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Gennaro Cilento

Artista - iscritto il 19 mag 2005

Luogo: Napoli - (NA) IT

Email - gennarocilento75@libero.it

Bio

Gennaro Cilento was born in Naples in 1975
He graduated in 1995 at Art Institute Filippo Palizzi in Naples (Art of printing section), and in 1999 he graduated in painting at Academy of Fine Arts in Naples.


Awards:
2011: Special Prize Rome Foundation  at “Talent Prize 2011 “  IV Edition, Visual Art Prize  Guido Talarico Editor.


Some professional artistic experiences:
1999: Scenography, sculptures and permanent installations for Naples Art company c/o Camden Lock Market, London (UK).  1996: Framework of scene for the comedy “ The monk in the bed” ( directed by Marco Kretzmer), Sannazzaro Theatre, Naples.


Individual exhibitions:
2014: “Transfer”,  Salvatore Serio Art Gallery, Naples.  2012:  “Olympic Games London /Naples 3012” , NY1artGalleryNYBA, London (UK), edited by Pietro Franesi, NYBA director, New York Biennal Art; “Ncapa sempe coppole, ‘e piere sempe zuoccole…” , Salvatore Serio Art Gallery, Naples, edited by Pietro Franesi, NYBA director, New York Biennal Art.  2009: “S.O.S.” , Diapason Art Gallery, Naples.  2005: “Eclipse”, Salvatore Serio Art Gallery, Naples, edited by Gerardo Pedicini.  2000: “Un buco nell’arte”, Santa Sofia Center, Naples, edited by Carlo Roberto Sciascia, Maurizio Vitiello.


Collective exhibitions:
2013: “Buongiorno, Italia – Incontrarti 2013” , Prize Vasto proposals, Aragon Palace stables, Vasto (CH), edited by Daniela Madonna, artistic direction Bruno Scafetta;  “Vote Art”, CAM Casoria Contemporary Art Museum, Casoria (NA).  2011: “Talent Prize 2011” , IV Edition, Visual Art Prize Guido Talarico Editor, Central Museum Montemartini , Rome (Special Prize Rome Foundation);   “Interiora…”  II Edition of Horror independent Festival, Brancaleone, Rome, edited by Didi Ferri and Cultural Association Impulsi; “IV Biennal Young Artists of Campania” , Paolo Colosimo Institute, Naples, edited by Tania Merenda, Marco Di Capua, Academy of Fine Arts of Naples.  2008: “Multi Media Show of Contemporary Art”, III Sardegna Fair Art ( in collaboration with Flash Art Magazine ), Ex Carceri, Castiadas (CA), edited by Mario Cossu.  2006: “Solid’Arte” , Genovese Palace, Salerno, edited by Gerardo Pedicini;  “Sotto/Sopra”,  Pagea Art Gallery, Angri (SA), edited by Gerardo Pedicini.  2005: “Yoksullukvesanat – Poverty and Art – I International Biennal of Art of Grameen” , Microcredito Turkey, Ankara (TR);   “Solid’Arte”, Casina Pompeiana, Naples, edited by Gerardo Pedicini;  “Immagina, VII Exhibition Mercato”, Reggio Emilia’s fairs (present with Salvatore Serio Art Gallery, Naples).  2004: “Immagina, VI Exhibition Mercato”,  Reggio Emilia’s fairs (present with Salvatore Serio Art Gallery, Naples);  “I Biennal of Art Young Artists of Campania” , Statal Institut of Art Filippo Palizzi, Naples, edited by Massimo Bignardi, Giorgio Di Genova, Carlo Fabrizio Carli, Ugo Piscopo, Ciro Ruju.  2003: “Contemporanea”, Salvatore Serio Art Gallery, Naples. 2000: “Mediterraneo…”,  Historic  Archaeological Museum, town of Ponza (LT), edited by Gerardo Pedicini. 1999: “In-Visible”,  De Nicola Institute, Agerola (SA), edited by Franco Cipriano.


 

 

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...I quadri di Gennaro Cilento proiettano senza filtri né eufemismi nell'angosciante realtà dell'inquinamento e dello smaltimento dei rifiuti, che nonostante gli accordi internazionali per il rispetto dell'ambiente continua ad essere una tetra protagonista negli scenari vitali dei cosidetti paesi evoluti, Italia compresa.
Quella che l'artista definisce una "blasfema fluorescenza" fagocita il ricordo dell'aria pura e dei cieli cristallini, avvolgendo le sagome di ciminiere minacciose e cassonetti bulimici. Teschi silenziosi sono la cifra di un attualissimo memento mori lanciato agli adulti di oggi, affinché riflettano sull'asfittica eredità che stanno preparando per le nuove generazioni e le tutelino...

(dal catalogo della mostra "Buongiorno, Italia", IncontrArti 2013, Le Proposte del Premio Vasto, Scuderie Palazzo Aragona, Vasto (CH), testo critico Daniela Madonna)
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Transfer personale di Gennaro Cilento
7/14 novembre 2014
Galleria d‟Arte Salvatore Serio,Napoli
Foto evento Enig Russo MazeArt. Altre foto: Silvio Frigerio, Gianluigi Gargiulo
La Galleria d‟Arte Salvatore Serio presenta la personale del pittore napoletano Gennaro Cilento.
Gennaro Cilento con la mostra "Transfer" ci accompagna in un mondo in cui forme meccaniche, tentacolari elementi cibernetici , cavi di "fibre ottiche" generano un "trait d'union" tra la materia e l'elemento artificiale dove il leitmotiv del percorso è la visione distorta ed allucinata della realtà. Le figure e le macchine sembrano nutrirsi di una linfa non naturale dagli stessi apparati tubolari che le generano, le rivestono e le mutano allo stesso tempo. I paesaggi sono costituiti di sporcizia e ciminiere industriali che rigurgitano veleni tossici creando un'asfissia visiva. Gli interni caratterizzati da WC tendono ad inghiottire il fruitore in una spirale vorticosa di
colori ipnotici.

"Transfer" il progresso va oltre le apparenze ... dal quotidiano "IL MATTINO" (articolo di Daniela Ricci) del 16 novembre 2014
Forme meccaniche, tentacolari elementi cibernetici, cavi di fibre ottiche, sono alcuni degli "ingredienti" delle ultime opere di Gennaro Cilento, che con la mostra in corso alla Galleria d'arte Salvatore Serio in via Oberdan 8, intitolata "Transfer" accompagna i visitatori in un mondo tra la materia e l'artificiale dove il leitmotive è la visione distorta e allucinata della realtà. I paesaggi sulle tele sono costituiti di sporcizie e ciminiere industriali che rigurgitano veleni tossici, creando un asfissia visiva. Gli interni caratterizzati da wc tendono ad inghiottire il fruitore in una spirale vorticosa di colori ipnotici. Cilento descrive con il suo lavoro un mondo fatto di oggetti animati da una specie di panteismo che impone loro una perpetua traballante metamorfosi all'insegna di un cannibalismo tecnologico che coniuga la macchina per il caffè espresso con la macchina antigas, il carrarmato con i contenitori dell'immondizia. L'obiettivo è quello di riflettere sul concetto di progresso e sui requisiti ritenuti necessari affinchè una società possa essere considerata avanzata. La personale, visitabile fino a martedì 18 novembre, si presenta come una riflessione sulla complessità e problematicità dell'essere umano, invitando chi guarda ad andare oltre le apparenze e cercare quel messaggio sottile dell'artista che dà vita con la sua visione, attraverso tratti essenziali e nitidi, al mondo che ci circonda.
Daniela Ricci, IL MATTINO (16 novembre 2014)

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"Tranfer" le variegate pitture di Cilento... dal quotidiano "IL MATTINO" (14 novembre 2014)
La Galleria d'Arte Salvatore Serio Via Oberdan, 8 presenta la personale del pittore napoletano Gennaro Cilento con la mostra "Transfer": un  mondo in cui forme meccaniche, tentacolari elementi cibernetici, cavi di fibre ottiche generano un trait d'union tra la materia e l'elemento artificiale dove il leitmotive del percorso è la visione distorta ed allucinata della realtà. Le figure e le macchine sembrano nutrirsi di una linfa non naturale dagli stessi apparati tubolari che le generano, le rivestono e le mutano allo stesso tempo. I paesaggi sono costituiti di sporcizia e ciminieri industriali che rigurgitano veleni tossici creando un'asfissia visiva. Gli interni caratterizzati da wc tendono ad inghiottire iul fruitore in una spirale vorticosa di colori ipnotici. Attraverso uno stile carico di colori acidi, Gennaro Cilento ci mostra alte torri di fabbriche dalle quali escono fumi che inquinano il cielo, così come la lava di un vulcano in piena eruzione. Ci sono poi gli interni di bagni pubblici, sporchissimi e non certo sicuri.
Ma il tratto più inquitante è sicuramente l'aria, densa e fortemente macchiata da sostanze dannose. Insomma, quello dell'artista è un mondo che fino ad alcuni anni fa avremmo solo immaginato e che, a osservarlo nelle sue opere,ci appare ancora molto lontano.

