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Pubblicato da
Luca Mesini
il 28 maggio 2014

Quanto vale un disegno? Misuralo!

O meglio quanto vale un lavoro di un artista che decide di vivere sul suo lavoro d'artista (premesso se questa sia una domanda da farsi). Semplice: ci sono le “misure“. Già, la dimensione. Strano ma vero, se avete dubbi, vi sentite male, in colpa, incerti, imbarazzati, alieni in terra straniera fuori da ogni mappa stellare - prendete un righello e: cominciate a misurare!

Articolo venato di sottile e arguta ironia. Possiamo però premettere, all'ironia di cui sotto - una sintesi seria. Questa appartiene agli adulti, alle persone “mature“ serie e responsabili. Se queste Vi chiedono un disegno sapranno loro dare un valore a quel disegno - al pari e in parallelo Voi saprete, pertanto, darlo a loro, sul merito di quanto sapranno corrispondere a quello che è un lavoro. E saper riconoscere il valore di un lavoro: è semplicemente, un arte :)

In vita - esiste solo un certo tipo di nobiltà. Quella che si divide e quindi si relaziona fra le arti, la civiltà, l'umanità, l'educazione, il buon senso, la “codoscenza” delle cose, il senso etico e deontologico di giustizia super partes.

Ora, l'ironia può prender posto alla faccenda, e a Lei lasciamo continuare...

Penso di aver scoperto, perquanto sia un procedimento triste come rileggersi 1984 di Orwell - grazie finalmente a una interlocuzione con illustratori, artisti e galleristi, quanto può valere un disegno unico fatto a mano libera.

Ergo ho modificato le mie recenti gallerie che si son date la pena di conversare la faccenda, e di fronte alla domanda: “Vuoi vivere con i tuoi disegni“ mi sono detto, ma che razza di domanda sia questa? O che senso abbia farla a qualcuno che disegna dalla sera alla mattina. Valga per la danza, per chiunque e qualsiasi altra circostanza vocativa.

Sulle anamnesi che elucubrerò, non mi preme ciò che non capisco - dato che se è davvero un termine diffuso da tempo, sapevo dei centimetri quadrati (ma gli ho sempre preferito un valore oggettivo che purtroppo dipende da ognuno di noi) idem con il disegno... ma convengo sempre che alla fine della fiera, ci siano molti elementi che devono essere valutati - e questi sono la ricchezza di interlocuzione emotiva che potrebbe arricchire l'analisi della sostanza di ciò che si desidera, come sul sistema di ebay: certificato, protetto, molto indicizzato ed anche complesso da gestire in ogni sua parte come nel migliore caso di un portale e-commerce, tutto dipende dalla quantità e dallo stile di informazioni che accompagnano un prodotto. Anche un prodotto usato, infatti, su ebay, se conversato come una pietra preziosa, probabilmente vale come una rosa appena fiorita - ciò che invece viene buttato e presentato lì senza una mezza maniera o fatica, spesso nasconde una grande fregatura.

... insomma: quando uno studio grafico decide quanto vale una pagina a seconda del libro che deve impaginare, capisco i ragionamenti che si fanno, quando la Coldiretti ammazza il prezzo del latte, non capisco i ragionamenti ma anche lì, se li fàn li fanno - ma su un disegno: misurare la base e poi sommarla all'altezza mi pare la cosa più strana da pensare. Leggermente scosso dal prendere seriamente queste riserve come metodi per risolvere l'arcano, è pur vero che non posso dire a chiunque di decidere lui quanto può valere un mio disegno - perché se prendo dei soldi in cambio di qualcosa, o valuto anche solo la circostanza, è palese che ritengo che li valga ... come minimo devo essere ”io” consapevole in primis del valore di ciò che lascio e dono a qualcuno perché “vale“ mentre lui debba almeno essere convinto di...? Forse di aver fatto un affare? Non credo: semplicemente aver avuto “giustizia“ come vedremo subito... (e scopriremo quanto questa è condivisa, sempre).

Comprarsi un disegno, Vi pare un affare?

