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Pubblicato da
Luca Mesini
il 18 settembre 2014

For these few lines

Perché disegno... per queste poche linee. Come per ogni desinenza umana, la facoltà del disegno è sovente ereditaria o comunque attribuibile a una virtù vocazionale. Il bambino non credo che possa crescere senza cercare di imitare modelli di riferimento, tipici per ogni fase della sua crescita. Il ragazzo, che diventerà uomo, può vivere il suo incipit elegiaco a 20 anni, scoprirsi così pacifista e comprendere come l'uomo sia destinato alla guerra nei suoi istinti primari, poi a 40 anni... una volta adulto. Come ciò, evolve il disegno... «Molte righe, nel disegno, sono inutili - mentre quelle poche righe, lì quasi in disordine, sono utili, servono all'uopo - né dovremo chiedere al disegno altro se non che poche righe, utili soltanto» e queste sono solo le mie ultime elucubrazioni sulla sostanza di un gesto sul quale ogni uomo si abbandona in base poi al suo background o circordario esistenziale... ed è forse il disegno fra tutti i misteri l'ultimo che non è da indagare, al punto che la stessa storia degli uomini non riesce a dargli quella dimensione sua propria, facendolo poi scremare in ruoli antietici alla materia stessa di ciò che significa il risultato di un lungo processo terminale al suo prodotto finale primo: due righe soltanto, una macchia e un grido... paradossale in un contesto dove una mano libera chiede solo di poter cantare

Val ben la pena di esagerare, se cerchiamo di essere sinceri parrà sempre che abbiamo esagerato in qualche punto, ma se non siamo convinti di quello che facciamo è inutile che ne parliamo.

Una voce fuori dal coro, ancora piuttosto condizionata da quella mutagenesi del raccordo sociale che inficia con la sua natura materiale al “vallo dei pensieri” impedendo, per conformazione e conservatorismo a schemi predefiniti che lavorano giusto per sprecare ingegno e nobiltà, sulla natura di un gesto che alla vita quotidiana non ha scismi da condividere, se non linee da tenere insieme, sofferte e mute alla loro solitudine di massa.

Al fondo di questo articolo troverete delle elucubrazioni audiovideo, alcune inserite su facebook, altre su youtube (quelle su facebook, la maggior parte, sono tutte “pubbliche“ ma per ovvie ragioni potrebbero essere disponibili solo se in relazione a una vostra iscrizione su quel portale, altrimenti credo inaccessibile). Il video pubblicato al fondo di questo articolo, potrebbe in un certo senso avallare l'articolo stesso della sua sostanza ergo se per accelerare sui tempi volete scioccarVi solo con quello, come si diceva da ragazzi in bicilcetta: sarebbe una scorciatoia...

Contributi audio-video realizzati nella tetra nostra ristrettezza di mezzi e con pura, val la pena sottolinearlo e ripeterlo, autentica follia, questi sono però un estratto conto sincero e generoso forte del sentimento che cerca di svelare ciò che c'è dietro per implementare, per quanto possibile, le ragioni del gesto. Questo contributo video (a esempio) precede la “faccenda” e aldilà delle prime fasi del video dove un innegabile sconforto esistenziale mio personale poteva sconfessare la gioia dei disegni, poi il ragionamento si animerà. Così, per giustizia coerenziale, avrete sotto mano la prova che parlo come scrivo e forse pure come disegno :) Sulla natura amatoriale del lavoro: se volete andare avanti, fate di necessità virtù...

Ogni ragionamento è eseguito a braccio, quindi improvvisando semplicemente e solo seguendo l'intuito che ci ha spinto a voler parlare di un certo argomento, come amerei fossero tutti i discorsi di quei che invece, seguendo invece discorsi preparati a tavolino, leggendosi un foglietto perdono sempre in spontaneità e sincerezza, potendo dire quel che vogliono - senza che ciò fatichi (come dovrebbe invece) a venir fuori come capita in un discorso diretto, luce negli occhi negli occhi degli altri, se ce l'hanno dentro.

Per molto tempo questo video è stato criptato - ora se avete accesso a facebook è libero. Le ragioni per cui fu criptato sono afferenti al fatto che non ci fa piacere dire certe cose o liberare in modo “nudo“ tutto ciò che ivi si raccoglie dentro di noi. Oggi penso che sia sbagliato, negare, ogni cosa che se è esistita è perché era vera. Ogni cosa vera aiuta a comprendere e capire. Serve insomma. Preferisco tante cose accessibili inutili che poche cose inaccessibili (inutili ugualmente :) – cioè che è inaccessibile “sembra“ utile, infatti - e non è giusto :)

Se utile alla comprensione dell'articolo, ecco un contributo video che tempo fa si predigeva di spiegare perché disegno.

Questo articolo è un work in progress in fase di definizione, verrà aggiornato e rifinito, chiarito e corretto... ma o lo scriviamo oppure non lo scriviamo, quindi tanto vale scriverlo, altrimenti chi le direbbe mai certe cose? O meglio: perché dovremo provare a dirle se non ci proviamo?

...e naturalmente non parla del disegno come ci si potrebbe aspettare in accademia (anche se possiamo prenderla come una lezione magistrale). Si anima come una sorta di diario biografico che mette in rilievo “verità“ a ruota libera, le quali verità, poi associate fra di loro, dovrebbero farmi capire o farci capire perché disegno e, forse, farci capire inoltre una parte di...: una parte del mondo del disegno e di ciò che potrebbe essere (anche se, non si sa poi mica bene, eh?)... cos'è, con perfezione. Certo è, quasi con spontanea sicurezza possiamo dirlo... per ognuno è una cosa diversa anche se, poi, possiamo raggruppare le persone, al disegno - stante a delle regole che pare li associno (e a delle “firme“ senza le quali altrimenti non si saprebbero distinguere, gli uni dagli altri).