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"Transfer", personale di Gennaro Cilento c/o Galleria d'Arte Salvatore Serio ( Lea Ficca, GOART MAGAZINE)

GENNARO CILENTO – NAPOLI RACCONTA LA SUA ARTE


Scorci di città abbandonate, fumi tossici, maschere antigas, cassonetti della spazzatura aperti e malandati, sono solo alcuni dei soggetti ritratti dal giovane artista napoletanoGennaro Cilento, di cui potremo conoscere e ammirare i lavori in mostra nella sua città presso la Galleria d’Arte Salvatore Serio.
A partire da venerdì 7 novembre l’arte di Cilento sarà un’occasione per riflettere sulle conseguenze di uno stile di vita che sta conducendo l’uomo e il suo ambiente alla rovina. Anche se la pittura dell’artista pare infatti delineare una realtà molto distorta, le sue visioni si avvicinano molto ad atmosfere che, solo a fino a due decenni fa, parevano solo illusioni da film di fantascienza.
Attraverso uno stile carico di colori acidi, Gennaro Cilento ci mostra alte torri di fabbriche dalle quali escono fumi che inquinano il cielo, così come la lava di un vulcano in piena eruzione. Ci sono poi gli interni di bagni pubblici, sporchissimi e non certo sicuri. Ma il tratto più inquietante è sicuramente l’aria, densa e fortemente macchiata da sostanze dannose.
Insomma, quello dell’artista è un mondo che fino ad alcuni anni fa avremmo solo immaginato e che, a osservarlo nelle sue opere, ci appare ancora molto lontano. Tuttavia le conseguenze di un comportamento scellerato dell’uomo sembrano portarci in questa direzione. La mostra napoletana di Cilento diviene quindi una possibilità per conoscere questo pittore, ma anche per guardare in faccia una realtà che si concretizza sotto i nostri occhi.

Lea Ficca, GOART MAGAZINE, 2014

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I FANTASMI DI GENNARO (Rosario Mazzella alla mostra "Transfer" di Gennaro Cilento)

Ho avuto il piacere di seguire la sua evoluzione. Sin dal primo superiore all Istituto Filippo Palizzi si è dimostrato sempre attento e sensibile, rivelando capacità e grande interesse. Ho cercato sempre di consigliarlo e considerare l'importanza del segno e dell'equilibrio. Infatti mi ha sempre ascoltato lavorando assiduamente, conquistando sin dai primi esordi una personalità molto interessante. Oggi rivedo questa mostra e mi rallegro di constatare un vero artista con maestria. Ha raggiunto un proprio stile in cui si percepisce una creatività simbolica con accenti di colori brillanti e tonali. Le opere mi spolverano nella mente riferimenti alla corrente simbolista.che indica in primo luogo un movimento letterario sorto in Francia e diffuso in Europa, in contrapposizione all'impressionismo.I pittori simbolisti dipingevano l'amore e la morte, il sogno e il mistero. Le opere di Gennaro si caratterizzano per le tonalità cupe e un raffinato decorativismo suggerendo un certo senso di mistero. Il simbolo è inteso come strumento formale in grado di esprimere in modo sintetico immagini suggestive. Interessante notare quel rapporto di forme inventate che vibrano in atmosfere ove la materia riflette bagliori alchemici. Una configurazione un lontano ricordo di elementi che si trasformano in poesia. La sua pittura simbolica rientra nelle avanguardie storiche, un movimento europeo di fine secolo. Basta pensare ai quadri allegorici di Giovanni Segantini, a Ensor, a Munch dove predominavano elementi di carattere inconscio. Auguro a Gennaro di perseverare in questo mondo di fantasmi modernissimi e non seguire le mode, perchè è lui che fa moda.
ROSARIO MAZZELLA, 2014

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"Transfer" personale di Gennaro Cilento c/o Galleria d'Arte Serio, intervista di Domenico Di Caterino (NAPOLI ART MAGAZINE)

Gennaro Cilento racconta a Mimmo Di Caterino della sua mostra “Transfer “

Gennaro Cilento, “Transfer”.  Abbiamo incontrato Gennaro Cilento in occasione dell’allestimento della sua personale “Transfer”, nella storica galleria Napoletana Serio.

Gennaro, partiamo dal titolo e dalla didascalia d’insieme, della personale che stai per presentare alla Galleria Serio (per chi non la conoscesse, uno spazio di rilievo storico per l’arte e la cultura napoletana dal dopoguerra ad oggi), “Transfer”, il termine connota un trasferimento, uno spostamento, un cambiamento, un passaggio, insomma una mutazione di rotta di direzione di un qualcosa, è riferito al tuo percorso e alla tua ricerca artistica ad ora o al complesso momento storico, sociale ed economico che stiamo vivendo?

Il titolo della mostra non è assolutamente riferito  ad un cambiamento di direzione della mia ricerca artistica nonostante il mio linguaggio sia in continua evoluzione, non è  legato  all’infelice  momento storico che purtroppo tutti stiamo vivendo.
Per Transfer intendo innanzitutto il passaggio  in un’ epopea post-atomica  caratterizzata dall’intossicazione umana  e le modificazioni fisiche e antropologiche che la diffusione  delle sostanze letali  stanno apportando all’apparato umano anche quello percettivo. 
La razza umana, vittima ignara è passiva osservatrice di un ipnotico raggio catodico da cui rimane ammaliata  e disgustata  allo stesso tempo.
La mia  produzione raffigura questo transfer ed il nucleo centrale della sua poetica è la mutazione causata dal connubio di organico-inorganico, contornato da una visione ambientale imperniata sul velenoso, sull’asfittico e sul deforme.
Tutto è “corporeizzato”, dai trenini, alle ciminiere , ai cassonetti, agli interni con wc, dai luoghi alla tecnologia tutta.
Qualsiasi soggetto, anche il  più ordinario, è riprodotto come se fosse un binomio tra  organismo vivente e  macchina.
Per Transfersi faccio anche un po riferimento  al  concetto di trasferimento freudiano  che parte dalla nozione di spostamento, considerando che  proprio nel transfert, il paziente “sposta” sul terapeuta i propri conflitti    intrasoggettivi  e le proprie emozioni che, a loro volta, sono residui delle relazioni vissute nel passato.
Il transfert  per Freud, rappresenta la ripetizione, la messa in scena, di una relazione più antica legata ad intense spinte e pulsioni,  vissute nel passato nei confronti di figure fortemente significative, vengono riattivati e attualizzati e trasferiti.  Per l’artista il suo terapeuta è la tela dove canalizzare le sue visioni.


Questa tua mostra, sembra promettere, una focalizzazione su delle scottanti problematiche globali (visibili e palpabili a Napoli come in qualsiasi parte del pianeta terra), affronti temi complessi tra cui l’epocale e migratorio passaggio dall’uomo a tre dimensione spaziali alle tre dimensioni virtuali, lo spostamento dal naturale all’artificiale, come stai vivendo questo momento?
Cosa ti spinge ad analizzarlo poeticamente e pittoricamente?