E la vita, il dare e avere in termini monetari - può svolgersi senza questo “conto terzo“ dell'affare? Non saprei... a me se chiedono un lavoro davvero semplice e me lo pagano oro, non mi pare un affare - non ho mai lavorato pensando che fosse un “affare“ farlo, ma semplicemente giusto.

Sono quindi affari le cose che ci sembrano giuste? O sono solo cose giuste e ovvie da farsi (lasciando perdere l'affare...) le cose che possiamo fare facendole? Giochetto e anagramma adolescenziale. Chi compra un mio disegno vuole solo avere una cosa nel modo giusto - la giustizia permette alle cose di essere godute, o meglio ci godiamo le cose se le raggiungiamo con giustizia, l'ingiustizia... oddìo, l'ingiustizia non dovrebbe avere il potere di farcele piacere, o godere... ma non vorrei aprire un altro tema di così catartica e infrangibile attualità (NOOOOO!!!! MESINI!!!!! NOOOOOO!!!!) con occhi terrorizzati, certo capisco... non lo farò.

Questione etica.

Forse il problema è che oggi non tutti (come anche ieri, in fondo, ma in situazioni socio-culturali percettive e storiche diverse) riescono ad occuparsi del “da farsi“ al punto da non potersi talvolta proprio manco mettersi (pur desiderandolo) nella condizione di farlo e quindi la tregenda sul merito appare inevitabile. E il compromesso pure. Come, a quanto pare - le addizioni...

Se ciò fosse ecco l'Editto ufficioso di messa in vendita dei disegni miei come quei di chiunque...

«Da oggi (26 maggio 2014) metterò in questa galleria i miei disegni in vendita. Poiché non posso dare un valore al disegno, il prezzo sarà a Vostra discrezione e potrete qui (nei messaggi) oppure scrivendo a mesinilio@alice.it fare una proposta di acquisto. MA...

Altresì, lo debbo ammettere, chiedervi di trovare questo coraggio al posto mio per poi magari farsi dire, da me stesso meco medesimo: la ringrazio, ma cinque euro sono poche, quindi, più che con diritto, con disagio, offenderVi, non è corretto. E quanto imbarazzante sarebbe per me finchè ho avuto un lavoro a “coprirmi le spalle“ , certo è che ne ho regalati un bel po' di disegni in 30 anni, a quanto pare - e se perciò (grazie a ciò) ho imparato o disimparato a disegnare come disegno, è il mio orgoglio e ne pago il pegno :)

Alcuni artisti, pertanto, e illustratori, mi hanno aperto un mondo (ringrazio, a tal uopo, anche alcuni galleristi) dicendomi, chiaro e tondo, che... se voglio vendere i miei disegni e anche viverci, esiste una regola, adottata da quasi tutti, ovvero questa: sommare la base all'altezza (primo) e poi moltiplicare il risultato per un tot. (facoltativo) (perquanto ad alcuni potrebbe sembrare che l'addizione basti e avanzi) - Il risultato sarà il valore in euro del lavoro dell'artista.

E il fatto che io decida di non voler poi fare la moltiplicazione, visto che base per altezza mi sembran sufficienti ma, preso da una sorta di sconforto esistenziale, mi senta in dovere di dividere per due - bhè: la matematica, non è il mio forte.

Ovviamente, moltiplicare per un tot. il risultato di quell'addizione dipende da molte cose impossibili da riassumere qui brevemente. Proprio a dirle veloci: se è un disegno o un'acquerello, un acrilico, una tecnica mista (con foglia oro o senza) o quadro ad olio, un'incisione o una stampa e di che tipo (serigrafia, litografia digitale) e in che numerazione (accludendo tutti quei misterici cavilli che comportano una garanzia a valore aggiunto, come se... su carta, a esempio, il disegno fosse eseguito su carta di molto valore o da fotocopia, se il disegno dell'artista riporta un timbro che si è fatto fare apposta in ghisa che imprime a pressione risultando così coreograficamente in rilievo o con una tecnica fantascientifica da anteporre in modo meccanico sul supporto, che si vede solo con occhiali TRE D - infine se “biffa“ o distrugge la matrice in caso di stampe... insomma: un mondo).

