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Pubblicato da
Luca Mesini
il 17 marzo 2014

Il problema di Cristo

E' un ossimoro, perché solitamente si “attende” a questa figura, per risolvere il proprio problema. Per sempre. Ma quali sono le “condizioni” che determinano il “contatto” interiore con una verità meta-fisica e astratta come questa? Che è, fra l'altro - uno dei principi cardini sui quali, vuoi chiesa giustificando - eppure, nella storia... dicevamo: elementi “cardinali“ sui quali si snoda l'attività artistica ed esistenziale di un uomo. Si arriva e si giunge sempre a interrogarsi su quest'Uomo assurto a simbolo proto-genetico della desinenza ai destini cui la natura umana procede definendo il delta del suo passaggio... è “pesante” il problema di Cristo, perché significa molto di più di ciò che in noi soggettivamente “pesa”. Il suo è un significato che gira attorno al nostro concetto di comunità... un concetto sovente greve, scoordinato, impaurito e votato alla conservazione.

(in copertina Diego Velázquez, Cristo crocifisso, 1631)

Anagramma musicale di riferimento (mio soggettivo) nell'interpretazione di Fischer-Dieskau, “la voce” (ndr. BWV 56). Aggiornamento: una volta di nuovo, link offuscato. E al mio pensiero del problema di Cristo va la ragione che mi porta a pensare che ci siano persone che si dànno da fare per impedire la libera diffusione di emolumenti culturali come questi... (e se non lo trovaste più cercate BACH: Cantata BWV 56 "Ich will den Kreuzstab gerne tragen" con voce baritono Dieskau) ma allora io mi dico, se ne avessi e trovassi ancora oggi il coraggio – dove trovare il coraggio per fare qualcosa di buono se il mondo continua ad essere pieno di persone con una così limitata ampiezza di cervello? Con un sì così ridotto e innobile comportamento umano? 

Prefazione: questa indagine non avalla nessun preconcetto o pre-costrutto di carattere filosofico o teologico, sennò avrei cercato di fare il filosofo o il teologo ergo, non essendo la mia vocazione, l'avrei anche fatto per sbaglio, penso... perdendo il mio tempo che fra l'altro dovrei mpegnare solo a disegnare...

Chi si è posto “il problema di Cristo” (adesso) sono giusto io che a parte una spontanea vis creativa non ho altro mezzo per identificarmi al tempo presente... Come ogni cosa che scrivo non è nata perché c'è Luca Mesini dietro, perché i nomi delle persone sono ciò che passa, e sono sinceramente le cose inutili - mentre il lavoro che facciamo - se nasce per ragioni reali, deve per forza aver a che fare con la realtà in senso lato ed è utile capirla questa cosa, che si capisce poco (la realtà di tutti i giorni): interrogandosene ivi interagendo in essa “ciò che è presente” nella realtà...

Toro molte persone che si sono “affidate” a Cristo e la cosa la capisco; purtroppo la capisco anche bene oggettivamente, perché in molte altre circostanze - certi “lussi“ di pensiero non possono proprio prendere forma... con questo intendo dire che esistono, secondo me, forme oggettive (le une in anitesi con le altre e le une al polo opposto delle altre) che possono... diciamo “permetterci“ di affidarci a “Cristo“ se volessi ridurre il mio ragionamento a questa semplificazione.

Inoltre, questa cosa la capisco da artista, perché quando disegno è come se pregassi... son poche altre le parole che possono riassumere il gesto... Mi sconvolge saper che un fiore prende sempre forma, se ci sono le circostanze per fiorire - e fino a quando l'uomo non interviene sul processo della natura: i fiori crescono. Ma gli uomini creano ben altro e pertanto, il problema di Cristo rimane un mistero sul quale ogni essere umano dialoga, interrogandosi profondamente sul senso della sua vita e sul perché, un certo coinvolgimento di pensiero e una certa... intimante “arresa“ può, effettivamente, portare a una “vittoria“ che poi può realmente assorbire ogni aspetto della nostra vita contagiandoci come una formazione di eventi a catena... più avanti sulla dimensione della “resa” o del “precipitare senza paura” ci saranno evidenti schemi di riflessione :)

Ringrazio il commentario a questo articolo che mi ha dato la preoccupazione per incidere il concetto di base scrivendo questa prefazione.