Queste poche linee sono quelle del ritratto in oggetto qui sopra in copertina e presenti nei visi di donna nei disegni in allegato, che si richiamano a tutti i miei più recenti disegni e ovviamente all'evoluzione di tutti i precedenti. Visibili qui e qui o se non vi viene la labirintite, nelle gallerie di equilibriarte (queste ci assicurano potranno tornare intellegibili ma da quanto si evince, credo in non meno di mille giorni...).

DISEGNO PER QUESTE POCHE LINEE

Esse mi permettono di entrare in una donna, percepirne la natura, tirarla fuori. Ma come càpita (io credo ad ogni artista), il modo di “entrare” nei sentimenti di una donna riguarda solo e unicamente l'ideale di donna sul quale l'uomo perpece e lavora. I disegni di un uomo sono solo i lavori e l'estratto conto del lavoro di un amante. Un amante che si conversa e quindi dileggia e perfeziona o, per un certo periodo “staziona“ le sue percezioni visive, sul tipo di rapporto che nasce fra “un uomo e una donna”.

Rimango bàsito (stupito e meravigliato) quando mi pongo di fronte ai lavori di storia dell'Arte. La bellezza mi acceca. Non a caso pare che io stia diventando cieco. Mio padre, vecchio e anziano, ha su un davanzale del suo laboratorio, una piccola foto incorniciata di mia madre adolescente. L'amore è cosa ben più grave e importante di quanto ivi si spoglia e giuoca nei luoghi comuni di questo contemporaneo malessere esistenziale, grottesco e villano al pari dei grossi fuoristrada che qui (un territorio che ce ne ha messo di tempo per finire ne l'Unesco) ti superano in galleria.

Oggi, la ricchezza pro-capite delle persone si sconforta sull'animata a sterile dialettica che porta tutte le persone a dirci quanto sono povere, disgraziate - o che han case e poderi che gli sono state regalate, finanche lavorare ma sconfessando che lo fanno, guadagnare sconfessando che guadagnano e vivere nell'eterna paura di far credere all'altro che “stanno bene“ o hanno dei soldi quando poi, di fatto, il loro alto e fortunato (fra virgolette) tenore di vita gli ha semplicemente rubato l'anima e l'incapacità completa di provare pure il più semplice affetto - senza, come sapete, i “quali” (affetti) è abbastanza difficile dipingere o disegnare... vieppiù farlo per il mondo che viene.

Gli uomini sono diventati incapaci di usare il denaro che accumulano, se non per propri utilizzi di piacere materiale individuale, asettico e del tutto lontano dalla partecipazione di quel limo che li aiuterebbe, invero, a costruire qualcosa di diverso al loro tessuto spirituale se fossero autentici ricercatori culturali. Orfani di loro stessi, se miliardari entrano poi in una di quelle cornicerie-gallerie d'arte tenute in piedi da commercianti con la puzza sotto al naso che incredibilmente si ravvivano quando per olfatto vengono a tiro di naso di quei che sono i loro simili, oggi... mecenati o ricercatori moderni di emerito fumo (utile giusto a intontire gli animali) che passano (ed ergo vanno oltre) la dogana del loro cervello avendo questi perso da tempo il vallo degli affetti, tanto quanto poi un minimo gradiente di sensibilità.

Stare lontani da questo tipo di società significa marcare un certo stile al proprio dicastero vocazionale, se questo sta al disegno come ai dromedari una riserva d'acqua. Ma non lo si fa per ragionamento o calcolo - solo per spontaneità. Noi spontaneamente mettiamo insieme le notizie, come gli otto miliardi di euro regalati alle banche di silvio ieri in contemporanea con il tribunale di strasburgo che gli dà ragione e la sua pace dei sensi da quando finalmente con renzi messo dove era utile metterlo, oggi si realizzano quei sogni che pure pasolini diceva che non han fatto le guerre ciò che è stato possibile alla società dei consumi: agognata omologazione che ci prepara a quell'olocausto premiato al botteghino dai più recenti film fanta-olocaustici sui quali, il nostro futuro - è sotto agli occhi di chi lo sta disegnando così eguale e perfetto a ciò che sarà: noi.

La parola mafia, che non dovrebbe spaventare - non spaventa perché è ormai spalmata sui pori della pelle... tutti protestano ma si comportano da mafiosi in tutte quelle circostanze che non solo li portano (o ci portano) tutti i santi giorni a non pensare ad altro che non sia pensare a noi stessi individualmente e in merito al dio denaro, ma in tutte le risposte che non diamo e con quanta facilità non ci limitiano a lasciar che i più deboli crollino per terra... gli diamo pure una spinta (ma in cattedra siamo santi e pure eroi... la cattedra: il miglior modo dove nel completo olocausto del contradditorio l'uomo ha potuto degenerare l'Italia al minimo storico che oggi vive).

Se non avete mai lavorato - non parlate di mondo del lavoro. Se non avete modo di frequentare scuole e istituti privati, evitate di parlare di scuole. Se non sapete cosa significa entrare nel bunker di una diocesi, non parlatemi della chiesa e degli ordinamenti religiosi... altro che ordinamenti. Queste voci fanno tutte rima con delinquenti e viaggiano a braccetto in simultanea bipartisan armonia con tutti quegli organi che dovrebbero controllarli: il controllo fa rima con “compare” (come diceva Indro, non amici... ma compari).