Più tempo ci mettete e più fogli di Uniformità ISO qualcosa, anche di inventato e depositato dal notaio con costi al seguito, fate - più vale. Più è complessa e difficile la cosa - inequivocabilmente, oppure irripetibile (perché frutto di un intuito o una vocazione di stile piuttosto unica nel suo genere) - più vale.

Eppure se in un disegno c'è il giro del mondo e chiunque sa riconoscere dentro quei segni il peso e il tempo di 80 giorni, credo che l'addizione dià un risultato sul quale la divisione poi non ritorni quindi, la filosofia della moltiplicazione “sul merito oggettivo“ è sempre valida. E non saranno il tipo di carta, ma “quegli 80 giorni“ a deciderla.

Questo valore, come abbiamo forse anticipato più volte, sono sempre in due a condividerlo, avrete da condividere “una scala dei valori“ opinabile, forse modificabile, trattabile, adattabile alla circostanza, ma condivisibile - come fra gentlemans. Cultura, educazione, progresso... almeno così è stato nella storia e dovrebbe ripetersi con voi. Ma la storia è fatta anche di cantautori pittori, quanto cantautori e quanto pittori sovente c'è anche comunanza di intese nell'adducerlo... insomma - ce ne sono forse tante di cose nella storia da discutere e come puta caso vuole il tempo presente, le discussioni più animate riguardano i valore delle opere di Bansky (con tutto il complesso valore aggiunto che “le fa” su suolo pubblico o privato e quella sorta di velatura da anonimato e il non ultimo caso onde percui come fai a dare dei soldi a uno che non è bansky per un'opera che è sua - forse seguendo il diritto che si assurgono da secoli le case d'aste, anche per chi - pur esercitando in vita, vive come un super-eroe in qualche antro segreto o universo parallelo?) ...e l'arte contemporanea tutta in genere (dall'ultimo caso dei biscotti ripuliti con scopa e paletta a uno che entra in un un posto e, avendo un suo chiodo fisso lo martella sul muro)...

Quindi i miei disegni, essendo 21 x 29,7 costerebbero, pertanto, 50 euro l'uno (21 + 30, in pratica, fa 50, infatti). Perché sono disegni, perché non sono acrilici o olii o tecnica mista (con foglia oro o di papaja) perché sono fatti a matite o matita e semplicemente su carta.

Anche se il valore è dato solo dal fatto se il disegno è bello e ci piace. E una cosa che piace si dona comunque e sempre, dato che nessun artista - almeno alla viva luce degli occhi di una donna, un uomo, un vecchio o un bambino, può resistere al suo desiderio: MAI.

Di mio posso solo decidere, a questo punto, sapendo adesso, finalmente, cosa vale un mio disegno (per assoldato metodo matematico che non troviamo espresso sulla Treccani o sul bignami del piccolo artista di qualche noto critico o opinionista, se mai è stato scritto - ma essendo una sorta di intellighenzia che conoscono tutti gli addetti ai lavori), ripeto posso decidere di abbassare il prezzo a base d'asta di un mio disegno a 25 euro, scontandolo del 50 percento, perché lo disegno su semplice carta da fotocopia da 80 grammi... Vi pare logico? Mi pare logico? ... non so: sono interdetto, ma procedo. Diversamente, su carta pregiata, varrebbe di più? Mhà... Un foglio di carta bella può costare anche 10 euro - 10 euro di più ... varrebbe, o dovrei misurare la diagonale togliendoci un dittongo? Bando all'ironia, metodi e leggi non sono uguali per tutti ma ci sono e si scelgono, e non è neanche corretto andare a sconvolgere un mercato che si basa su certe leggi, sistemi e protocolli - ciò che conta è rimanere liberi, anche di sopravvivere, ovviamente - quindi di interporsi a queste argomentazioni: risolvendole.

