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Pubblicato da
Luca Mesini
il 15 settembre 2014

La verità, la generosità e il ringraziamento

Su tutte le cose del mondo, esiste la Verità... oh, niente di meno mistico. Vuol dire solo il vero. Ora, noi possiamo farci delle convinzioni sbagliate... i miei calcoli, all'esame di terza media, erano tutti giusti: il risultato, no. Purtroppo non avendo capito come avessi potuto fare tanto casino, fui graziato... per questo adoro quando la Scienza viene a contatto con la creatività pura, selvaggia, brada, anche se non di un artista per sempre, almeno per un momento: lì nasce la verità, cose esatte nei calcoli e nel risultato. La verità, quella banale, schietta, su ogni cosa: è negata. Nessuno dice la verità, al punto che molti bambini crescono già con una buona dose di insegnamenti, sbagliati. La verità... poterla dire sempre, è bellissimo :)

In copertina, la Bocca della Verità.

Premessa

Questa lunga anamnesi vuole indicare una strada al mondo dell'Arte: la strada della verità che si rapporta alla generosità da parte dell'autore e al ringraziamento da parte di chi riceve il prodotto che un autore, di solito, se decide di produrre, produce per ringraziare del fatto, innanzitutto, che gli è dato farlo per talento, vocazione, virtù e quindi accetta di impegnarsi nel farlo: per l'umanità. Magari stante a quel suo gradiente obiettivo che gli percepisce che sta facendo qualcosa di diverso, ergo quindi qualcosa ce può avere un valore al sentimento che può avere il senso di prolucerlo nel farlo. Quindi agendo per generosità di fatto regalandolo.

Concasualmente, di fronte a queste parole avremo (quanti iscritti ci sono qui su equilibriarte? 5000 artisti? ...bene!... solo qui avremo 5000 persone che diranno “sì, sì,sì - quello sono io” (ovvero l'autore generoso che produce per l'umanità) e lo diranno perché come i nostri parlamentari gradiranno tutti la “velina“ del ringraziamento sotteso che la società dovrebbe aver per loro corrisposto in euro (e fra questi 5000 artisti, tutti fra smancerie e sorrisoni, inizieranno a specificare quanto “vale“ questa generosità, chi 4000 euro per una tela, chi 10 mila per uno scorfano, chi - bontà sua - 600 euro ma in nero, essendo “regalate“ per la sua “paura solo a vederla espressa in quel modo, grazie” e tutti gli altri a decidersi - come i parlamentari sulle diarie, adeguamenti, viatici e lussi - il valore delle loro opere, talmente belle e così uniche e speciali da obnubliargli la vista al momento in cui qualcuno osasse paragonarle ad altre uguali ma fatte forse pure meglio...). Già. Bhè, siamo qui anche per rimarcare il fatto che non funziona così. Infatti, la prima naturale barriera sulla verità delle cose sta nell'egocentrismo delle persone. Gli “artisti“ fra virgolette (come i politici, gli avvocati, i lobbysti di ogni fazione, fra virgolette e tutti quei che con una mazzetta o per via del contesto – poniamo appunto  l'Arte – con estrema faciloneria possono assurgersi a quel ruolo loro perfetto) sono solitamente talmente pieni di se stessi che sinceramente, per l'umanità credo possano far ben poco. E i loro lavori lo dimostrano – ergo però non è proprio davvero possibile farglielo presente. Pertanto: mancanza di contradditorio, di comunicazione, impossibilità insormontabile di superare quel tipo di Ego - sono tutti elementi che portano ad aiutarci a capire che la verità sta forse da un'altra parte – mentre il nostro discorso: parte proprio da quella :)

Verità, generosità, ringraziamento

In teoria, gli artisti dicono la verità. Un artista, ch'io sappia (deve meritarsi questo appellattivo alla sua accezione più nobile), naviga, purtroppo, nella verità. Ha due o tre occhi per vederla, intuiti per inquadrarla, esprimerla, interpretarla. Per l'artista, la vita è una continua ricerca di verità, sarebbe incoerente e inutile, o una perdita di tempo, sprecare tempo (appunto) dicendo cose non vere – o meditando cosa dire e come dirlo. Forse è per questo che parla un'altra lingua ed è difficile capirlo, essendo il mondo che l'ascolta avvezzo alla menzogna.