ANTEFATTO

Tutto è benvenuto se mette in moto il sistema del cuore e della testa.

Il tema - che riguarda l'Arte ma soprattutto l'uomo e la persona normale, che mi simiglia quindi, si presta per allocuzioni molto più estese, pertanto mi dedicherò solo a quelle afferenti alla nostra vita quotidiana, perché il problema di Cristo è come la cesta di faggina (sorta di legna secca) sulle spalle del montanaro - ce lo portiamo sempre appresso, quindi servirà ben a qualcosa interrogarsene. Come alle ragioni del montanaro, a scaldarsi e sopravvivere, non solo per scaldarsi...

Tempo fa, una donna sposò Cristo - un uomo: pure. “Grazie al càvolo” - dissi; mica può dirti di no!

Presi la cosa come di solito prendo le cose: seriamente e di petto. A me, Stefania, Alessandra, Antonella, Gabriella, Mara... hanno potuto dire di no: sentendosi libere. E io le amo ancora oggi come il primo giorno, sapendole libere - almeno al dettato della mia esperienza e di tutte le mie inter-relazioni vissute con loro.

E' pur vera una cosa: se io disegno, come al solito, senza pensare, lasciando solo che una di loro mi entri dentro: il disegno diventa meraviglioso. Pure io, se lo vedo a distanza dopo tempo, me ne rendo conto... piace molto pure a me e mi dico come sia possibile disegnare così.

Fede, amore, dire di sì o trovarsi vicino a ciò che si vuole avere vicino e dentro “illumina“ quindi, mette al lavoro le pile a combustibile... però questo è abbastanza logico: star bene fa star bene e sono alcune, le condizioni, che ci fan star bene...

Eppure “chi sceglie di sposare” Cristo dialoga una libertà eguale - anche se per me non è eguale per nulla, perché Cristo dice quel che vogliamo sentirci dire - le “autocertificazioni“ non riescono, credo a firmarle autorevolmente, neanche i saggisti più nobili e responsabili, neanche i più grandi diplomatici... parafrasando un tema sul merito, “scagli la prima pietra chi non...”.

Eppure - Cristo, inteso come “entità” viva, reale e presente - esiste e concreta, di fatto, le ragioni, il senso e la sola speranza vera sulla quale potersi appellare - su questo limo si identifica il sentimento della Linea Guida di chi dialoga e si fida e confida in lui. Però - da sempre, la logica, il costruttivismo, il “ragionamento“ e il materialismo (o, sempre rimanendo sul tema al merito, il paradigma di Tommaso (cfr. grazie all'indicazione commentaria che me lo ha ricordato): credo se vedo e se tocco, non credo se non vedo e non tocco... pertanto quasi antesignano della matematica quantistica...) - non leggete, se potete, questa frase, stante al lido causa-effetto - quindi nome riportato e diretto collegamento con il background di quel nome... ogni esempio citato nei testi deve farvi andare “oltre” al significato sillabico della citazione, “vedere” e “toccare” sono due sentimenti che indicano le ragioni massificanti dell'entità che produce delle “certezze” alle sole conseguenze logiche facilmente educibili alla identificazione della realtà dal punto di vista umano... (se io firmo un contratto per pelare patate avrò in cambio - di quel tot. di tempo in cui pelo patate, - ciò che il contratto garantisce impugnando la mia firma, quindi il mio impegno al suo); “credere” in senso contrattuale, materico, fisico, tipico della causa-effetto che si dipana al sentimento dell'anima del commercio materialistico, quindi sul quale “ogni cosa ritiene di poter far viaggiare il mondo massificando tutte le cose e creando uno stuolo di valori determinati dalla sostanza delle cose stesse) non è il credo che adduce al “problema di Cristo” come una panacea a tutti i mali ai quali ricorrere perché “esiste e dà delle chiare risposte quantificabili in pani e pesci”... la logica e il ragionamento puro entrano in conflitto con un sentimento che come tutti i “pensieri liberi“ è un lusso prendersi... l'Arte è scollata dall'umanità quando perde il senso umano al suo modo di esprimersi - teologia e filosofia possono scollarsi dalle persone quando diventano in insieme chiuso di concetti per arrovellarsi il cervello capendo così bene le cose da non riuscire a farle capire agli altri, al loro nodo centrico. La donna delle pulizie dell'Esposizione concettuale di Bari andrà oltre al problema di Cristo, tutti quanti noi possiamo averne ben altri - solo fermandosi a pensare lo possiamo trovare e non sarà il dogma a farmelo interpretare per quello che vale.