In queste poche righe (nei visi delle mie donne e in tutto l'afflato esistenziale che da loro si diparte) c'è lo sconforto di una donna che deve fare i conti con una realtà quotidiana dove al fiocco azzurro e rosa dovrebbe far seguito anche un biglietto infiorellato con su scritto in caratteri stile “old england” “Benvenuto in questo mondo di bastardi”.

Vuoi mettere al mondo un bambino? Bene: vuoi prepararlo e destinarlo alla violenza, che dire... fai benissimo, figuriamoci soltanto. L'amore non deve offuscare ai suoi riti romanticheschi il fine e i modi con i quali si è gestito poi il tempo presente ai salti rocamboleschi che fate per ridere. I soldi e il relativo potere fesso e sterile che da quel marcio utilizzo che si deputa agli stessi viene fatto e propagato ha solo un modo per essere inteso o disegnato per ciò che è: ed è il disumano, in tutti i sensi. Fesso, disumano, sterile e realmente bigotto. Se pensate che la violenza valga un nuovo carnefice o un'altra vittima, c'è posto anche per quello - finanche fra qualche anno deciderete da subito se immetterlo già nel compound della massima disperazione o del massimo cinismo. Se non avete mai animato dei bambini trattando i bambini tutti da esseri uguali e dono del signore, non avrete mai arguito come i bambini in tenerissima età marchino già loro evidenti e macabre decisioni su quanto fra di loro già non sono uguali per niente, e così matura il sentimento della classe dirigente di un paese che lascerà poi il testimone a chi coglione manco sa leggere che tipo di laurea si è comprato.

Credo che il modo di suonare o di creare dal nulla qualcosa, di un uomo o di una donna, bambino o vecchio che sia, dipenda molto dalle circostanze che hanno in lui “deviato“ o maturato quella “comportanza” (cioè, quel modo che ha di fare, in quel modo, le cose che fa, che disegna, che suona, che modella, che scrive). E' più importante il “pensiero” che “governa” l'uomo di ogni altra sua cosa, ma - sopra ogni cosa: il pensiero che muta, evolve, cambia e in primo grado, si interroga. Niente di ciò che dico è assoluto, nulla può definirsi vero, ergersi “oltre modo” o peccare di vanità... gli uomini sono come strutture che si scagliano, si ammaccano, si adeguano alle forme che mutano sull'entità di ciò che le deforma o semplicemente le cresce.

Vicende di vita, allocuzioni, pensieri che fiocinano su determinate realtà - creano una mappa abbastanza adeguata sul “metro” di ciò che un uomo fa. Per questa ragione seguiranno molti incisi che non a caso, da qui a seguire, si modelleranno sul racconto di stralci di vita vissuta che hanno lasciato il “di-segno”.

Un giorno ho dovuto guadagnare 200 euro facendo l'animatore disegnatore a una festa, da ste parti. Definirla orgia come quelle di Roma, con le carni dei bovi squartate e aperte come girasoli su enormi bistecchiere alla batman - è stato uno dei colmi che mi son portato via nell'anima. Donne dal conto corrente vergognoso che barcollanti mi venivano vicino con il bicchiere in mano: vuote nell'anima. Non ho mai disegnato, una di loro, nelle mie donne... né potrei mai: che disegno? Tutto è sparito... non han più nulla dentro e io son molto meno che un santo per vederle. Io posso disegnare le donne offese, non quello che rimane al vizio del gioco che finché vien comodo, si giuoca con nochalanse.

Non ho mai disegnato i soldi. Pensateci a fondo, capirete che vuol dire. Vuol dire ragionare bene su quello che la gente vuole ed anche se è quello il basso istinto, lavorare su quello - perché c'è domanda che va per la maggiore, senza troppi anagrammi, ma su quelle semplici cose che bastano per attizzarlo. O lavori per quello che la gente vuole di fatto non facendo niente di utile, oppure lavori su quello che la gente ma ma preferisce nascondere – scegliendo poi se adeguarsi sull'istinto (dove è facile fare ciò che la gente vuole senza troppa fatica a immaginarselo) oppure sull'anima e lo spirito, cose che tutti cercano anche se conducono una vita che non ha niente di umano. Cose che nessuno vuole vedere, perché è faticoso pensare sul “dànno” che si crea a un'altra persona, violando i suoi diritti, quando è così piacevole pensare, piuttosto, invece, si essere dei “benefattori” e che il proprio livello di maturità esistenziale merita un mausoleo.

Ho tentato di spiegare l'anagramma che c'è fra verità, generosità e ringraziamento: chi non sa dire grazie, non ha niente altro da dire. Chi non è generoso: non ha niente altro da fare. Chi vuole venirmi a dire che non è vero: anche qui, molto lieto per lui :) Se entri a bottega e sai dare un valore a ciò che vedi, non parteciperai l'artigiano al diritto di farsi una casa, ma al semplice dovere di continuare a fare ciò per il quale hai riconosciuto quel valore. Dipenderà da te il dovere che saprà gestire lui continuando a fare quel lavoro che, probabilmente - avete entrambi intuito che altrimenti... non esisterebbe.

Disegno perché a casa mia tutti disegnavano, e ho deciso e capito che quello era il modo di comunicare. Ma - come chi mi conosce sa bene, “educato” a non diventare e mai pensar giammai neanche solo per un momento d'intraprender la carriera d'artista, sono ergo cresciuto come un operaio - e quindi eccomi qua: senza salario, ma con queste linee nella mano, tanto diverse da tutte le altre che devo disegnarle per vedere fin dove arrivano, o arriveranno.