Quei che vogliono diventare artisti, invece bhè - non dicono la verità, volendo graziarli potrei dir che la dicono di meno, e comunque, se la dicono, se non proprio mai, molto, molto di meno. Basta leggere le loro biografie, i paragoni a Picasso si sprecano, le “attenzioni” (al loro lavoro) di Annigoni abbondano... tutto in loro vaneggia senza nessun criterio, se non quello puramente aziendale.

La verità la intuiscono ma, controllano sempre, come gira l'opinione, se ci sono percezioni negative o positive, utili soprattutto, verificano se sono utili... a volte, in solitudine, la verità la capiscono, ma non l'accettano facendo, poi, scelte sbagliate (buone magari per diventare artisti, secondo il manuale del piccolo artista fai da te editto dal pensatore di turno per la mondadori, ma sbagliate per esserlo o quantomeno farlo). Voler diventare, bhè... impone un altro stile di vita, la verità non serve: quando vuoi diventare qualcuno o qualcosa ogni mezzo è lecito. Se vuoi diventare qualcosa, la verità può non essere utile se non mutandola a proprio vantaggio... certamente, sul filo di quel vantaggio di tipo meramente materiale che porta poi questo discorso al suo fine: essere o avere, essere o voler diventare.

In certi casi è molto semplice voler essere mutando “l'essere” (quindi l'essenza e la verità) al suo epigono “diventare”... se ragioniamo con quanta facilità tutti sono artisti, scrittori, curatori di compagnie teatrali, attori (tutti sovente “mancati“ o sfortunati, molti “addoloratori“ spontanei delle nostre trombe di eustacchio ma al diritto di esserlo, oh bhè... mai negarglielo). Anche in politica (da quando lo stato è diventato mafia) basta avere dei soldi per essere politici, statisti, benefattori, imperatori o dei. E se per “dei“ decidessimo di non dare a intendere quei dell'Olimpo ma la voce del verbo essere, rimandando gli insulti direttamente al mittente, possiamo dire la verità: dei coglioni.

La verità non aiuta le persone a sentirsi dire “ciò che vogliono sentirsi dire“. Io non posso dire a qualcuno ciò che lui vuole sentirsi dire di sé come non posso aiutare le persone a capire che l'amicizia che intendono è solo violenza e abuso di potere nei confronti dei diritto degli altri ad essere se non neutrali, perfetti sconosciuti in relazione a “loro” – idem in “amore“, là dove il nostro viziato comparto mediatico ne parla come se fosse amore mentre invece è solo sterile e agnostico egoismo individuale o retaggio poco nobile di un reparto umano andato in pensione da tempo.

Se io non dicessi la verità, a esempio, sarei, invece, piuttosto, un ottimo “critico“ o “curatore”. Naturalmente, come tutte le persone che piuttosto che essere vogliono (invece) diventare... in cambio di un bel pò di soldi.

Mette in soggezione, oggi, un uomo onesto (onesto al punto da considerare la verità un semplicissimo, normale atto di visione espressiva: ... quindi, penso questo, mi chiedo perché, lo scopro o mi par di scoprirlo e lo dico senza occuparmi di ciò che chiunque altro/i possa tradurre da quel tipo di licenza che se mi son preso solo per onorare lo spirito di ricerca autentico che ogni uomo dovrebbe liberare dentro se stesso...) ... la verità mette in soggezione perrché in linea di massima, ci sono talmente più poche persone che la dicono che molte di loro, ormai - non credono ormai più a niente. Stranamente la verità non ha niente di meglio se non che se stessa, per riuscire a mimetizzarsi al punto da non farsi riconoscere tale da nessuno :) Stranamente, perché la verità autentica non ha nel suo genoma l'esigenza di doversi mimetizzare.