In una società  ipertecnologica come la nostra credo che il passaggio dalle tre dimensioni spaziali alle tre dimensioni virtuali sia inevitabile ed in un certo qual modo mi stimola poeticamente e lo accetto in quanto anche la comunicazione di massa prima o poi sarà totalmente relazionata a questo cambiamento.
Le tre dimensioni virtuali un giorno saranno il pane quotidiano per tutti e non più bizzarra fantascienza.
Ovviamente ci sono sempre i pro e i contro, i contatti umani tenderanno a ridursi all’osso.
il sesso sarà totalmente virtuale ma così sopraffinemente reale e le guerre si combatteranno in videoarene.
Le mie opere indubbiamente rimandano la mente ai disastri ambientali e ad altre scottanti problematiche globali, anche se in realtà sono concepite come cartoline da un futuro post-nucleare.
Lo spostamento dal naturale all’artificiale è più che inerente alle mie opere anche perchè in un certo qual modo le considero proprio degli allucinogeni ologrammi 3D.


  Di rimando, nelle tue ricerche pittoriche in questa personale, sembrano riflettersi e mostrare la stessa faccia della medaglia; da una parte una umanità che sta emigrando con l’aiuto delle sue protesi mediatiche e meccaniche altrove; dall’altro il degrado naturale di spazi che ha attraversato, devastato, contaminato (sporcizie, ciminiere, veleni e roghi tossici).
Sembra di assistere a una emigrazione verso un altrove del genere umano, creata dalle sue stesse devastazioni dell’ambiente, una guerra con se stesso e i propri sogni, esaurita una frontiera ne crea delle altre.
Il problema di questa nuova frontiera è che si tratta di un territorio cognitivo e mentale.
La specie umana può adattarsi a tutto, anche ai conflitti della sua stessa psiche?
La lettura dei tuoi lavori in questa personale mi porta a chiederti questo

Nelle mie opere rappresento spesso una devastazione ambientale costituita da immondizia e ciminiere industriali che vomitano veleni, tutto all’ insegna di una virale, malata e contagiosa asfissia visiva, caratterizzata da vorticosi colori ipnotici;  allo stesso tempo rappresento già l’altrove del genere umano.
La zona di confine  da dove ormai non c’è più via di ritorno.
Le figure e le macchine  sembrano nutrirsi di una linfa non naturale attraverso apparati tubolari e tentacolari, una sorta di carne sintetica luminescente a “fibre ottiche” che rigenera, riveste e muta allo stesso tempo.
Io credo che la specie umana possa adattarsi, non solo fisicamente ma anche mentalmente, a qualsiasi nuova frontiera e convivere con i suoi conflitti psichici, possiede il “dono” dell’autoalienazione e stia già nel baratro da un bel poco, pronta a partorire il frutto mostruoso della sua  immane gestazione.

Domenico Di Caterino, NAPOLI ART MAGAZINE, 2014

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"LA MIA PITTURA COME UN VIAGGIO LISERGICO"

Intervista a Cilento, vincitore del Premio Fondazione Roma al Talent Prize 2011.

Chiara Pirozzi.

NAPOLI - Gennaro Cilento (Napoli, 26 aprile 1975) si è diplomato all'Accademia di Belle Arti del capoluogo campano. Fresco vincitore del premio Fondazione Roma alla quarta edizione del Talent prize, concorso d'arte contemporanea riservato ai giovani voluto dall'editore Guido Talarico, Cilento ha una personalità vulcanica che ben si ritrova nei colori e nella pienezza delle sue tele. Lo abbiamo incontrato a ridosso della collettiva romana del Talent prize.


QUAL E' IL PUNTO DI PARTENZA DELLA TUA RICERCA CREATIVA?

"La mia prima produzione artistica è quasi esclusivamente incentrata sulla rappresentazione dell'oggetto, in particolare mi sono soffermato sullo studio e sulla realizzazione di elettrodomestici amorfi e apparentemente privi di personalità, come le macchine da cucire, le macchine da caffè, i robot da bar.Questi oggetti sono per me delle biomacchine fantastiche e tendo, quindi, a costruire una sorta di mostri apocalittici ipertecnologici."


I TUOI DIPINTI SONO SPESSO CARATTERIZZATI DA IMMAGINI ALTAMENTE ESPRESSIVE,REALIZZATE GRAZIE ALL'UTILIZZO DI COLORI FORTI MA, CONTEMPORANEAMENTE, LE RAPPRESENTAZIONI SONO TENDENTI ALL'IPERREALISMO PER GLI OGGETTI RIPRODOTTI. DA DOVE TRAI L'ISPIRAZIONE CREATIVA?

"Tutto ciò che è punk, cyberpunk, industriale e caratteristico del degrado urbano, m'ispira come ad esempio i bidoni della spazzatura, le ciminiere che rigurgitano veleni tossici, i gabinetti pubblici, l'immondizia.Sono sempre alla ricerca costante d'immagini da ricampionare e esasperare con i miei colori acidi e fluorescenti. La pittura per me rappresenta una personale e particolare visione distorta e sintetica della realtà: il mio viaggio lisergico."

NEL CICLO DI DIPINTI VISIONI POST-NUCLEARI, IL DATO FIGURATIVO TENDE A SPARIRE IN FAVORE DI SCORCI DI PAESAGGI URBANI APPENA ACCENNATI PERCHE' CARATTERIZZATI DA UNA COLTRA DI NUBI E DI GAS, UNA SORTA DI POSTAPOCALISSE DOVE NON C'E' PIU' TRACCIA DELL'ESSERE UMANO. COSA VUOI RACCONTARE?

"Racconto uno scenario post atomico, in cui i sopravvissuti al day after vagano in maschera antigas in un ambiente contaminato e inquietante, irrorato dalla blasfema fluorescenza, persi in una spirale di allucinazioni e perdizioni causate dalle nubi tossiche".

DALLA FINE DELL'UMANITA' ALLA TRASGRESSIONE PIU' SPINTA: NEL CICLO BAMBOLA SVISCERI LE PULSIONI PIU' RECONDITE DELL'ESSERE UMANO, CON IMMAGINI AL LIMITE TRA PORNOGRAFIA E SADOMASO. COME CONIUGHI LE DUE DIFFERENTI RICERCHE?

"L'estetica porno-sadomaso-fetish mi ha sempre attratto è reputo si sposi perfettamente con i miei colori forti.Il latex, i piercing, gli spilloni, la carne profanata dal metallo, inoltre, rappresentano l'aspetto erotico delle mie visioni post umane. Le mie donne sono enormi bambole, dei sex-cyborg programmate per il sesso, eccessive nel loro essere carne-lattice. Le due tematiche per me si legano perfettamente, in quanto sono concepite come una sorta di ologramma"

PARLACI DEL TUO LAVORO RUBBISH, L'OPERA HA RICEVUTO IL PREMIO SPECIALE FONDAZIONE ROMA AL TALENT PRIZE.

"Rubbish rappresenta appieno la mia visione delirante e sgomentata dei nostri ambienti di vita quotidiana. Questi territori si costituiscono di paesaggi caratterizzati da ciminiere industriali, sporcizia e devastante inquinamento. Voglio rappresentare un'atmosfera inquietante e repulsiva, un incubo post industriale che, in maniera spesso inconsapevole per i nostri occhi, è diventata una realtà per tutti"

SEI UN ARTISTA ECLETTICO GRAZIE ALLA FACILITA' CON CUI CONIUGHI E UTILIZZI DIFFERENTI MEDIA COME LA PITTURA, LA SCULTURA, L'INSTALLAZIONE E IL VIDEO. COME RIESCI A CONCILIARE TALE VERSATILITA' CON LA NECESSITA' DI VEICOLARE DEI MESSAGGI BEN PRECISI E COSTANTI?