Esempio diretto: io sono qui, e sto impunemente scrivendo. E' un incredibile “lusso” per me prendermi questa libertà... non potrei prendermela, non dovrei, proprio non potrei prendermela. Perché? Per ragioni fisiologiche, materialistiche, logiche, strutturali, liberali, ragionamentali, logiche... non ci sto guadagnando nulla. E non ho un lavoro che mi sta coprendo le spalle... ho una casa? No. I miei prendono 818 euro al mese e hanno un RID di 600 euro per vivere dentro 80 metri quadri, mese dopo mese, con il problema mese dopo mese di inventarsi i soldi, con me, per venire a fronte di tutte le altre spese... artigiani umili ma onesti e per questo nati in affitto moriranno in affitto senza potersi pagare 4 assi per morire.

Cosa mi spinge quindi ad essere qui? Pertanto? La fede? ...la pazzia? L'egoismo o semplicemente il lusso... l'opportunità di favore, il lusso quindi.

...- insomma: ogni volta che vengo qui a scrivere sono un pazzo suicida che cerca, scrivendo e ragionando, di dare un senso forse alla sua propria vita? Di portare avanti con inconsapevole cedimento e incertezza il dicastero della vocazione della sua presunta artisticità? Perché sento il bisogno necessario di stimolare negli altri le mie stesse perplessità dato che, così mi pare che imparo mentre insegno e gli altri insegnano mentre imprano a ragionare su tutte le cose a modo loro? Più volte mi han chiamato maestro - e chi è il mio maestro? Più volte ho risolto le storie d'amore degli altri - e chi risolve la mia? ...perché esisto?

... volendo proprio ragionare, per ognuno di voi, le stesse sostanze, oggettivandole e soggettivandole alla vostra vita personale vita, qui dentro c'è tutto il... problema. Di Cristo.

Lamentarsi o dialogare i propri problemi serve per esorcizzarli ma finito l'esorcismo bisogna risolverli: come? A chi ci rivolgiamo per risolverli? Di solito agli uomini. Molti arrivano agli uomini passando invece da Cristo...

Stante alla letteratura ma anche agli studi in cieco: sono due soluzioni diverse. Portano a “costruire“ e congiunturare due diverse conseguenze.

Questo significa, in pratica, ragionare questo dilemma alla nostra vita quotidiana: “abbi fede in lui” abbi fiducia in lui... i più materialisti inseriscono già qui subito una diga (e io sono uno dei più materialisti fra i materialisti): al momento in cui vado a pagare l'affitto? Cosa dico al proprietario: che credo in Dio? Lui non concorderà con il mio “credo“ se a quel credo non vede “600” euro... mica posso dirgli: “Pirla di un filisteo o di un Matteo quantistico!” - sto solo cercando di risolvere una questione civile fra persone civili e pertanto, se lavoro porto in porto il mio debito e lo onoro, credo o non credo permettendo... Ma non è propriamente in termini così massificanti che ci si deve interrogare sul problema di Cristo, dato che non è un personaggio da “Mille e una notte” che esce fuori da un'anfora come un mago merlino e realizza i nostri desideri facendo crescere monete sugli alberi :)

Per questo è un problema alla portata di tutti: perché riguarda proprio tutti, tutti hanno un motivo per interrogarsi verso questa forma che - chi ragiona in modo cognitivo chiama “arte astratta” e chi ha fede o una sorta di fiducia (supportata da ragioni che eppure, profondamente, possono avere comunque al credo una chiave di lettura oggettiva) ritiene tutt'altro che astratta.

Perché ciò che non esiste per molte persone esiste. Ed anzi: come ho recentemente anagrammato nel teorema dell'amore secondo Dora Corrington (che si è uccusa una volta che ha perso la sua musa) - esistere senza ciò che dà un senso alla nostra esistenza è impossibile. Stesso teorema, pare che abbia portato al martirio - non solo in termini storico religioso ma direi proprio storico-politici, come nel caso dei desaparecidos anche se non possiamo confondere chi disgraziato vien fatto prigioniero e impossibilitato poi a muoversi o reagire viene torturato e ucciso.