Un po' come la coscienza: pulita o meno.

Non che faccia parte della sua natura e dei suoi bisogni diventare invisibile o mimetizzarsi - anzi: sarebbe tanto più utile poter far credere vero ciò che vien detto come se lo fosse... ma haimè: chi ha pane non ha denti e viceversa.

Infine... la verità, sinceramente, non fa male. Chi soffre per la verità già soffre di suo per tutte le negazioni che ha deciso di voler giustificare a se stesso, vivendo nell'opportunismo, nel cinismo, nell'omertà o al centro del suo piccolo mondo personale.

Dire la verità anzi, significa accettare i propri sbagli, la propria confusione. Gli uomini adorano sentirsi bravi, importanti, benefattori, magnanimi (allo stesso tempo però anche un pochino “beeeeeeppp“ ... nzi, ovvero dàrsi alle vanità del benefattore ma con il bagaglio dell'uomo che non è generoso per niente... :) il bìp della censura... come è qui impossibile non dire questa parola, di uso ormai ordinario, sdoganato... si infastidiscono un poco, al limite, se la verità li tocca, dal momento in cui qualcuno, nel gruppo, affronta le cose analizzandole per come la verità gli consiglia di analizzarle. La verità guarda, vede, ragiona, legge: c'è un vetro a dividere la verità delle cose fra la cosa stessa e chi la vede (c'è un muro quando la verità è menzogna).

Il più grande estratto conto di chi non dice la verità è forse proprio condensato nella capacità che ha di fare tabula rasa di tutte le cose vere, che, invece, calpesta con una tale superbia e presunzione villana da rendersi non solo innobile, ma cieco, villano, inutile - del tutto inutile per la società... o almeno per quel tipo di società evolutiva che prevede un progresso sotto il punto di vista umano (che... secondo voi esiste ancora? ... – o si è ormai limitato a far di sé qualche scenetta, nei canili, nelle aule disagiate dove dirigenti scolastici fan fare ai “serventi al pezzo“ cose innominabili pur di “venire segnalati sul merito“... e ciononostante, in quegli ambienti, ancora, ove è possibile, alcuni insegnanti di sostegno, vibrano nei ragazzi un sentimento vivo di lucentezza e bontà, fiducia e speranza nel resto del mondo... mhà. Mi chiedo se abbia ancora senso insegnare ai ragazzi ad avere fiducia negli altri...

E i soldi - come sempre, sono il migliore spartiacque per tutto questo scisma.

Quando tutti di fronte a una pirlata fan finta di niente, la verità arriva e se ne va - senza manco accorgersi di qualcosa, salutare o rendicontare le stupidità che lì attorno fomenta come esagoni sulle celle di un alveare. La verità (delle persone che la dicono) rende le persone che la ignorano, solo più stupide o ignoranti... ignorante: una parola che per pesare meno ci si è inventati sottolineare che significa, in fondo, soltanto “ignorare“ una cosa, e non conoscerla... ma non è così dato che così si abbellisce anche la stolteria del figlio di bossi e quella di tutti i suoi degni compari parlamentari: e questo non se lo meritano.

La non verità, non è un non conoscere, ma dimostrare una natura umana pericolosa per gli altri - traditrice, infigarda, marrana e aggressiva... criminalmente intenzionale, cinica, impietosa, assassina come nessun'altra cosa e su tutto lo scisma di tutte le cose note. La non verità - è la morte, di tutte le cose - vive. E la dicotomia delle cose “vive“ su quelle “vere” non è casuale quando io vedo persone “vive“ eppure mosse al posto del cuore da una palla di pece che si sfoglia al primo gelo dell'inverno...

Dire la verità per dimostrare fino a che punto si è capaci di arrivare per se stessi non aiuterà certo le figure negative a proporsi come modello di esempio per una società che già insegna ai bambini, però purtroppo, ad adeguarsi a quel modello ove la verità è giusto un falso, e ciò che conta è il lavoro che si deve fare per renderla vera.