Quindi sono la peggior persona in grado di parlare del disegno, dato che non so disegnare - chiunque lo vede lo capisce facilmente - anche i professori, che preso un mio disegno a specchio, noterebbero come non è più bello come lo era originariamente girato a specchio per come la mia mano lo ha poi cercato sul foglio.

Il fatto è che io non posso disegnare certo su delle regole.

Il mio bene è solo dato da questo: non saper fare le cose. Per questo ho trovato il modo di farle. Il sordo “ode“ e il cieco “vede” - vallo a dire a un sordo o a un cieco, direte voi. Ho fatto due anni di scuola Media in un Istituto per non vedenti che accoglieva anche i vedenti per verificare l'integrazione insieme, so cosa è il Braille. So che l'aria “avverte” presenze che neanche crederesti potessero viaggiarne così in tante nell'aria..., so che se io guardo - lui sente. So che se io ci sono, lui sa anche perché. Il nostro professore di musica “vedeva“ molto più lui di tutti i presidi riuniti di queste scuole baccane del nostro tempo presente.

Perché devo disegnare? Devo farlo perché è il solo modo che ho per dare all'uomo questo tipo di interpretazione. Mi pare, infatti, che alla donna e all'uomo, fino ad oggi mancassero forse tutti questi segni che in questo modo passivo o attivo parlano di Lei e credo che tutto questo di Lei sia giusto ed esatto - per Lei: adesso. Ora. Nel mio tempo. Un tempo fatto anche di... conoscenza non del tutto simile a quel che si intendeva un tempo per conoscenza.

Segantini parlava e scriveva senza saperlo - però sapeva dipingere. Una donna, qualsiasi donna - dalla professoressa al genioide scienziato alla povera disgraziata punita perché è una donna... sa mettere al mondo (o almeno può mettere al mondo) un bambino. Lautrec era ricco ma ha sofferto e ha descritto la vita più bella e umile, semplice... eppure: forse Boldini ci ha dato immagini meno Belle perché erano signore?

Io temo che molto di ciò che esiste noi non sappiamo dove sia o riconoscerlo. La vita sta solo nello scoprire le cose dove esistono per ciò che sono:

Gli altri disegni, così allegri e vivaci - sono nati dal fatto che fin da bambino, disegnavo per voler bene a qualcuno. Se venivo operato disegnavo per il dottore, o le infermiere, l'ospedale. Se amavo una ragazza disegnavo per lei. Se avevo amici disegnavo per loro. Se qualcuno era solo: non lo era più, lo riempivo di pupazzi, pupazze, astronavi, macchine volanti... chiunque mi ha conosciuto ha poi ricevuto un disegno, almeno fino a qualche tempo fa.

Ho imparato a disegnare regalando tutti i miei disegni fino al punto in cui poi, cresciuto - vedendo con quanta spontaneità la gente prende e non dà niente in cambio, ho smesso di fare lo stupido - perché questa società che non dà e non sa dare un valore a ciò che lo ha, rende stupide tutte le cose che non lo sono - e rende senza valore tutte le cose che invece hanno un costo.

Viviamo in una società che decide con un po' troppa faciloneria ciò che è giusto da ciò che non lo è e il nostro è un tipo di sviluppo orizzontale, individuale, non verticale o apribile come nella circonferenza di un cerchio. Mi pare ovvio che manchino troppe cose in questa società - primo fra tutti il desiderio di cambiare. Non possiamo pretendere che desiderino un cambiamento quei che non lo desiderano, anzi...

Non ho imparato a guadagnare soldi - ma a disegnare.

Le due sono cose molto diverse fra loro, in un caso non ci sarebbe il disegno, nell'altro caso ci sono i soldi.

L'educazione operaia che ho avuto mi ha permesso di fare l'operaio sempre nella stessa ditta per 15 anni di seguito - orgoglioso di essere chiamato “assegno in bianco dai clienti“, senza aver mai avuto il bisogno di chiedere altro o di fare - figurarsi - un ora di sciopero: se voglio scioperare, allora mi cerco un altro lavoro, nel contratto non mi pare sia previsto altro se nonché fare il proprio dovere in cambio di denaro. E basta.

Iniziare a non fare più il nostro dovere è la prima vera e drammatica sostanza che pone poi una società alla deriva di se stessa e alla ricerca di un paradiso perduto che non si trova certo nei fasti di un orgia o superando le auto in autostrada guidando una Porsche Cayenne o come si usa da ste parti - il che è tutto un profilo culturale - i Range Rover, la BMW, le audi e le mercedes. Ad Asti c'è un indirizzo universitario, sapete...? Per Commercialisti. E se Umberto vedesse i libri che fa fare la CRA come strenne natalizie - saprebbe far risorgere Federico Zeri dalla tomba per protestare adeguatamente...

Disegno perché non lo fanno altri in questo modo - solo per quello, trovo che la cosa possa avere senso. Se dipingessi, se cercassi di “essere bravo“, sarei uno fra diecimila e cosa farei di nuovo per l'umanità? Zero. Tutti usano il colore, sai che fantasia... Se dipingessi e ci volesse la mia firma per capire che sono stato io a dipingerlo... sai che forza. Se disegnassi per essere più bravo di un altro, troverei la cosa molto, molto noiosa. Se seguissi le orme di qualcuno: ma il mondo ha bisogno di vederne due? ... uno la brutta copia dell'altro? E se la mia pittura portasse tutti a dire “ricorda Mannelli” o altri - bhè: forse non avrei ancora trovato qualcosa da dire e come dirlo.