Il luogo comune più dibattuto è “abbi fiducia in lui” come furono le parole catartiche di Giovanni Paolo II, giusto? - ...non abbiate paura. Insomma: una sorta di “Bungee Jumping” non solo dello spirito... guardate qua: ci ha ragionato sopra anche Pina Bausch. Trovatelo il coraggio, trovatelo...

Di solito lo si trova quando non si ha più fiducia negli uomini come lo troverebbe la ballerina se al suo compagno fosse venuto di colpo il desiderio di darsi all'ippica - proprio nel momento cruciale della sua discesa in totale abbandono.

Oggi forse come ieri - “Cristo” (intendiamolo come cosa nota senza andare ad anagrammare altro, viviamo in un contesto dove possiamo non sapere nulla di tante cose, ma di certe cose abbiamo avuto incisi i riferimenti da sempre) ... cristo è inteso come “questione che interpreta e rappresenta le cose nobili giuste e perfette, in quella che da sempre è l'imperfezione e la libertà delle persone, unite e in collaborazione per far del bene, piuttosto che - cinicamente, per leggi di mercato, interessi pubblici deviati, o privati e antropomorfi usano e abusano del proprio potere sulla pelle degli altri)... in un contesto “cristiano“ quindi che riguarda e si rifà al concetto di Cristo - abbiamo delle “società” differenti. Abbiamo delle “banche” differenti. Abbiamo un mondo del lavoro e una politica forse più vicina al sentimento nobile che gli venne espresso 2000 anni fa o - storia permettendo, anche prima - certo: prima di Cristo.

Quindi - “Cristo” inteso dal momento in cui ne parliamo è “alternativa”.

Alternativa “nobile”. Possiamo demandare anche a lui tutte le scienze e le arti che si sono “erse” alla bellezza nel suo nome anche se il nome che le ispirava era ed è sempre stato l'amore incondizionato e non il “calcolo preconcetto” che oggi più che mai domina - rendendolo sterile come “la famosa cacca che non fertilizza nulla” che pure recentemente ha animato alcuni articoli di equilibriarte parlando di cos'è l'arte e quella contemporanea stante al mercato che la mercanteggia o domina - una sorta, potremo dire in tal senso, di “anticristo” visto che non è interessata al bene comune ripartito in una sorta di pura teoretica marxista (dal momento però in cui pura rimane e nessuno cerca di metterla in pratica facendosi deviare il cervello come... i troll, i nani o i cosi di quel romanzo diventato poi “film” dove l'hobbit ... se s'infilava quell'anello...)... vedete come anche in letteratura e in quella Fantasy - il problema di Cristo domina ogni risvolto. E' un problema aereo che suscita e raccoglie desider e speranze... è un vessillo, di pace e libertà - eppure così facilmente soggettivizzabile agli interessi di chiunque.

Come nel TAO o tao-chi o tutte le altre forme parallele che in qualche modo desiderano dare all'uomo una speranza... visto che pare che l'uomo, esistendo senza il coraggio di esistere o il suo virtuosismo più nobile, dal momento in cui viene inglobato in un “sistema-paese” perda parte di quella nobiltà.

...io non so proprio come risolvere il problema di Cristo - posso dire a cosa si richiama questo problema, perché pare che la mia famiglia sia stata una famiglia Cristiana e aldilà dei normali luoghi comuni che caratterizzano una storia coniugale (litigare, rompere i piatti, svegliare i figli alle tre di notte perché un litigio notturno verte sulle irresponsabilità del padre che vuol fare l'artista amando una donna che si spacca la schiena per far quadrare i conti quando i conti non quadrano mai e comunque, a ben ragione è stato un artista artigiano che con doti disumane è sempre riuscito a crescere 4 persone) - oppure nell'eppure non felice e disgraziato momento in cui Ella - totalmente giustificata, ha strappato tutte le foto del matrimonio, insomma: non ho mai visto mio padre mancare di rispetto a mia madre e ho sempre compreso come mia madre fosse stata interpretata e liberata come una donna libera - che mise al servizio dei figli il suo estro da sarta per cucirgli addosso i vestiti che parenti e zii gli donavano, dismessi, per vestirli...