"Tendo sempre a leggere tutto secondo un linguaggio personale. Le mie opere nascono da un lavoro costante : è come se avessi un paio di occhiali speciali che, indossandoli, mi permettono di vedere e di operare secondo il mio stile, senza perdere l'obiettivo prefissato"
(dal quotidiano IL DOMANI di Napoli , Novembre 2011)

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Gennaro Cilento si aggiudica il premio della presidenza della Fondazione Roma.
La tela presenta una forte carica cromatica che dialoga senza interruzione con il paesaggio nucleare rappresentato .
Il fumo delle ciminiere si diffonde in un cielo apocalittico che non lascia presagire nulla di buono.
L'immaginario allucinogeno dell'artista fa i conti con la realtà industriale che circonda le grandi metropoli.
Spazi urbani, architetture industriali e figure femminili riprodotte come "cyborg" sono il "leitmotiv" del lavoro portato avanti dall'artista.
(dal catalogo della mostra "Talent prize 2011, Premio Arti Visive", Museo Centrale Montemartini, Roma; Guido Talarico Edidore)
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Il premio speciale della fondazione Roma, presieduta da Emmanuele F. M. Emanuele, per la quarta edizione del Talent prize va a Gennaro Cilento con l'opera dal titolo "Rubbish", acrilico su tela, definito dallo stesso artista: "Visione allucinata di un paesaggio urbano industriale post-nucleare".
Cilento è diplomato in pittura all'Accademia di Belle Arti di Napoli (1999).
Il suo progetto artistico, definito "Trip art", si sviluppa in due direzioni: quella delle rappresentazioni di figure femminili e quella di paesaggi post-nucleari.
Le donne appaiono come bambole a uso e consumo di un pubblico voyeuristico.
I paesaggi con i suoi personaggi in maschera antigas, i carrarmati fantastici, i cassonetti, riportano alla mente scenari apocalittici familiari.
Le due tematiche sono concepite come una sorta di lisergici ologrammi postumani.
(da INSIDEART Guido Talarico Editore, Ottobre 2011 )

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Il Vesuvio visto da un’isola: Mimmo Di Caterino intervista Gennaro Cilento.

Gennaro Cilento: Viaggio nella tela privo di destinazione

Gennaro Cilento, 26-10-1975 è un artista napoletano, vive e lavora a Napoli nel Rione Sanità.

Le tue immagini e i tuoi soggetti sembrano mirare a una visione del bello oltre limiti, convenzioni e convinzioni Accademiche e di mercato, penso ai tuoi bidoni dell’immondizia, ai carri armati, alle icone porno punk, porno fetish e porno trash e quant’altro (l’estetica da you porne si direbbe oggi, anche se la tua pittura ho oramai vent’anni), mi sembra che tu tenda a capovolgere la prospettiva dell’ordinario sguardo sulle cose, e che attraverso i tuoi lavori ci sia una negoziazione permanente con lo spettatore sul confine del bello nell’arte contemporanea.


Tendo a leggere tutto secondo un linguaggio personale. Le mie opere nascono da un lavoro costante: è come se avessi un paio di occhiali speciali che, indossandoli, mi permettono di vedere e di operare esclusivamente secondo il mio stile che pur essendo in qualche modo direzionato a capovolgere la prospettiva dell’ordinario sguardo sulle cose, più che per concetto per una conseguenza della mia personale rappresentazione delle cose. Ovviamente, la lettura di un’opera d’arte è sempre soggettiva; qualsiasi critico d’arte o fruitore disinteressato può interpretare le mie opere come meglio crede, anche considerarle sul limite del cosi detto “bello” in arte contemporanea , ma non è certo nelle mie intenzioni alcuna “negoziazione” con lo spettatore, anche perchè non corro dietro ad alcuna moda del cosi detto “mercato dell’arte”. In ogni caso se recepisco stimoli interessanti che vengono dall’esterno , non li evito, altrimenti sarei un artista chiuso, anzi, li converto al mio linguaggio.


Anche il tuo uso del colore, mi sembra teso a ribaltare usi e consuetudini, punti di vista e visioni legati alla morale vigente, a riprova di ciò definisci il tuo linguaggio “trip art”, sottintendendo con questo viaggi e alterazioni della psiche. Questa estetica dell’alterazione della visione cromatica da cosa muove? Da una canone deviato dalla devianza? Dalla presa d’atto che la visione e la percezione di questo tempo sono orami sintetici perché modificati dall’industria del consumo di massa?

Con i miei paesaggi, caratterizzati da ciminiere industriali, sporcizia e devastante inquinamento rappresento un’atmosfera inquietante e repulsiva, irrorata da una blasfema fluorescenza, un incubo post atomico che, in maniera spesso inconsapevole è diventata realtà per tutti.  Definisco “trip art” il mio linguaggio non solo perché inteso come una visione distorta ed artificiale della realtà, dovuta ad una sorta di “viaggio lisergico” causato più che altro da allucinosi nubi tossiche, di un“The Day After” ( una nuova favola, apocalittica da raccontare domani per i bimbi di un mondo mutato), che causa sconclusionate mutazioni di tutto ciò che ci circonda, sia nelle forme che nei colori), ma anche sopratutto “concettualmente” come vero e proprio VIAGGIO NELLA TELA, “spiralico”, del quale conosco l’inizio e non la fine.

La tua visione della donna feticcio o merce non sono mai riuscito a collocarla, mi è sempre parsa a metà tra una visione maschilista occidentale d’area mediterranea e la denuncia dello stesso, ho sempre pensato che questa zona d’ambiguità della percezione eccitasse il tuo immaginario, perché? Quanto in questa tua visione dell’arte è determinato dal luogo dove vivi e lavori (Rione Sanità)?

Le mie figure femminili in realtà non sono assolutamente strettamente legate ad una visione maschilista e neanche concettualmente ad una denuncia dello stesso, ma sono una incondizionata e personale rappresentazione artistica del corpo. Creste colorate fluò tipiche delle sgargianti mode punk, i richiami al goth-dark , le borchie, gli spilloni da balia, il latex che tende a fondersi col corpo e i piercing, che profanano la carne, tutto artificiale che rende lussurioso e “cyberpunk” il corpo, rappresentano l’aspetto erotico delle mie visioni artistiche e motivo di personale attrazione anche nella vita reale. 
Al limite le mie donne possono apparire come bambole ad uso e consumo di un pubblico voyeuristico, sex-cyborg in quanto “eccessive” nel loro essere carne-lattice ma sono in realtà una sorta di allucinosi ologrammi, L’estetica, per così dire, pop-hard-fetish mi ha sempre attratto in quanto reputo si sposi perfettamente con i miei colori che richiamano anche un po’ le luci fluo caramellate del pop porno, tipico da sexy shop. Il luogo dove vivo e lavoro, pur apprezzandone il suo fascino, sinceramente mi ha sempre stimolato relativamente. Di Napoli mi può stimolare ed intrigare artisticamente, anche a livello videoartistico, l’aspetto degradato e lercio delle industrie e della spazzatura (adoro i vecchi modelli di bidoni per la spazzatura, che tanto mi hanno ispirato, ormai quasi estinti e rimpiazzati da orrendi cassettoni quadrati) e l’alone di magia, arte e superstizione che avvolge la città. Le mie donne, sopratutto quelle dal gusto cyberpunk non credo rispecchino per niente la napoletanità, del mio quartiere e non solo. Forse rispecchiano più un influenza inglese, tipo da Camden Town dove alcune tendenze di moda sono in qualche modo ancora presenti, ma comunque è sempre un discorso relativo, troppo strettamente umano.

Da Napoli Art Magazine, Domenico Di Caterino, 2014
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-Gennaro Cilento: Viaggio nella tela privo di destinazione.

Gennaro Cilento, 26-10-1975 è un artista napoletano, vive e lavora a Napoli nel Rione Sanità.

Le tue immagini e i tuoi soggetti sembrano mirare a una visione del bello oltre limiti, convenzioni e convinzioni Accademiche e di mercato, penso ai tuoi bidoni dell'immondizia, ai carri armati, alle icone porno punk,  porno fetish e porno trash e quant'altro (l'estetica da you porne si direbbe oggi, anche se la tua pittura ho oramai vent'anni), mi sembra che tu tenda a capovolgere la prospettiva dell'ordinario sguardo sulle cose, e che attraverso i tuoi lavori ci sia una negoziazione permanente con lo spettatore sul confine del bello nell'arte contemporanea.