Se ritengo che sia un bellissimo disegno che con il fischio del trinchetto del panamese del brenta riuscirò mai a rifare, certo che vale di più... ma non ho mai regalato disegni che mi piacessero di meno di quei che ho tenuto a casa e che sovente, solo perché non hanno incontrato la via luce negli occhi di qualcuno sono ancora qui (e poi, devo dire che io disegno pure a tavola, quindi... sarebbe arduo non avere tanti disegni pure in casa).

Mi rimane, quindi, il diritto, però, almeno quello, di decidere, a mia discerezione, se quali e quanti disegni posso allegare in regalo!

Un articolo a parte meriterà un giorno sull'analisi del “disegno per amore“ perchè io ho sempre fatto i miei disegni più belli quando ero vicino all'amore: sempre. Se ero da solo: l'amore era molto vicino, molto, molto vicino, al punto da prendermi tutto come una madre invisibile con il suo mantello, quindi... sta cosa bisognerebbe essere capaci di spiegarla, un giorno, perdinci.

Poiché fatico molto a lavorare a colori, i disegni che deciderò di allegare in regalo, a chi dovesse mai comprare un mio disegno, saranno fatti splendidamente solo a matita, come piace a me, con una Grafwood 9B e si snoderanno su studi a braccio sul tema scelto dal cliente, presente nel disegno che ha scelto. Dire una cosa del genere è il massimo se sei sotto contratto con un gallerista o un editore, ma pure se sei solo con te stesso, anima brada, pura e selvatica - aiuta molto, da ciò che ho capito, aiuta. Molto (come a dire: molto poco...).

Ma... non ho capito perché.

Non esiste diritto di amore e di generosità? Ma allora che mi parlate di artisti a fare? Tutti gli artisti sono generosi, sennò non sono artisti, e chi va alle fiere per vedere cosa si vede e cerca di fare delle cose uguali - cerca di fare un affare o vincere un terno all'otto - non è un artista. Ma un affarista.

Bene - quindi misurando la base, sommandola all'altezza, e dividendo per due anzichè moltiplicare per tre, potrò cominciare a pensare di vivere disegnando con le mie povere matite su questi umili fogli di carta da fotocopia (che credo e credono, le persone che li vedono e li amano, che con quei segni scuri sopra valgano molto di più) e se li portano a casa, li appiccicano sui muri o sulla parete di un comò - oppure senza preoccuparsi dell'originale se lo stampano come ho sempre desiderato e voluto che chiunque potesse fare, facendo felici figli, bambini, amici e mogli...

In tal senso: cosa vale un disegno originale?

Ah, ma questo è compito mio spiegarvelo. In teoria ha più potere: è come dirsi, cosa vale vedere una donna e non parlarle ma desiderare farlo fino al giorno in cui rompi il ghiaccio e anche se va male prendi quel coraggio, e cerchi di essere al massimo gentile?

Avete presente?

Bene - con un disegno originale di un autore, è simile. Cultura emotiva, bellezza delle cose giuste. EMOZIONE. Punto, tutto finisce lì. Perché il segno è il cuore come il viso è reale se sei nel riflesso della luce dei suoi occhi (davanti a lei) e nell'arco del suono delle sue parole - finquando d'accordo poi la tocchi... anche solo appena appena sfioratole il naso o l'indice con timidi rintocchi... tintinnabuli :)

Ultimo sforzo epocale, previsto che non abbiate la partita iva perché dopo 18 anni di vita operaia e 5 da imprenditore - lasuma perdi... (lasciamo perdere) - Pagamento previsto via postepay con solo la maggiorazione delle spese postali. Ogni disegno, firmato, sarà abbinato a una ricevuta non fiscale firmata in calce con data (equivalente a mio personale documento di garanzia... per quanto dovrebbe esserlo semplicemente già solo il disegno). E ciliegina sulla torta pare che l'ACLI pensi che se la partita iva ce l'avete voi, posso farvi una ritenuta di acconto (se pensate di farmi ricevere per posta la certificazione). E da ex imprenditore vi dico pure che se volete fare dei regali a natale, è giusto sapere che al prezzo cadauno non superiore di sole 25 euro - scaricate tutto: costo e iva :) Basta siglare l'acquisto come regalo aziendale o promozionale.