Ora quindi io posso dire che non siete dei cristiani e non avete risolto il problema di Cristo regalando a qualcuno un vestito che non mettete più: ma lo sareste se gli deste dei soldi per comprarselo. Non siete dei cristiani se cercate di far venire voglia ai vostri nipotini di venire da Voi a Natale perché sanno che troveranno sotto l'albero il regalo più bello - ma siete (semplicemente uomini) se andate da quel papà, con problemi economici e, prima di natale, gli date qualche soldo per far lui quei regali che farà trovare ai suoi figli e che stenta a trovare perché troppo onesto per lavorare in un mondo dove il sistema “anticristoforo” pare sia quello che va per la maggiore.

Ma “non essere” cristiani è il problema o la virtù? Il problema di Cristo non si attiene ai cristiani o ai mussulmani o ai buddhisti o ai “tenagerine dream” dipendenti o ai “renziani” o alla lobby dei taxisti o al circolo dei ballerini di tango di  milano e via dicendo... il problema riguarda gli uomini, ad esserlo - e porta agli uomini un “concetto” forse per dimostrarlo e diventarlo, ... dimostrarlo e diventarlo: ma cristiani o uomini? Non esistono, per un artista (e non dovrebbero quindi esistere per gli uomini), differenze di ceto, di religioni, ideologhe e di status symbol - ciononostante sappiamo che esistono e sono determinanti ma appunto perché hanno by-passato il “problema di Cristo” che inteso in senso lato e nella sua enormità (piccola) raccoglie un invito universale: unificare un senso nobile esteso alla virtù del bene individuale inteso al sentimento del bene collettivo e questo, anzi, come denominatore che poi irrora tutti i sentimenti predisposti ognuno per ognuno. Per questo si parla di “politica“ e si avvalla il sentimento politico al problema di Cristo perché altrimenti - per le necessità degli uomini, non potrebbe essere inteso diversamente - dato che l'uomo ragiona su cose che vivono e muoiono e non che esistono da sempre.

Ciò che esiste, è esistito ed esisterà per sempre per ogni artista o uomo che se ne rende conto (quindi: l'altro, la donna per l'uomo, l'uomo per la donna, lo stesso concetto di “musa” per ognun di loro) nei momenti di più greve tregenda si interrogò su Cristo al momento in cui avrebbe desiderato vincere la sua BATTAGLIA eppure l'ha vinta lo stesso e ugualmente senza doversi adattare a certi schemi che aldilà delle parole - non centrano niente. Lei è la mia “santa” ma non stante a quei paradigmi religiosi che non attecchiscono sugli artisti e credo sugli uomini semplicemente onesti e non deboli abbastanza per attecchire su architetture preconcette modellate da uomini per uomini... Lei ha agito come una donna, per ora nella fortuna di non trovarsi un uomo così idiota da non saper fare marcia indietro usando invece i suoi istinti per risolvere questioni identiche a quelle che Giuda percosse a se stesso non potendo più tornare indietro... ma Lei e Lui sono l'una compatibile all'altro e viceversa insegnandosi il compito di essere Donne e Uomini potendo vivere insieme senza uccidersi - questo è il concetto del problema di Cristo - una volta risolto. Amarsi - qui: in un contesto terreno.

Il problema di Cristo non lo ha risolto Bach con questo ma forse più Mozart con quest'altro. Riguarda gli uomini, non delle forme astratte o elegiache di uomini-non più uomini.

Perché il problema di Cristo significa onestà e giustizia - mentre la sua antitesi è l'omertà e la vigliaccheria, e Calvino - allo stesso modo degli apostoli, ce l'ha lasciato scritto nero su bianco: siete voi che potete adattarvi all'inferno che animate e costruite qui in terra - altrimenti fare qualcosa di diverso.