Dire sempre la verità è solo una dote, si nasce nello dirla, non si impara nello sconfessarla - o la dici da sempre, o non l'hai mai detta, tutto qua. In Italia, o forse nei secoli - non dire la verità aiuta. Mentre dirla rende liberi. Bisogna capire, l'uomo ha questa scelta... aiutarsi o rendersi libero.

Le due cose non collimano mai :) Se ci siamo aiutati per arrivare fino ad oggi, bhè... se vogliamo dire che ci sentiamo liberi: sono balle :) Se non vi siete mai aiutati manco un pò, per arrivare fino ad oggi, siete liberi - forse non è una consolazione manco da paragonare, però - dentro, il volume di ciò che ci vuole, nell'esserlo, ci ricava - su tutto il resto. Sempre.

Quel volume fa la differenza sul peso delle cose.

E fa - la differenza, in ogni più piccola cosa o percezione dell'esistere, attimo dopo attimo, momento dopo momento, istante per istante.

Credo che il lato pratico di questo discorso sia del tutto funzionale. Lungo i filari espressi della verità, tutto è possibile - mentre lungo i binari della menzogna, tutto ciò che sarebbe stato possibile per molti lo diventa solo per noi stessi. In un caso parleremo di evoluzione di un mondo che liberamente decide di aiutarsi nel crescere stabilendo infine degli equilibri etici così alti da non concausare più nessun divario fra le persone, in quel felice caso, autonomamente in grado di poter disporre dei lumi della propria intelligenza, con onestà vissuta e poi pragmatizzata sul territorio. Nel caso della menzogna, ci si aiuta senza guardare ciò che abbiamo intorno, se non inteso puramente al nostro diritto di scelta là dove possiamo usare e sfruttare le cose che vediamo attorno finché conviene per poi dimenticarle. Come ragionamento è fesso perché complementare con l'autolesionismo (un corpo sano che deficita lo stato di salute delle sue sue arterie e dei suoi neuroni, a esempio).

Nel caso della menzogna noi additiamo all'uomo un diritto che non ha (pari al valore che sa dare alle cose che gli gravitano attorno: paradossalmente, il valore - nel campo dell'arte - di un'opera d'arte è complementare al valore della persona che glielo sa dare; non sarà mai un autore a poter dare un valore a un “genio“ che, espresso in un lavoro, può solo essere donato all'umanità come segno tangibile di ringraziamento per quel tipo di vocazione che si è trasdotta nelle “mani felici“ di quell'autore; sono le persone, quindi l'umanità, la cultura, il tessuto sociale, la società a dove premiare quell'uomo sapendo dare un valore sul valore che sanno dare a quell'opera giunta a loro stessi con tanto gratuitismo, gli altri).

La verità si basa su questo: gratuitismo e ringraziamento, due gesti che si riguardano a vicenda i quali, loro stessi, non necessitano di miracoli, salti mortali, effetti speciali (quindi stipendi dorati da dipendenti che allo stesso modo si decidono a loro vantaggio proprio certi benefici essendo purtroppo nella peggiore mala sorte anche imprenditori di se stessi, senza l'ansia e la preoccupazione micidiale degli imprenditori reali (che è data dal trovare un lavoro e mantenerselo) ma solo nell'infante condizione di “decidersi“ per se stessi quali emolumenti, quante diarie, vantaggi, pensioni, marchette e quanto altro dir si voglia, godersi dal momento in cui senza il sentimento di responsabilità delle conseguenze che ingenerano, si comportano come bambini nel paese dei balocchi... prendo questo, questo, questo e quest'altro e non pago, ergo mi scordo del fatto che senza alcun merito prendo senza essermelo guadagnato...).

Il ragionamento sul quale il nostro (e qualsiasi altro paese al mondo) paga il suo debito pubblico: detto ragionamento del “figlio di suo padre“.