E adesso dopo questa ennesima fatica mentale che non ha reso giustizia sul fatto che dobbiamo vendere i nostri disegni se vogliamo continuare a vivere, propongo di svenire e spiaccicarmi per terra: esausto :( 

CAMMEO - La moltiplicazione

Alcuni dipinti del passato - che hanno così fortemente contribuito a determinare l'immaginario collettivo, sono davvero delle opere d'arte universali. Se proprio dietro la bottega che conversa la proprietà di un lavoro del genere, non ci fosse (e sarebbe stranissimo) nessun complesso, ardito e profondo background culturale sul merito, avallato da storici, critici, professionisti vari con passioni emerite sull'argomento, la famosa addizione (nel caso de La Madonna di Antonello da Messina) ergo 45 + 35 = 80 euro, sarebbe da moltiplicare per un bel pò di volte.

Prima moltiplicazione per molte volte è data dal fatto che quel dipinto è stato eseguito prima del 1500, ed è oggi ancora bellissimo - quindi, seconda moltiplicazione per un altrettanto bel po' di volte, l'artista non era un essere umano (come si trova nelle note stesse di suo figlio che mai riuscì ad avvicinarsi alla dimensione del padre) ma una sorta di abilissimo genio baciato dal fato, esponente vivo di una sensibilità eccezionale.

Poi arriviamo alle moltiplicazioni che riguardano anche i contemporanei: non è uno schizzo a matita, perquanto bello, di un autore ma un vero e proprio quadro ad olio su tavola, il che ne aumenta il valore come si educe aumenta molto il tempo per farlo e pure la competenza, tecnica e artistica.

Un mio disegno in formato A4 chiede una manciata di minuti per essere eseguito (ovviamente da me) in base all'esperienza che mi son fatto negli anni. Ma un'illustrazione pittorica, dello stesso formato, chiede sicuramente più di un giorno, a volte anche alcuni giorni - mentre la stessa illustrazione, in altro stile, di un illustratore affermato può richiedergli, poniamo, da un'ora a mezza giornata - anche lì per esperienza e dialettica (al punto che molti di loro hanno cattedre ad honorem per insegnare illustrazione in vari circuiti formativi).

Questo vuol dire che il quadro di Antonello da Messina o un quadro a lui attribuito sul tema qui sopra anagrammato possa partire facilmente da circa mezzo milione di euro. Un originale di un autore classico, a seconda del suo campo espressivo (paesaggista, nudista, ritrattista) se dell'antichità o contemporaneo, varierà a seconda dell'importanza attribuita al verso del suo lavoro - da qualche centinaio di euro a qualche migliaio.

Questo può voler significare dire che il lavoro di un illustratore che è attorno al 21 + 30 = 51 non valga 51 euro ma, se ci impiega due giorni a farlo - sia da moltiplicare come minimo per due, se crede che un giorno di lavoro (del suo lavoro) valga 50 euro, calcolando che tanti semplici operatori su photoshop ne prendono però 10 al minuto per seguire un cliente a video… e operai in fabbrica, solitamente circa 80 al giorno), e in base all'oggettiva bellezza, poetica, singolarità del gesto - meriti in quel caso un'altra moltiplicazione per tre, quindi costi alla fine della fiera 300-500 euro trattabili.

Concludendo, lo dico per me ma lo ragiono come un dato sul quale poter “crescere“ le nostre certezze sul merito, un mio disegno vale naturalmente 50 euro, che non moltiplicherei per il fattore tempo - dato che il tempo misurato in un termine di 50 euro per farlo è ragionevole (visto che non ci metto un giorno). Non so ora cosa ci voglia o se sia definibile ciò che ci permetta di dire vale 50-100-200 - o valga 50-25-10... non lo so, perchè provassi a dirlo probabilmente sarebbe uno sbaglio (sovente parlo per imperfezione, ma cerca di non parlare se sono sicuro che una cosa non la so proprio).