Mentre per fortuna non c'è bisogno che firmi i miei disegni e men che mai ho mai avuto il bisogno di sentirmi o essere qualcuno, sentimento per me sterile e troppo infantile. C'è un'età per costruirsi un ego al suo bisogno di autostima, poi viene l'età della ragione - sulla quale le persone adulte non fan altro che ribattersi, una sull'altra, “No! Ho ragione io“ e di rimando “Ma che dici! Io ho ragione!”... anche qui, bella forza...

Sono quindi fortunatamente libero, forse perché ho imparato a disegnare per amore, forse perché ciononostante la mia logorrea, sono più semplice di ciò che si crede - forse perché amavo le donne per come dovrebbero sentirsi amate: desiderate molto e rispettate anche di più. Nè potrei cercarle di metterle a nudo così amabilmente... in fondo: disegno ciò che desidero, e non ci sono arrivato io per primo a capirlo.

Credo che io possa disegnarle le donne - e non amarle. Le amassi non le disegnerei: avrei il disegno in mano, sarebbe plastico, tridimensionale, come molti avrebbero voluto che io iniziassi a portare avanti l'eredità del nonno ma per me - la terra è sacra. Se io toccassi la terra per modellarla, perderei del tutto infine il mio collegamento con il mondo esterno.

Da bambino credevo che non si può parlare di una cosa se non la vivi. Non si parla di famiglia se non hai famiglia, non si ama una donna se non esci con lei, non si parla dell'amore se non si fa l'amore, e via dicendo così. Bhè: non è vero. Sovente, la condizione più apparentemente lontana da una circostanza sui generis può invece aiutare a darcene una forma come fino ad allora non è stato possibile averla. Chi non dialoga di più l'esperienza umana se non l'astronauta che rimane anni nello spazio?

Ridicolo, per me, pensare a tutte le regole che riguardano il mercato del mondo dell'arte ma - lo dico usando proprio l'etimo che corrisponde alla parola, perché se è un mercato... che ci trovi in un mercato? Pure un certo individuo ha rivoltato quei tavolacci gettandoli fuori dal tempio, ma non parliamo di templi... è il gesto ad avere una sua logica: che valore state dando e a cosa? E come? ... il solo tempio è il luogo sacro che si depone nell'anima - e come mi ripeto: mi acceca vedere come nella storia dell'Arte tanti artisti vi abbiano trovato la luce giusta, il segno e il disegno - la condizione umana perfetta e perfettibile.

Sto aspettando di morire, questo è quanto. Non posso accettare di cercare soldi, piuttosto muoio, come sta morendo il mio disegno, visto che sono cresciuto bastardo - un poco artista ma pure un poco operaio, un poco inventore ma pure un poco conservatore, un poco geniale ma un poco... così nel bisogno di sentirmi normale come tutti gli altri che dal momento in cui questa società ha deciso di modificare i miei etimi di riferimento, io non mi sento un cittadino di una società ma solo uno stupido che ha creduto in cose che non valgono niente.

E questo perché invece che disegnare decise e forse decisero altri per lui di lavorare, cercando un lavoro operaio. Eppure mi chiedo che valore avrei saputo trovare io se non altri per me al disegno? I soli valori che io so dare alle cose non sono in moneta, e forse si vede anche ciò da come disegno - chissà. Ma soprattutto anche da quello che dico - mhà.

Se ben ricordo - quando anni fa la mia vita era ancora normale (e disegnavo solo occupando tutto il mio tempo libero) - non ero felice. A parte quando prendevo una matita in mano, ma per il resto... ero arrivato a non essere più felice. Si può quindi avere un lavoro e fare tante piccole cose ma... perquanto, in verità - con un lavoro o senza: il dentista non puoi in tutte e due i casi permetterlo, a men che la tua furbizia e il cinismo non ti permettano di trovare altri tipi di lavoro, tipo quelli con il movimento nel cuore e via dicendo... nel caso della politica mi chiedo come sia possibile che tutto ciò stia succedendo, quando il padiglione all'EXPO del nostro paese, all'estero l'hanno già soprannominato il padiglione “system mafialand”.

A casa, tutto quello che ho starebbe bene solo in una sorta di locale per i ragazzi. Ci ho provato più volte... è stato incredibile cosa non riescono a fare 4 adulti per farti venire voglia di ucciderti piuttosto che andare avanti da solo per un progetto che nessuno vuole e nel contempo tutti protestano per come crescono sti figli. Mi dico, di tutte le cose che sono state inventate per l'uomo, l'idiozia dev'essere la prima che ha inventato lui per dire grazie.

Il disegno è credo la mia solitudine (e qui tutti sono poi d'accordo... è tremendo come fare a trovare tante persone che non navigano nella stessa barca ... trovarsele dentro la barca, sulla falsa riga del nanni moretti che doveva difendersi dai fans dell'azione cattolica).

Nel disegno non ci sono regole - è il disegno a importi delle regole, non puoi imporle tu a lui: se no disegneresti altro o in un altro modo. Se fai paperini alla disney potresti anche saper fare, come si divertono all'accademia disney, a fare il paperino alla van dick o alla raffaello ma alla fine, stai facendo dei paperini...) - e inoltre hai dipinto, cosa che io trovo molto noiosa... da IKEA non fai il grafico, segui le LINEE GUIDA che come ogni protocollo ISO UNI... bhè: leggi regole per 8 ore e poi fai un file in 5 minuti. Tutti file uguali :)

La sicurezza - la gente cerca sicurezze. Appena capisce che tu parli dicendo quello che pensi che simiglia a quello che c'è, allora sono cavoli amari... perché con te non v'è certezza. La certezza dev'essere falsa e soprattutto deve piacersi così - sempre uguale.