Tendo a leggere  tutto secondo un linguaggio personale.
Le mie opere nascono da un lavoro costante: è come se avessi un paio di occhiali speciali che, indossandoli, mi permettono di vedere e di operare esclusivamente secondo il mio stile che pur essendo   in qualche modo   direzionato a capovolgere la prospettiva dell'ordinario sguardo sulle cose, più che  per concetto per una conseguenza della mia personale rappresentazione delle cose.
Ovviamente, la lettura di un'opera d'arte è sempre soggettiva; qualsiasi critico d'arte o  fruitore disinteressato può interpretare le mie opere come meglio crede,  anche considerarle sul limite del cosi detto "bello" in arte contemporanea , ma non  è  certo nelle mie intenzioni alcuna "negoziazione" con lo spettatore, anche perchè non corro dietro ad alcuna moda del cosi detto "mercato dell'arte".
In ogni caso se recepisco stimoli interessanti che vengono dall'esterno , non li evito, altrimenti sarei un artista chiuso, anzi, li converto al mio linguaggio.

Anche il tuo uso del colore, mi sembra teso a ribaltare usi e consuetudini, punti di vista e visioni legati alla morale vigente, a riprova di ciò definisci il tuo linguaggio "trip art", sottintendendo con questo viaggi e alterazioni della psiche. Questa estetica dell'alterazione della visione cromatica da cosa muove? Da una canone deviato dalla devianza?
Dalla presa d'atto che la visione e la percezione di questo tempo sono orami sintetici perché modificati dall'industria del consumo di massa?

Con i miei paesaggi,  caratterizzati da ciminiere industriali, sporcizia e devastante inquinamento rappresento un'atmosfera inquietante e repulsiva, irrorata da una blasfema fluorescenza,  un incubo post atomico che, in maniera spesso inconsapevole è diventata realtà per tutti.
Definisco “trip art” il mio linguaggio non solo perché inteso come una visione distorta ed artificiale della realtà, dovuta ad una sorta di “viaggio lisergico” causato più che altro da allucinosi nubi tossiche, di un“The Day After” ( una nuova favola, apocalittica da raccontare domani per i bimbi di un mondo mutato), che causa sconclusionate mutazioni di tutto ciò che ci circonda, sia nelle forme che nei colori), ma anche sopratutto "concettualmente" come vero e proprio VIAGGIO NELLA TELA, "spiralico", del quale conosco l'inizio e non la fine.

La tua visione della donna feticcio o merce non sono mai riuscito a collocarla, mi è sempre parsa a metà tra una visione maschilista occidentale d'area mediterranea e la denuncia dello stesso, ho sempre pensato che questa zona d'ambiguità della percezione eccitasse il tuo immaginario, perché? Quanto in questa tua visione dell'arte è determinato dal luogo dove vivi e lavori (Rione Sanità)?

Le mie figure femminili in realtà non sono assolutamente strettamente legate  ad una visione maschilista e neanche concettualmente ad una denuncia dello stesso, ma sono una  incondizionata e personale rappresentazione artistica del corpo.
Creste colorate  fluò tipiche delle sgargianti mode punk, i richiami al goth-dark , le borchie, gli spilloni da balia, il latex che tende a fondersi col corpo e i piercing, che profanano la carne,  tutto artificiale che rende lussurioso e "cyberpunk" il corpo, rappresentano l’aspetto erotico delle mie visioni artistiche e motivo di personale attrazione anche nella vita reale.
Al limite le mie donne  possono apparire come bambole ad uso e consumo di un pubblico voyeuristico, sex-cyborg  in quanto "eccessive" nel loro essere carne-lattice ma sono in realtà una sorta di allucinosi ologrammi,    L’estetica, per così dire, pop-hard-fetish mi ha sempre attratto in quanto reputo si sposi perfettamente con i miei colori che richiamano anche un po’ le luci fluo caramellate del pop porno, tipico da sexy shop.
Il luogo dove vivo e lavoro, pur apprezzandone il suo fascino, sinceramente mi ha sempre stimolato relativamente.
Di Napoli mi può stimolare ed intrigare artisticamente, anche a livello videoartistico, l'aspetto degradato e lercio delle industrie e della spazzatura  (adoro i vecchi modelli di bidoni per la spazzatura, che tanto mi hanno ispirato, ormai quasi estinti e rimpiazzati da orrendi cassettoni quadrati) e l'alone di magia, arte e superstizione che avvolge la città.
Le mie donne, sopratutto quelle dal gusto cyberpunk non credo rispecchino per niente la napoletanità, del mio quartiere e non solo.
Forse rispecchiano più un influenza inglese, tipo da Camden Town dove alcune tendenze di moda sono in qualche modo ancora presenti, ma comunque è sempre un discorso relativo, troppo strettamente umano.

Da LOBODILATTICE Magazine, Domenico Di Caterino, 2014

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LA “TRIP ART” DI GENNARO CILENTO. L’ARTISTA SI RACCONTA

E’ un pomeriggio freddo e piovoso. Questo pomeriggio incontrerò l’artista contemporaneo Gennaro Cilento e ci porterà alla scoperta della Trip Art. L’appuntamento è ad un caffè in Piazza del Gesù e mentre passo accanto all’imponente obelisco dell’Immacolata, penso che sia proprio l’ambientazione ideale per un’intervista. Gennaro lavora nel campo dell’arte dal 1992.

Eccoci qui. Sono stata giorni interi a guardare le tue opere. Analizzando i lavori ho colto visioni post-nucleari, paesaggi industriali, maschere antigas, cassonetti di rifiuti, ciminiere fumanti in cieli grigi e bambole-cyborg ibride. Un contesto post-human, quasi una rappresentazione del delirio antropocentrico che subiamo oggi giorno. Come nasce l’idea di quella che tu definisci Trip Art?


"Tutto ciò che richiama il punk, il cyberpunk , l’underground e le immaginicatastrofiche mi ispira, in particolar modo i bidoni della spazzatura, i paesaggi urbani, la realtà industriale che circonda le grandi metropoli con le loro ciminiere che rigurgitano veleni. I personaggi in maschera antigas, che dipingo spesso, sono immersi in un post-atomico spazio-non spazio. Sono sempre alla continua ricerca di immagini da rivisitare ed esasperare con colori acidi! Definisco “Trip Art” il mio linguaggio non solo perché inteso come una visione distorta ed artificiale della realtà, dovuta ad una sorta di “viaggio lisergico” causato da allucinosi nubi tossiche, ma anche come viaggio vero e proprio nella tela, alla scoperta sempre di nuove cromie."

E’ interessante l’esperienza del viaggio. Una cosa è certa: tutti amiamo viaggiare, anche solo con la fantasia. E qual è il messaggio di questo itinerario artistico che proponi?

"Le mie opere indubbiamente riportano la mente a scenari apocalittici che non lasciano presagire nulla di buono e a scottanti temi sociali come l’inquinamento e il problema dello smaltimento dei rifiuti. Da anni il nostro paese, specialmente Napoli, è attanagliato da questi problemi…non ultima la “terra dei fuochi”, argomento che purtroppo di recente va tanto di moda! Il mio messaggio, anche se non è concettualmente mia intenzione mandare messaggi attraverso la pittura, è inerente comunque ad una sorta di “The Day After” che causa sconclusionate mutazioni di tutto ciò che ci circonda, sia nelle forme che nei colori. Una fiaba post-nucleare dove anche carri armati giocattolo, robottini, trenini e aeroplanini sono vere e proprie biomacchine da guerra."

Dunque, la tua arte segue due filoni: da un lato ci sono gli oggetti e i paesaggi e dall’altro le donne post-umane. Soffermiamoci un attimo sulla seconda tematica. Nel 1991 Donna Haraway definisce il corpo: né fisico, né testuale, né organico ma crea un miscuglio vivente e tecnologico. Le tue bambole, se così vogliamo definirle, sono molto sexy e presentano uno stile quasi porno e sadomaso. Come nasce questa rappresentazione?