ANEDDOTO

Quando lavoravo come operaio assegno in bianco in ditta, ho tirato su a scanner una locandina in formato circa 45 x 85 e il disegno originale era stato eseguito da un famoso illustratore e fumettista piemontese in 4 ore davanti agli occhi dei suoi clienti (l'Università) - il costo del lavoro fu alfìne commutato in 800 euro, scontato e quindi più o meno giusto per saldare simbolicamente quella lena. Se poteste o potessi farvi vedere il disegno, sostanzialmente acquarello ma simile a una tecnica mista (con tempera e china) rimarreste a bocca aperta pensando a come sia possibile in 4 ore disegnare con un miliardo di perfetti particolari una sorta di storico anziano pupazzo da biblioteca che nel buio illuminato da una candela legge un enorme libro circondato da tutti gli elementi che si trovano proprio all'interno di quella famosa e scientifica biblioteca accademica, in mezzo a torri di libri inscaffalati in enormi librerie d'epoca e alambicchi sparsi fra tavoli, con teschi, ossa, pergamene e strumenti di fisica e chimica - e tutti nella preziosa “fantascienza“ della teoria delle luci di una candela a dipingerli... 4 ore se a questo livello valgono lo stipendio di un operaio - con questo vorrei fare presente che lo stipendio di un operaio che lavora, dovrebbe, come capita giusto in piccole ditte private, essere di almeno 3000/3500 euro al mese come minimo, parlo ovviamente di operai specializzati e gente che lavora senza risparmiarsi - senza che lo stato defraudasse poi quell'imprenditore di altre tre o 4 mila euro di tasse e contributi e non certo per poterlo (quindi perché andrà) poi mandare in pensione a quella cifra mensile. Se non siete mai stati imprenditori, facendo i conti con il mercato, comprendereste come sia molto difficile e non certo un elemento di commessa “eterno“ far fruttare un operaio che lavora come se facesse entrare in ditta minimo 30-60 mila euro al mese, al punto da giustificare spenderne poco meno che 6000, per tenersi quell'assegno in bianco.

CONCLUDENDO
Poiché abbiamo visto che “le caratteristiche“ sul merito del lavoro variano anche sul valore di un ACEO - … personalmente adotterò in futuro il famoso sistema della base più l'altezza diviso due meno dieci (alla fine tirando i dadi, quindi “adducendo“ al brivido una variante casuale)… perché sarò anche bravo, ma non riesco proprio ancora a dare un valore a un disegno come se fossi nato nella casa di un mercante, un collezionista, un salotto d'artista della zia, o un èlite particolare (dobbiamo ricordarci che l'ambiente e il background formativo è cultura, e ognuno si orienta sulla cultura che conosce), per cui certe cose, vengono spontanee semplicemente perché a furia di vedersele attorno, si sanno fare :)

Mio padre, in pratica, da artigiano, ha fatto ritratti, nudi, incisioni su argento, lavori che lo tenevano impegnato da 15 giorni a un mese minimo, lasciando perdere i più complessi - ma non ho ereditato questa “coscienza“ (una coscienza sulla quale ha comunque cresciuto e provveduto per 5 persone, per quanto al significato che oggi siano 818 le euro che prende di pensione, e 600 le spese di affitto incluso il riscaldamento... senza quindi contemplare tutte le altre spese) - quindi, sui termini della “fiducia“ e dell'onestà, io ho sempre avuto una formazione in debito sull'etica - il comportamento non procura la circostanza, un investimento non procura una certezza - un dono di dio è semplicemente un gesto d'amore e non si può certo quantificare.

Su questo presto dovrò dire qualcosa perché, saper lavorare è un conto - amare, o lavorare per esprimere il desiderio che si volge in seno a una relazione simile all'innamoramento - se non esattamente uguale, è altro. Crescere su un background del genere non potrebbe poi non concausare derive come nella struttura di questo articolo :)

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