrata essa si nega in quanto possibilità di un linguaggio comune , di un dialogo autentico tra soggetti non estraniati. Il riconoscimento di un artista misura il livello di adesione al sistema di valori dominanti che ha come nucleo generatore il mercato e le sue leggi. In un tal panorama può sopravvivere solo un’arte senza immagini, un ossimoro vivete che ognuno è chiamato ad incarnare , una condizione del soggetto perennemente sospeso tra realizzazione e caduta, fatta di spinte interiori, di movimenti sommersi, nascosta eppure viva che intreccia dilettantismo e dedizione, consapevolezza e utopia . Essa è quel pensare continuamente” l’altro” in forma mai vittoriosa ne definitiva, ascolto continuo, incessante, che non è certezza ne possesso, ma verità in cammino.

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