"Il filone dei paesaggi e quello delle figure femminili si sviluppano in direzioni parallele e possono apparire un tantino diversi, ma legano entrambi in quanto concepiti come una sorta di ologrammi. Le donne sono come bambole ad uso e consumo di un pubblico voyeuristico, sex-cyborg e programmate per il piacere. Eccessive nel loro essere carne-lattice. L’estetica, per così dire, porno-fetish mi ha sempre attratto in quanto reputo si sposi perfettamente con i miei colori che richiamano anche un po’ le luci fluo caramellate del pop porno, tipico da sexy shop. Creste colorate tipiche delle sgargianti mode punk, i richiami al goth-dark , le borchie, gli spilloni da balia e i piercing, che profanano la carne, rappresentano l’aspetto erotico delle mie visioni femminili. In particolare, il latex tende a fondersi con i loro corpi conferendogli artificialità e plasticità, rendendoli oggetti del piacere “sintetico-feticista”."

Interessante il colore come luci fluo caramellate. Sai, il termine Trip l’ho trovato geniale perché, appunto, i livelli cromatici dei tuoi dipinti non passano inosservati! Anzi. Si entra in un vero e proprio vortice luminoso: colori accesi e minimali. A me è sembrato di essere inondata dalle luci dei cartelli pubblicitari di marketing e del consumismo odierno. Che rapporto c’è tra il colore e la materia?

"Nelle mie opere il colore la fa da padrone ma non soffoca le forme che socontenitore di esso, delle sue svariate sfumature. Tu fai riferimento alle luci dei cartelloni pubblicitari e di marketing e la tua sensazione è in un certo qual modo riconducibile alla mia arte in quanto alcune delle mie prime opere, quelle delle figure amorfe e degli elettrodomestici un po’ si ispiravano a tutto ciò. L’ispirazione alla cartellonistica pubblicitaria c’era, però in una maniera, per così dire, un po’ naif! L’oggetto era posto di solito su un contrastante fondo fluorescente piatto, con delle scritte inventate che richiamavano la divulgazione. In seguito gli elettrodomestici si sono per così dire evoluti in macchine fantastiche che si sono ambientate man mano in “festosi” scenari apocalittici (eruzioni vulcaniche, esplosioni industriali) e il colore ha ricoperto un ruolo sempre più fondamentale ma senza mai totalmente invadere o sostituire le forme, soprattutto quelle che appaiono in primo piano. In ogni caso vortici luminosi e spirali sono un “leitmotiv” del lavoro che porto avanti da sempre, sono come dire un po’ il “fulcro psichedelico” del mio linguaggio."

Un curriculum davvero vasto: Hai lavorato a Roma, Milano e Londra. In particolare, nella nostra capitale, in occasione della mostra inerente al Talent Prize 2011 (Museo Centrale Montemartini), hai ricevuto il Premio Speciale Fondazione Roma. Inoltre, nel giugno scorso, hai partecipato alla Mostra IncontrArti, all’interno delle Proposte del premio Vasto (Scuderie di Palazzo Aragona). Sei proprio un artista completo! Tu dipingi, ti dedichi alla scultura, crei istallazioni e video art. In che modo coniughi questi talenti e cosa ne pensi degli happening che nel 1963 hanno invaso il mondo dell’arte?

"Coniugo il tutto sempre adottando lo stesso linguaggio o comunque se si tratta di un’installazione o di un video, dove non si può intervenire manualmente, cerco di non tralasciare mai il concetto base della mia poetica. E’ come possedere un paio di occhiali che indossandoli mi permettono di vedere tutto mutato secondo il mio stile. Per quanto riguarda l’happening , lo considero una forma d’arte sostanzialmente di matrice molto concettuale, per certi versi innovativo, soprattutto per l’epoca in cui si diffuse, ma credo anche che certi addetti ai lavori ne hanno un po’ troppo abusato, sinceramente, innalzandolo su un piedistallo. L’happening tende a svincolare il pubblico dal ruolo di fruitore passivo ed in alcuni casi addirittura lo coinvolge, promuovendo per lo più il mutevole e il performativo incarnando spesso valori in antitesi a quelli caratterizzanti l’universo delle “belle arti”. Per tutto ciò tanto di cappello essendo sempre un’espressione artistica ma chi la considera superiore alle altre espressioni solo perché offre in primis il concettuale o la considera ancora oggi innovativa o di rottura, sbaglia. L’happening è una forma d’arte pari a tutte le altre!"
Ornella Cotena (dal MURO MAGAZINE Curatrice Lea Ficca, 2013)
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...Gennaro Cilento, ci propone una visione allucinata e sgomentata del proprio
ambiente di vita,la periferia occidentale di Napoli, tra le ciminiere dell'ex
Italsider e le fabbriche residenziali, che in un processo di assimilazione
reciproca, assumono i medesimi connotati.
I colori acidi, che ci riportano ai graffiti metropolitani, irrompono
violentemente sulla tela, in una atmosfera inquietante e repulsiva da incubo
post-industriale, degna di un film di David Lynch.
Marco Di Mauro, 2008
(dal quotidiano AVANTI ! , in occasione della mostra "Genius Loci", c/o Museo Minimo,Napoli)