Immagino quindi che dietro al sentimento del problema di Cristo “regni“ un padre che permette alla figlia di scegliersi un ragazzo anche se di un'etnia molto diversa, basta che non nasconda il deficit di una mente perversa, e se mia figlia deve stare con un cretino che la picchia, a costo di tirarla per i capelli la difendo da se stessa là dove un bastardo ha invece deciso di farle provare piacere soffrendo - l'adrenalina è un'alchimia che è tutta condensata nel regime della nobiltà di chi se la destreggia fra le dita - e noi uomini reagiamo con violenza agli abusi di violenza e se ci tocca, di fronte alla violenza usiamo la nostra per sopprimerla - non risolverà il problema di Cristo ma almeno la caduca giustizia dell'uomo che vuole libera una donna sì.

Immagino che dietro al problema di Cristo ci siano delle coppie di persone, amanti o coniugi, che affronteranno i problema di vivere insieme credendo in qualcosa o costruendo anche solo la quotidianità del loro vivere insieme per vivere meglio senza mai picchiarsi o farsi troppo del male, almeno non sapendo poi ricucire e superare con la quiete la tempesta - immagino quindi ciò che tutti desiderano eppure possono adducere solo comportandosi in modo simile a questo risultato che integra il problema Cristo come il cesto di faggina che sulle spalle ognun di noi si sente sovraccarico portato...: quindi se immagino giustizia cercherò di essere giusto, ma mai rinnegando il mio sentimento umano. Non si abdica alla nobiltà per la giustizia: farlo è un delitto, o meglio: un problema. E l'ossimoro del problema di Cristo è appunto una ragione per ammortizzare o risolvere i problemi...

Non è possibile avere fiducia in una cosa che non esiste - ma se esiste solo ciò che facciamo, siamo noi a decidere se cucirci addosso la vita come la dialoghiamo, e se sappiamo dialogarla bene, insisterla in quel modo. A chi ci possiamo richiamare nei momenti in cui non riusciamo a sopravvivere a noi stessi? Ci richiamiamo probabilmente alla “memoria“ di tutto ciò che è stato bello, cercando forse anche inutilmente di ripeterlo.

In quinta elementare - mentre i miei frequentavano comunità alternative (credo la comunità di Chicco) per noi tutto era estremamente interessante, potendo stare con i figli degli altri. Io mi innamorai di Antonietta, una ragazza con fulvi capelli riccioli che suonava la chitarra - mi insegnò quindi le prime note. Bella, intelligente, evoluta - creativa, propositiva, sincera, umana - per me era quella l'idea della vita.

Che poi sia vita cristiana forse - oggi - da adulto, posso conversarla con questa riflessione sul Problema di Cristo - certo è che io, la vita cristiana, la intendo nell'amore libero e sincero per chi si ama e dal profondo rispetto che da lì parte per poi inter-relazionarsi con il mondo intero. Perché le immagini di Antonietta (come tutte le altre a partire dai 4 anni in poi, quindi da quando il “registratore“ mnemonico funziona) sono incise nel mio “Io” e vengono ad allegrarmi quando ho bisogno di ricevere più forza e conforto. O mi scaldano in modo astratto nei miei momenti bui.

Se Cristo lo trovate in una donna - è certo che il torto non lo farete a nessuno dei due :) E se quella donna è il vostro compagno, non è uno sbaglio - se vi nasce da dentro il cuore.

Il problema di Cristo quindi credo si possa risolvere solo con l'amore - non citandolo per giustificare violenza o bestialità (quindi modificando la natura dell'etimo in un altro vocabolo), ma inteso alla sua desinenza migliore che non lascia tracce di presunta umanità - è umana: e basta.

Mi auguro che Putin non decida di uccidere qualcuno perché deve “difendere dei russi” come ritengo che alcuni nostri movimenti di puri mafiosi anarchici (purtroppo pensavo che fossero solo i leghisti e i pdellini eppure visto che oggi ci vedo anche i grillini e i pdiini credo ormai tutti) - ciò detto non sarò io per primo ad ammazzare nessuno o a promettere falsità per potermi godere ancora altri soldi rubandoli a qualcuno. Ma se il problema di Cristo fosse “interrogato” da chi ha il potere per disporre il suo ingegno, è certo che il mondo - oltre al disegno avrebbe il poter della pittura e credo che saprebbe meglio investire le sue proprietà servendo la scienza, l'arte e la letteratura - non tanto per denigrarla con l'intuito della libertà, ma preservandone il valore espressivo sul processo, virtuoso, della “schola” cantorum.