Non tutti gli esseri umani riescono a far bene ciò che vocazionalmente dovrebbero saper far meglio, però molti sono proprio nella condizione di farlo. Mentre tanti debbono per cause circostanziali “non farlo“ o pentirsi di farlo ogni volta che ivi dedicano del tempo a cose che sono, stante al canone di giudizio prioritario della nostra società, cose inutili se non producono un solo euro di reddito, virtuosa sarebbe quella società che sapesse mettere ogni uomo nato nel suo contesto al diritto di svolgere il lavoro che gli vien dato meglio saper fare. Ma in quel caso dovremo avere persone e operatori di settore che non parlano là dove il “merito“ li fa parlare, ma investono sapendo ringraziare (quindi dare un valore) ai gesti generosi e non ansiosi di chi proluce onestamente su un dicastero su chi invece gli investe un desiderio e un gratuitismo che... non è vero.

Dilemma Amletico: cosa è vero? Cosa non è vero? Lì, nel saperlo, è il valore di una persona. Chi dice la verità sa anche ringraziare, chi mente non sa ringraziar per niente :) Semplice. Ma è un “benefattore” ok? Un grande mecenate :)

Conclusione

Concludo annettendo a questa riflessione il testo che ho composto per presentare l'articolo su facebook: “Giorni fa ho scritto una riflessione sulla “verità” ma questa non era chiara (non è mai chiara, la verità, giusto?). Ergo però mancavano due suffissi alla sostanza: la generosità e il ringraziamento che dovrebbero conseguire la verità (la quale, come ben sappiamo: “non ha prezzo”).

Nel campo dell'Arte e delle attività creative, è ben chiaro che un uomo, se agisce (e si produce in un'attività creativa) lo fa perché, obiettivamente, cercando di mantenersi equilibrato e sincero, ritiene di avere un “dono” e quando si ha un dono si è “Re” su questa terra: perché lo si può donare. Non è il caso di scomodare la letteratura per ricordarci quanti benefici sono insiti nel “dare” e nel potersi mantenere liberi nel farlo (non dare per diventare schiavi, ma dare per dichiarasi liberi).

Ergo io credo che la Verità sia non solo in chi la “parla“ ma anche in chi la “ascolta”: capirla è quel piacevole mistero che, una volta svelato... ci porta a intuire cosa ci è stato dato: ergo sapergli dare un valore, dal quale valore dipende poi il nostro come persone (senza tanto anagrammarci sopra).

Con questa teoreutica io penso che un uomo non possa non essere generoso, se ha una vocazione. E il mondo non dovrebbe non ringraziare le vocazioni di esistere: non certo per generarle come – ed è questa l'enorme causa del nostro debito pubblico – si fa in un certo mondo del lavoro, creando lussi, vantaggi e privilegi da infanti figli di papà, ma semplicemente onorando quel merito al poco che gli basta per esercitarsi sul proprio talento, che non è altro – credo io forse – se non un Dono che arriva sì lui primo da qualche altra parte.

Non essendo nati ieri: dietro questo ragionamento già vedo una sfilza interminabile di vocazioni, che più che per sorella verità, batteranno cassa (specificando in euro) le loro consulenze e le loro libagioni... e questo sconfesserebbe il principio di giudizio iniziale, basato sulla verità. Sulla verità e lei sola noi dobbiamo saperci esprimere generosamente ingenerando quella cultura del ringraziamento (e non della carità) che lei sola avvalora la nobiltà di tutte le persone che per quel tipo di cuore son fari luminosi in mezzo a tanta gente (e qui spero di non alimentare, altresì, ora, un'enorme coda di lucciole che desiderino sentirsi benefattrici senza in fondo non aver fatto mai niente). La verità è proprio questa: Ella dà delle indicazioni, poi tutti se la prendono meteformando le sue condizioni iniziali, e tutto diventa menzogna, sulla quale niente ha più valore almeno parallelamente a quelle che (ingenerose) diventano pretese degli uni sugli altri nascendo barriere, divisioni e individualismo...”.

Fine.

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