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Un artista è una persona
per capire la sua arte bisogna entrare nel suo corpo, nelle sue
emozioni, nei suoi valori.
Un artista ha occhi di gatto, vede anche al buio e oltre
Gli occhi di Gennaro sembrano delle sentinelle di luce e pensano
oltre il futuro
L'arte è mentale
lo ricordava Leonardo
Quando ho visto le opere di Gennaro Cilento la pelle sgomitava
il cervello volava e ridevo come un matto
Il suo post nucleare è balcone con vista sul quartiere sanità
L'uomo con la maschera antigas è pulcinella, Totò, Peppino de Filippo
le sue donne sono Tina Pica e Sofia Loren
Lui vuole obbligarci a pensare
buh, buh!
Le donne sono costruite ma rotonde
Ci stiamo avvelenando,
scoppiano le centrali nucleari
scoppiano i cassonetti del pattume
ma dentro ci trovi un gatto
un gatto che fa le fusa
non muore
Gennaro Cilento è prima di tutto un napoletano
il suo dna è quello di Francesco Clemente
I suoi colori allucinati nascono dalla stessa pianta
L'autoironia è il suo humus culturale
senza di lei non si vincono le guerre + importanti della vita
degli uomini e delle comunità
Il neorealismo napolitano ritrova un interprete
capace di reincarnarlo nella contemporaneità
Gennaro Cilento è un artista
dotato di grande passione, amore ed una fantasia bambinesca
per queste ragioni l'ho selezionato per la prossima Biennale di arte
contemporanea di New York
Identità napoletana e linguaggio universale sono una miscela che si
trova raramente
a volte può lasciare un segno nella storia dell'arte.
PIETRO FRANESI
Direttore NYBA, Biennale d'Arte Contemporanea di New York
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...Alla Galleria di Salvatore Serio in Via Oberdan (nei pressi di piazza Carità) è visibile la personale di Gennaro Cilento dall'affascinante titolo "Eclipse". Cilento è un artista stimolato da una forte carica espressiva, mutuata da una fantasia che trova la sua esigenza di comunicazione attraverso il dato fantastico, forma e sostanza di un possibile narrare.Il giovane artista, nel suo silenzioso e quotidiano vivere, lontano dai clamori persegue un tracciato esistenziale motivato da un'ingenua capacità d'osservazione del dato reale, che diviene occasione per motivare, in una colorazione accesa, le proprie visioni, siano esse nature morte o paesaggi, scene idilliache o drammatiche. Queste visioni complesse appartengono senza mistificazioni intellettualistiche al dato oggettivo di una realtà attraversata da una interpretazione fantastica che stabilisce un'identità tra il mondo dato, in tutte le sue contraddizioni evidenti, e il mondo percepito, offerto in una linearità visionaria d'intesa ed esplicita motivazione. Un pensiero, in una sorta di filo rosso costante, emerge dalla pittura di Cilento, un pensiero che si traduce nelle forme forti del rappresentato, il loro divenire altro del dato di partenza, per affermare, a volte con schemi fumettistico-fantastico alla maniera giapponese, una realtà meditata interiormente di cui la trasmissione immediata, di là dal logico rappresentato, è la capacità di ri-generare forme naturali, tecnologiche esistenti. Un processo di ricerca che è cifra di un linguaggio pittorico tendente, in una sorta di continuo mutuarsi, a rappresentare un mondo globale nelle sue interferenze di presunta felicità e d'incombente dramma, dove la natura - in questo l'opera "Explosion" è calzante esemplificazione - diventa forma innaturale e l'artificiale possibile naturale.
CIRO RUJU, 2005 (dal quotidiano IL ROMA Cultura, in occasione della mostra personale "Eclipse" c/o Galleria d'Arte Salvatore Serio, Napoli)-----------------------------------------------------------
"ECLIPSE- DIPINTI VISIONARI E SURREALI..."
Un'esplosione cromatica dirompente,dai colori fluorescenti,sfavillanti e rutilanti per rappresentare il mondo stravolto e sconvolto dalla mano dell'uomo,l'universo artificiale delle industrie e in particolare l'inquinamento dovuto alla scoperta deleteria dell'energia nucleare.Tutto filtrato attraverso la sensibile interpretazione pittorica del giovane artista napoletano Gennaro Cilento che,preferisce definire la sua, "arte sintetica",evidenziando la poetica delle sue opere.Con la personale "Eclipse",visibile alla Galleria d'Arte Salvatore Serio, l'artista ha presentato dipinti dai forti contenuti e dai soggetti visionari e surreali,riprendendo in modo del tutto innovativo e personale lo stile delle avanguardie storiche d'inizio secolo."Eclipse", il quadro che dato il nome alla mostra, è "la paura di un evento futuribile,-spiega l'artista-,dalle conseguenze catastrofiche e apocalittiche". E' una visione tragica quella di Gennaro Cilento, che imprigiona il disastro ambientale nella sua arte,tramite la tecnica dell'acrilico,quasi simulando l'effetto dell'aerografo.Dalle atmosfere dense e monotono delle fabbriche, nel dipinto delle "industrie" del 1995; allo scontro futurista tra la forza della natura, la lava ardente che esplode dal cratere di un vulcano verde, quasi a ribellarsi all'avanzamento tecnologico dell'uomo,contro la forza meccanica e artificiale di un singolare carrarmato marino dai lunghi tentacoli metallici,in "Explosion mpaf".Nelle opere del pittore napoletano,"l'uomo perde la sua relazione con la natura - afferma Dario Marco Lepore, curatore della mostra insieme con Salvatore Serio - per vivere una realtà parallela, artefatta,virtuale,ricca di magnetismi che evocano nuove interpretazioni del percorso umano, in un ipotetico sviluppo tecnologico che prevarica la nostra realtà".Cilento,appena ventinovenne,vanta una serie invidiabile di esposizioni,personali e collettive,in Campania e in tutta Italia.Tra le più importanti figurano la mostra "Mediterraneo...", a cura di Gerardo Pedicini, al Museo Storico Archeologico di Ponza nel 2000; l'esposizione "Parete..." diretta da Corrado Morra nella Sala Gemito di Napoli nello stesso anno; la mostra di arte contemporanea alla Galleria Serio nel 2003 fino all'esposizione nei locali del Centro S.Sofia nel 2004. Nel suo interessante percorso artistico,iniziato all'istituto statale d'arte "F.Palizzi", per poi proseguiere gli studi artistici all'"Accademia" della città partenopea, Cilento ammette che deve molto al suo maestro Rosaro Mazzella,che gli ha svelato i trucchi del mestiere e che,ha inciso profondamente nella formazione artistica del giovane pittore.
Margherita Coppola, 2005 ( dal quotidiano IL  ROMA CULTURA, in occasione della mostra personale "Eclipse" c/o Galleria d'Arte Salvatore Serio, Napoli
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Le visioni allucinate,psicadeliche che ricordano quelle all'LSD degli anni settanta si concretizzano nella realtà del nostro tempo nell'opera pittorica di Gennaro Cilento. Queste penetrano nel cervello attraverso i sensi, popolandolo, allo scopo di riscrivere il DNA per una modificazione genetica degli esseri per una nuova, futura e felice esistenza. Il futuro sarà una nuova dimensione con paesaggi deformati dagli effetti elettro visivi e fluorescenze che interferiscono con il reale e la realtà virtuale fantastica; per non affogare nei propri liquidi organici e tossici, una realtà composta con linguaggi sonori, manipolati e criptati. Questa visione è la premessa, è il traghettamento da un territorio infernale per fuggire alle tentazioni diaboliche del vecchio mondo del "Faraone". Fedeli, infedeli ed eretici metteranno al bando tutti i pensieri degli esseri terreni ed ancora una volta come insegna verrà usata la croce che con l'Angelo Steminatore guiderà il Carro Trionfale della Liberazione. Liberazione da quegli angeli impotenti, guide e compagni della nostra angosciosa vita. Una vita senza giustizia, fatta di dolore, lacrime,sudori,sangue, fatte di false promesse di salvezza, di divinità, di santi, di dottrine, di precetti, di minacce, di castighi, di martiri e di personaggi di vanagloria.
COMANDANTE POLVERE
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"META-VISIONI"
Dipingere significa rovesciare le cose.Dis-toglierne la consuetudine,de-costruirne la rappresentabilità in un incubo iconoclasta e deturpante che,risalendo nelle immagini degli oggetti,costruisce la visione meravigliosa d'una mutazione apocalittica. La pittura per
Gennaro Cilento genera un mondo parallelo, in cui si con-fonde la natura "normale" delle cose.L'immagine risultante da un gioco degli spostamenti, delle interferenze, delle trasmutazioni, di composizioni dell'incomponibile: l'entrare ed uscire dal senso comune che chiama lo sguardo ad decentrarsi dai suoi riferimenti reali.
La rappresentazione delle cose nell'immaginario di questo pittore è nel ricostruire un sistema metamorfico degli oggetti con il non-sense del delirio iconico-pervasivo della pittura.Realtà e irrealtà non sono più piani che si compongono o si stratificano;sono, invece, aspetti l'uno nell'altro risuonanti.In ogni oggetto,per lo sguardo "senza battito di palpebre" di Cilento,passa il suo mostruoso altro.L'oggetto in pittura non è quell'oggetto ma la meravigliosa proliferazione fantastica,sogno di una metamorfosi dello sguardo, che quelle forme, nel fare dell'artista, germinano.
Egli esegue con precisa incisione iconica il pervenire della visione alla sua de-lirante formazione,costruita in una pittura che compone a tasselli,in un gioco di combinazioni cromatiche che fanno altre immagini dentro l'immagine riconoscibile ritagliata sul fondo. La costruzione tissulare indica una idea analitica della forma, continuamente scomposta e ricomposta in se stessa.
L'imago mundi di Cilento sembra sorgere da un immaginario generazionale,di critico sviamento del senso condiviso,dicendo la pitturanella visionarietà delle metamorfosi.
FRANCO CIPRIANO,1999
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"BIOMECCANISMOSTRIFICAZIONI"
Non esagero , se affermo che Gennaro Cilento con i suoi acrilici raffigura con
particolare entusiasmo artistico una trasgressiva visione della realtà composta
di mostruose e angosciose BIOFORME ampliate da incubi e prospettive lontane.
Essi saranno la testimonianza visiva dell' "UMANITA' PRIGIONIERA DELLA
TECNOMATERIA".
Osservando le sue opere e volgendo lo sguardo al passato su alcuni artisti
dell'800 principalmente su alcuni quadri di Hugo, Blake, Bocklin, Wiertz etc,
notiamo che la loro raffigurazione era basata sul "PENSIERO PRIGIONIERO DELLA
MATERIA", così come quella della figurazione del '900 come Moore, Bacon,
Picasso etc, che segnarono il limite della caduta esistenziale dell'uomo con la
"METAMORFICA DELLA MATERIA".
Gennaro Cilento con le sue "BIOMECCANISMOSTRIFICAZIONI": bizzarre apparizioni
di macchine spaziali, treni, bidoni per l'immondizia, macchine da cucire,
paesaggi urbani etc si affida all'abilità del pensiero contemporaneo e alla
tecnica tesa con meticolosa manualità per la sua "TRASFIGURAZIONE SCENOGRAFICA
DELLA REALTA'" e in questo nuovo realismo non si può considerarlo un sinistro
inventore di "tales of terror" e nemmeno in contrapposizione al pensiero
contemporaneo, anche se le sue opere assumono a volte un carattere
provocatorio, sconvolgente, ma in ogni caso fanno pensare a chi le osserva, ad
un valore semantico per la decontestualizzazione e per l'ambiguità della loro
"MAGNIFICAZIONE".
Siamo ben lontani dalla tipica certezza borghese, teorica e assoluta di
Winckelmann che cercava nell'ideale di bellezza, la calma astratta dell'arte
greca.
ANTONIO MILANESE, 1999
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"LA LIRICA TERRIBILITA"
....Ciò che più colpisce in queste opere e ci induce a segnalarle al fruitore
è la capacità che questo giovane artista dimostra nel saper scandagliare
drammaticamente la nostra realtà antropologica per poi tradurla in icone della
nostra contraddittoria contemporaneità.
Ed è una cosa molto difficile questa; per quanto in molti ci provino, riesce
solo ai bambini, ai pazzi e ai pochi genuini artisti.
Presuppone, infatti, l'innocenza dell'approccio, un corredo di principi etici
primordialmente massimalistici, la capacità di tradurre nella metafora del
gioco l'impulso ancestrale dell'amore e della morte, la capacità di un ritorno
scandaloso all'infanzia per meritare il regno dei cieli.
Gennaro Cilento sembra possedere questi requisiti, qualunque sia la categoria
alla quale attualmente egli appartiene.
E' un mondo, quello che ci descrive, fatto di oggetti animati da una specie di
panteismo che impone loro una perpetua, traballante metamorfosi all'insegna di
un cannibalismo tecnologico che coniuga la macchina per il caffè espresso con
la maschera antigas, il carrarmato con i contenitori dell'immondizia, la
telecamera con pinze zoomorfe che trasforma un'idea di sottomarino in un
angosciante mostro apocalittico.
Tutto ciò, però, nulla concede ad abusati intellettualismi ed al catastrofismo
falsamente macabro di tanta simbologia delle mode giovanili prevalenti.
Ci trovi miscelati Ventimila Leghe sotto i mari e la prima guerra mondiale, il
design anni cinquanta e Alice nel paese delle meraviglie, i Nibelunghi e gli
Uforobots, le esposizioni universali, i Vesuvi romantici di un Wright of Derby,
la guerra del Golfo e quanto altro per liberare associazioni ti capita di
pensare lasciandoti trasportare dall'ambiguo fascino di queste opere
allucinate.
Niente in esse è dato per scontato: non il dramma, perchè sopraffatto da una
irridente ironia; non la tenerezza infantile di macchine per cucire, trenini ed
aeroplanini, perchè subito avverti con angoscia una loro latente natura di
malefiche macchine mortali; non la paciosa apparenza di soggetti dal design
demodè, perchè li senti pronti a generare il genocidio con chirurcica
precisione; non, infine, la fastosa decorazione che riempie di ectoplasmi di
corolle e di girandole figure e sfondi avvelenati da un'atmosfera di tinte
complementari ostentate con blasfema gioiosità.
Se al d là dei soggetti tipici di un immaginario moderno attinente alla
coscienza ed alla cultura propria delle ultime generazioni, queste opere in
fondo riproducono ancora l'eterna metafora della vita racchiusa nella lirica
terribilità delle fiabe contadine, non riusciamo però ad intravedervi una
esplicita conclusione con il relativo contenuto morale.
Forse Gennaro Cilento, ha avuto il dono di esprimere una fiaba a finale aperto
la cui conclusione può attenere solo al singolo lettore, ma col sapore
spiazzante dell'ambiguità di una profezia fatta dalla Sibilla Cumana
DOMENICO NATALE, 1995
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"FERRO DA STIRO"
Gennaro Cilento,con il suo "Ferro da stiro",descrive sulla superfice pittorica un mondo immaginario,ove le visioni del quotidiano subiscono una metamorfosi dando vita a slanci cromatici velati di umorismo;è come se,all'improvvviso,gli oggetti riecheggiassero di luci interiori in un gioco dettato da colori accesi che, nella loro fluorescenza vibrante,sembrano traghettare il fruitore in una realtà parallela dalla materialità inconsistente e fluida . L'insieme si evolve in trasparenze ed energie dissolventesi nell'irrealtà,che confondono quasi nel sovrapporre il visibile e l'ultra visibile in una sorta di musicalità soffusa.Le accattivanti costruzioni si proiettano con significati nascosti dallo sfondo uniforme per far trasparire,nella gestualità del segno,profonde riflessioni filosofiche segnate dal gioco dei colori più che delle parole
CARLO ROBERTO SCIASCIA, 2000

