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Antonio Cavotta

Artista - iscritto il 9 giu 2017

Luogo: Via di Montecarlo 49 - Pescia - (PT) IT

Sito web - http://pinxit.portfoliobox.net

Bio

Antonio Cavotta è nato a Nocera Inferiore (SA),  si è diplomato al Liceo Artistico di Salerno e all'Accademia di Belle Arti di Napoli.La sua attività inizia nella metà degli anni 80 con la partecipazione a mostre personali e collettive allestite in tutta Italia. Vive e lavora a Pescia (PT) dove è titolare della cattedra di Arte della Fotografia e della Grafica pubblicitaria

Recensioni
...la linea di contorno, invece di mediare il rapporto tra figura e fondo diventa incisiva, quasi a scavare in profondità le carni. Alla linea curva, di dimensioni volumetrica si sostituisce una linea angolosa a schematizzare e rendere duro l'impatto con il reale.

Prof. Danila Simoni


Le stesure rapide di colori riportati sulla tela con sicurezza e carattere, fanno di Antonio Cavotta un artista valido e in grado di rappresentare un settore del figurativo da sempre esplorato dai grandi maestri della pittura, come nel caso della neofigurazione.

Prof. Mario Lanzione

...sono opere siderali, silenziose profondamente concentrate in se stesse nell'assenza di una giustificazione o di una plausibile necessità di esistere.
Se ci pensiamo bene, ci assomigliano, sono le immagini speculari della nostra solitudine condominiale, di sospesi sradicati.
Ma l'intento dell'artista, immagino non può essere solo quello si specchiare la nostra dolorosa afasia, visto che i corpi nella loro centralità all'interno della prigionia per linee pastello o per macchie appena accennate per non coinvolgere tutta la superficie dei quadro (che altrimenti, non ci sarebbe inclusione, ma fuga oltre le misure geometriche) guardano sempre di profilo alla ricerca del gesto creativo liberatorio o di altri interni surreali.


Prof. Daniele Luti

...L'artista non decontestualizza personaggi e fatti, anzi attraverso il suo figurativo mette in luce le ombre ed i mali di un'era priva di verità, agglutinando anche il colore, che man mano arriva a sostituire perfino la forma.
Il fruitore, a volte è tentato di procedere rabdomanticamente, quasi in cerca di quell'invisibile filone esistenziale iniziale, che in alcune opere può sembrare spezzato. Solo una stasi catartica, quella che l'artista intende offrire, per permettere un ripiegamento su se stessi.
Insomma, virtualmente, in un continuo scambio prospettico tra immanente e trascendente, essere ed apparire, Cavotta declina il segno, che finisce per imporsi da sè e per preconizzare anche i mali di un'epoca spesso asfitticamente prigioniera di idoli precostituiti.


Rita Occidente Lupo


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