Il problema di Cristo è infine la sponda sulla quale si partecipa il dolore, per questo funziona meglio dove le porte aprono al mistero questo settore - e chi meglio di un uomo messo in croce a sanguinare può riassumere in un solo gesto fisico tanta disperazione? Tutto serve ed è utile a dare un senso... forse per moderare quell'istinto di ribellione e di rivoluzione che oggi come oggi viene a galla giusto se un uomo si trova davanti a un altro: entrambi loro con un'educazione diversa al sentimento del possesso. Quindi fattibili a uccidersi uno contro l'altro... per proteggere la città invisibile che si portano dietro. Ma non ci si rivolge a un'entità astratta e incodificabile solo quando si soffre o si sta male: ci si rivolge a questo ogni giorno. L'artista già lo fa da sempre come se avesse dovuto intraprendere un viaggio senza ritorno.

Da cosa si evince questo? Da come agiamo per aiutare noi stessi che è poi quello il modo in cui agiremo per aiutare gli altri. Se agiamo con noi stessi pigramente, aiuteremo gli altri allo stesso modo. Se agiamo verso noi stessi egoisticamente non vedo perché non essere egoisti con gli altri. Se agiamo con noi stessi con la forza dell'amore - senza farla venire a meno, agiremo di conseguenza. Io posso solo dire che la forza dell'amore viene a meno e non mi è mai stato possibile compensarla dicendo sì a Cristo - visto che preferisco chiedere alle persone, ma senza insistere :) Eppure - se io con ragionamento materico dico che non ho mai detto sì... sarà poi vero? Quante volte lo diciamo pur senza saperlo?

Molti di noi questo problema quindi non ce l'hanno proprio - perché la vita è simile al problema risolto. Per molti: risorto a nuova forma. Quella che ritengono giusta.

Ho detto sì a cristo solo quando disegnando per amore in mezzo agli altri regalavo disegni a palate per vederli felici e rendermi felice farlo.

Ma cristo era credo vicino a me, sempre a pochi metri di distanza - era una musa, era molto bella e per me era la sostanza delle cose a cui ci si ispira senza conoscerle bene. Era nei bambini e nelle persone, adulti o vecchi e anziani. Per la stessa ragione che guiderà sempre un uomo - in mezzo al buio totale - muoversi poi solo verso la luce di una stella - sempre. Così devono aver pensato molti tecnocrati: facile catturarlo :)

Ma l'universo non l'ha disegnato un tecnocrate, di questo sono certo. E questo fa la differenza fra l'Arte e quel che non lo è. Fra l'uomo e la bestia (non l'animale ho detto ma: la bestia).

No sapevo che foto mettere in copertina, perché alla fine del ragionamento la stella è solo una mano e l'uomo porta sempre a quel gesto, anche se non riesce manco a sollevare il braccio...

commenti

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Luca Mesini - 17/03/2014 - 16:14:29
ti ringrazio Dersa, - mi è uscito Matteo pensando a Tommaso, è vero... ho un carico di input sempre esagerato e scrivendo a braccio, combino sovente pasticci; e sono ben più d'una le inesattezze sul piano teologico o scientifico, incluse tutte quelle che ometto perché credo neanche di conoscere in modo approfondito... . Il mio sentimento è sempre comandato al desiderio di proporre ragionamenti che trovo personalmente interessanti e a largo spettro affluenti alle arti e quindi alla formazione generale dell'uomo in quanto “uomo”, sempre però al difetto spontaneo (oppure tragico) della mia formazione di base, che è anche ben lontana da quella universitaria - con il solo vantaggio della “vis creativa“ che è il solo lume che ci può permettere di andare oltre a cercare risposte senza “vizi” di forma - ti ringrazio (fra l'altro dovevo fare anche altre correzioni, perché è indecoroso che io citi una delle mie muse ispiratrici così liberamente ;) Grazie ancora :) Luca
Dersa Loi - 17/03/2014 - 13:37:47
Ciao Luca. Ti rilevo un'inesattezza ( e ve ne sono altre a livello teologico) : non è l'evangelista Matteo quello della frase vedo-tocco (che tra l'altro buttata là così non dice nulla neanche al più semplice livello filosofico...),semmai è la frase dell'apostolo Tommaso riportata nel vangelo di Giovanni.

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