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"STATUS DEVIATIONIS"

Ogni oggetto, veicola informazioni relative alle funzioni comportamentali che denotano funzioni ideologiche, sociali,religiose ed estetiche. Gli individui nel reale con gli oggetti d'uso spostano gli antichi termini con ac...cadimento demoniaco ed accettano disciplinatamente, mnemonicamente tutte le convenzioni correlate alle manifestazioni sensibili della realtà. Nei tempi, il genere umano è sempre stato alla ricerca di nuovi sostituti, sempre di minore qualità, e questo desiderio è la vera tragedia dell'uomo.L'artificio di G.Cilento non teme smentite e nemmeno la modalità della rappresentazione onirica che introduce caos nell'ordine e avversione per l'ovvio del reale. Ecco che subentra la figura selvaggia dello stregone/artista di G. Cilento che agisce sugli oggetti e sugli uomini in modo selvaggio e irrazionale, ma allo stesso tempo è consapevole e responsabile di agire sugli altri psicoticamente come lo Sciamano, con una forza interiore e regolatrice del Christus Infans.L'Arte del Cilentone è la magia liberata dalla menzogna, lo status deviationis dell' umanità decadente.

COMANDANTE POLVERE, 2010
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"PUBBLICITA' TRASGRESSO"
I quadri di Gennaro Cilento sono ipertestuali,raccontano di dittature pubblicitarie,di malessere e solitudine ed emarginazione sociale,raccontano d'evasioni sudate e di attimi fi felicità virtuale "pagati" al costo di 166.Quadri esplosivi,ricampionature di un mondo disadattato che disadatta lo spettatore;quadri gettati nel mondo in cui le immagini feticcio sono state prelevate ed esposte senza pudore alla fruizione/frizione dello spettatore che osservandoli con gli occhi del guardone li ruba all'autore,segue e disegna il suo destino di senso,che è, probabilmente inintenzionale. I corpi femminili sono deintellettualizzati,commerciali,passivi e seminudi,oggetti "da prendere", il trash della tv italiana; lui è però un artista all'inglese,ci sbeffeggia, sapendo che l'ironia è essenziale nella comunicazione, nel gioco di rimandi l'uomo fantoccio in erezione è bamboccio quanto le sue bambole.L'ironia è parente stretta dell'etica, il prodotto che lui propina è pittoricamente reale ed estetico, la pennellata è degna del Colantonio,pittura reale contrapposta al sesso virtuale.Pittura reale e concreta a differenza delle fasulle immagini che l'industria culturale sessuale usa per schiacciare coiscienze amorose assopite.Cilento è un riformista del sesso e della pittura, la sua pittura denuncia il sesso svenduto e le indulgenze sessuali ed incita all'amore per la pittura.
DOMENICO DI CATERINO, 2003











 


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