Ma la vita non è sempre uguale - l'amore non è sempre uguale se non in una cosa soltanto: non farebbe mai male a nessuno, ma soprattutto - alla persona che ama. Mai. 

Nel disegno c'è questo segreto. Non si disegna come ti insegnano a disegnare, ma cerchi di seguire il cuore - il disegno striscia come il corpo che cade e non si rialza - il disegno gioisce perché LEI è vicina... il disegno è quelle due cose soltanto. Non un mestiere, già... temo proprio: non un mestiere.

Il prossimo capitolo dovrebbe poi significare: perché disegnare? E su questo si trovano molte meno risposte di quante le persone ce ne potrebbero invece dare, al punto che... se non ce le dànno loro: un autore ne può trovare una soltanto. Chiunque di noi può fargliela ritrovare, di volta in volta, anche se dipende da molte circostanze, ma se la circostanza vuole, a capirlo se non ci vuol poi tanto... uniremo poi a questa conclusione un CAMMEO di riflessione generale sulla vita, un ottimo ragionamento per quanto poi serva farlo.

Le persone si disegnano su quello che fanno. Non sono altro. Sono ciò che fanno, né una riga diversa da quello, né un ombra diversa da quello: uguale uguale :)

PS alcuni disegni chiedono mezzo minuto per visualizzarsi - significa che volendo potete scaricarveli e stamparveli da bene.

 

CAMMEI E CONTRIBUTI VIDEO

Delle più “foolish” folli, assurde, divertenti ed esaltanti e per la stessa ragione inguardabili memorie videofoniche che ho tentato a volte di mettere insieme, nel semplice e mio bizzarro elementare modo di esprimersi et architettare poi l'espressione stessa in maniera “così come la viene”, ecco un contributo filmico dove si spiega la ragione per cui è nato il figurativo esistenziale, sul quale poi prenderà luce il figurativo ellittico. Il contributo è su facebook quindi potrebbe essere al limite circoscritto dal fatto che abbiate o meno la possibilità di accederVi (se non l'avete, siete anche fortunati per questo...). Qui nel triste tentativo di proseguire finanche poi la pila della macchina fotografica non si è poi esaurita del tutto... Se riuscite a vederlo, non mi sono drogato prima, no - invero non mi sono mai fatto un spinello in vita mia perché ho sempre creduto che il vero sballo sia interagire con i propri neuroni, sentimenti, caratteri e umori, i quali credo siano preposti per lo sballo al pari del naturale circolo di adrenalina e altre sostanze chimiche che ci ingenerano gioia o depressione :)

Mantenendo le stesse identiche premesse, ecco una piccola prolusione sulla natura del figurativo ellittico. Questa volta il contributo su youtube dovrebbe essere di libero accesso (purtroppo). Sul lavoro di sintesi anche questo tragico contributo nuovamente su facebook (sul merito: non pubblico queste cose perché sono venute bene, ma solo perché ho provato a farle e tutto questo articolo è basato solo e unicamente su ciò che io di stimolo gradirei ognuno - provasse a fare... capire, capirsi, spigarlo - e dire grazie se si può dire siate stati generosi nel farlo :)

Altro contributo da predicatore impenitente ove si spiega come ci sia la stessa persona in più figurativi differenti (facebook, ma sempre con l'accezione “pubblica“).

Nascita del Pupazzo da Compagnia, primo prodotto da cartolibreria del neonato Immaginario Necessario (facebook). Quando dopo 15 anni di attività operaia aprii la mia ditta (mica perché volevo ma o ero carne o pesce, qualcosa dovevo pur fare...) unendo l'utile al dilettevole mi diressi verso il disegno non solo più nel tempo libero, ma in tutto il tempo (per quanto possibile) - in verità trovai poi “lavoro“ realistico sempre purtroppo facendo il grafico, soprattuto (a quel punto) come frrelance per Allemandi e non più da dipendente per ditta terza.

Fu questo il periodo in cui riuscii a fare anche 120 disegni al giorno (oggi ne faccio solo più due o tre). Questo periodo storico risale fra il 2008 al 2012.

Dei bizzarri tentativi di spiegare “perché disegno”, con risultati peggio della MTV amatoriale di 10 o 20 anni fa, eccone alcuni tremendi risultati: figurativo femminile esistenzialeopere gaie e florilegie e “i disegni della gioia“ – i gesti d'amore, gli abbracci e le coppie – gli alberi con il nasone.

 

FINALE

Voglio dire...

RIFLESSIONE FINALE

facebook this is - Traggo da una delle ultime fantastiche (ma inutili completamente) riflessioni analitiche erette sui post di quel diario pressoché deformante che domina oggi la nuova società di pensiero a uno strumento che modernizza troppo il pensiero stesso in una spinta di de-indentità e de-esistenza che porterà, temo, credo presto, l'uomo a sentirsi inutile, perso come una frattale cellula in un sistema dove un “mi piace“ non porta a nessun tipo di benessere sul limo di quelle regole che da sempre hanno compromesso la nobiltà di un uomo al suo bisogno di sopravvivenza carnale, materico, fisico, impellente e inscindibile dai bisogni primari. Facebook sta distruggendo la percezione dei bisogni primari costruendo una nuova civiltà di pensatori inutili e identità virtuali: credo che ucciderà molte persone. Anche se il ragionamento può nuocere di più a chi pensa sul serio, naturalmente... e che di solito pure disegna.

«La Società Moderna (SM) ha modellato l'uomo sulla schiavitù del denaro. Non serve un uomo intelligente di livello superiore per immaginare una Società (non) Basata (sul) Denaro (SBD). Pertanto, “ogni azione determinata di un uomo che si sveglia la mattina” sarà regolata da questo tipo di ansia patogenetica: “trovare“ denaro, “agire” in relazione alla ricerca (o accaparramento) di denaro.

Non possiamo con questo ergo pretendere di avere a che fare con degli “uomini“ normali, perquanto la normalità abbia deciso di affrancarsi per forza di cose (quali alternative?) a questa condizione, al punto che sorgono poi supermercati solidali (al coraggio di entrarci e farsi dire: no, lei non è abbastanza disgraziato... meglio un LIDL o un Eurospin...) e altre iniziative varie per compensare là dove al governo si agisce indiscriminatamente per rendere sempre più lontane le due punte estreme di questa forbice sociale, ricchi sempre più ricchi e disonesti, poveri sempre più poveri perché evidentemente incapaci di concepire un solo erudimento malandrino.

Ogni attività terza sul lido di questo destino (come il disegno) si “impoverisce“ estremamente dal momento in cui deve abdicare alla sua nobiltà per stare alle leggi di mercato e, lasciando perdere la bontà della ricerca sul dicastero vocazionale del suo ministero umanitario, provare il desiderio di smettere di disegnare, se non soffrendo al destìn di sta matita, un “hara-kiri“ che non era, evidentemente ciò che Dio avea preposto alla sortita.

La mia vita, infatti, perde di valore ogni volta che mi impone di dovermi preoccupare... del denaro che io dovrei trovare e cumulare giorno dopo giorno per sopravvivere. Sopravvivere - in relazione alla dose o quantità di denaro disponibile, è semplicemente una bestemmia. Il più amaro paradosso dell'esistenza è essere nati a immagine di qualcuno che dobbiamo insultare per vivere se poi questa è la circostanza per sopravvivere. Un ragionamento che “risolta“ l'ansia di cui sopra, un uomo neanche fa più - perché certe soluzioni, impediscono poi all'uomo di non smarrire la strada umana che altrimenti poi lo contraddice.

Eppure non è vero che i soldi portano la felicità, semplicemente possono permetterci di arrenderci alla tristezza, senza un pericolo dietro le spalle così vicino e così imminente - se non poi accelerarlo dal momento in cui, non avendo l'ansia di dover far soldi (già che ci sono), la soluzione fa perdere l'umanità e scelleratamente, chi è ricco talvolta si toglie la vita, una vita che risolta in quel modo (coi soldi) rimane priva di ogni senso. Un ragionamento che se rivolgiamo a un uomo povero, ben poco lo riguarda e certo non può capir per niente, dato che per vivere - senza niente, bisogna semplicemente provarci, per volerci rinunciar rapidamente - fosse mai possibile farlo.

Eppure trovare un uomo ricco che sappia dare un senso alla sua esistenza aiutando un povero è come dir trovare un ago fino in un pagliaio enorme. Impossibile. Più impossibile ancora regolamentare poi quella situazione, di per se stessa logica e normale, fuori dal retaggio possessivo del bisogno di sentirsi grandi, superiori o dovere dire grazie senza che il grazie, dal fiato, viene fuori.»

Fine della penultima elucubrazione facebookiana - l'ultima è in neretto nel sommario di questo articolo.

Da un lato, mi addolora fare riflessioni autobiografiche, pesa, dentro di me, la condizione personale e difatti, da questo peso si evince, chiaro, il concetto che l'alma ha voluto dàrmi e non per vanità ma per puro sentimento di appartenenza a questa umanità, il bisogno, al solito, di rendere libero questo gesto (il disegno) pubblicando per i posteri o per dire semplicemente grazie... dall'altro – l'autobiografia è puramente sociobiografica, diversamente non avremo còlto il senso di quelle parole ove “Dio tieni lontano da me questa croce”, solo un uomo poteva nominar quelle parole, solo un uomo comprende e alfine viene a dirle manco sapendo che sta citando un uomo prima di lui... non è necessario “conoscere“ talvolta per “capire“... basta vivere. Da ignoranti. Senza sapere.

Con me, quando sarà ora (vale per tutti credo) terminerà anche la condizione umana che mi rende al sospetto di non aver potuto equipararmi a ciò che serve agli uomini per equipararsi ai loro bisogni, adducendo che ogni riflessione in più vale un giorno di vita in meno, e ciò che mi attristisce sarà il momento in cui, non più autosufficienti, ci troveremo in balìa (o mi troverò in balìa) di chissà quale assurdo compromesso storico dove un vecchio senza più forza e anima meriterebbe solo il destino del capo-indiano Sioux che lasciato disteso per Terra cercava finalmente giusto la fine al suo destino (e non farsi picchiare senza poter rispondere da 4 fessi e puramente delinquenti infermieri di turno che sul limo di quella ignoranza puttana sulla quale sono cresciuti, distruggono l'umanità ingenerando quella guerra fra poveri che sul minimo comune denominatore dell'ignoranza così difesa e profusa dalle classi imperanti, genera deficienti ai due lati opposti della forbice non potendo di fatto lasciare campo a nessun tipo di risorgente alternativa possibile)... vedo una parentesi sopraffina che potrei rendere alla gratitudine degli ultimi giorni di vita della Fallaci, forse più esemplari sul limo della violenza piuttosto che della poesia... ripeto: il mondo fa qualche sforzo, noi pure, ma rischiamo di vivere o di terminare da perfetti ignoranti come siamo vissuti, eppure cercando inutilmente un faro di luce sul quale appellarci per intellighenzia.

Questo disegno ha molti significati validi per tutti, in effetti, perché identifica lo spessore (il volume e la massa) del peso delle cose e la soluzione che su quel peso pagano, poi, molti di noi, morendoci sopra.

 

POSTFAZIONE

Se io avessi ancora il mio lavoro operaio, tutti Voi avreste avuto la fortuna di non conoscermi, avrei portato avanti il mio dicastero vocazionale come l'avevo improntato, “cantando” alle donne il mio amore e lasciando che là - ove permesso da queste stesse, io potessi vivere con loro quelle relazioni che anche se non nella dimensione di un rapporto potevano poi esser compensate (io credo anche maggiormente) nella creatività, che poi dava il corso e avrebbe dato corso a questi disegni. Avrei continuato a regalare i miei disegni in ogni circostanza che mi portava, sul tavolino di un bar, fra le mura di un rifugio di montagna, in qualsiasi genere di attività di relazione di gruppo ...a potermi dedicare alla matita al limite su quella che è una tovaglietta da bar di carta-paglia - e starei vivendo in pace la mia solitudine, dopo intensa vita sociale e relazionale, libero e sereno - come facevo ormai da più di 15 anni, senza televisione, senza la fobica necessità di tenermi aggiornato sui tabloid e senza preoccuparmi che votando PD avrei votato Renzi: manco avrei saputo chi era Renzi scambiandolo per l'altro che si appella al tribunale di strasburgo...

Certo - non so bene che fine avrei potuto fare, limando il mio stipendio ogni mese sulle sue necessità di base (perché 1000 o 1200 euro al mese non saprei dire, oggi, a che destino portino). Basta perdere il lavoro e nel giro di tre mesi devi cominciare a dare disdetta della casa (questo perché parliamo sempre di gente onesta e responsabile, e non di cani randagi come quegli OS che picchiano vecchi e bambini in ospedale e come abbiamo visto - italiani DOCG... come non so quanti 5 stelle avreste voluto avere come vicini di condominio... o quelle bestie di fino che vengono filmate dai TG che mandano in differita le riprese dei carabinieri, a timbrare il cartellino di altri 10 compari loro amici e costringere un centro AUSL - servizio del cittadino, servire allo sportello solo una persona onesta su 60 che si stanno facendo i propri cavoli assenteisti in cambio di stipendio e pensione... Questa è la società che ha portato quella gente a Montecitorio, e non ne ho mai fatto parte - disegnerei molto, molto diversamente, credo, se ciò fosse...). Ragionerei diversamente e forse per niente.

Tant'è per me l'arte non esiste, è terminata e finita da tempo e forse stata compressa dall'ego di troppi individui che ne hanno metaformizzato l'ingegno o il carato come quei dipendenti dello stato... - e in tutti i sensi (io scrivo molto ma c'è chi mi supera in grandezza). Ho visto che recentemente ARTrenewal.org ha messo in rete un video “perché l'arte moderna è brutta”... credo un gesto grave, bambino o infante, in linea con i loro principi editoriali ma... se i principi editoriali hanno bisogno di questo (prendersela con il resto del mondo) allora significa solo che il valore in cui credono non è sufficiente per credere in nulla. Non ho mai creduto utile attingere al diverso per maggiorare le intenzioni sulla bellezza del “verso“ o la utopica giustizia di ciò che noi crediamo migliore, come ho riflettuto - il migliore e il peggiore sono due reflussi di un ragionamento a filo unico, pericoloso e settario, assolutista e solo provocatorio. Le provocazioni sorgono quando si ha una percezione delle proprie debolezze. Il solo modo per essere sereni con se stessi è dedicarsi a una forma espressiva, aprendo lo specchio ad ogni altra espressione senza il delitto di doverla seguire o farsela piacere, ma semplicemente lasciando che esista per le sue note attitudini. Io amo l'arte classica ma se dovessi diventare fobico al punto da stimolare la produzione di un video del genere, sarei pericoloso pure per me stesso. Assolutismi e negazione impediscono di capire al cervello ciò che utile al tempo presente e dove si vedono ancora le stelle in mezzo al buio doloroso.

Cercare “riconoscimenti“ è un desiderio bambino in persone rimaste bambine o che debbono al solito fare altri lavori piuttosto che questo (che come ho ribadito sopra, non è un mestiere - essere artista o disegnare in parallelo a questa circostanza... e se lo fate come mestiere, vale semplicemente come qualsiasi altro mestiere, si vedrà anche nel prodotto figurato finale, dipenderà la risposta non tanto dal prodotto finale ma dal saperlo vendere, quindi dalla capacità sotto il profilo venditore, commerciante...). Ma cercare riconoscimenti in un territorio aereo come quello dell'Arte dove ognuno decide per se stesso - significa davvero entrare in un babyparking a 60 anni e voler giocar con le palline...

Cos'è la dialettica? La dialettica è un posto dove ognuno assurge ai suoi bisogni e fa rifornimento. Vuol dire che chi si produce in una sostanza, si dedica ad essa trovandone sostentamento e chi la ricerca la promuove in altrettanto modo. QUINO tempo fa fece una vignetta stile Escher, con tanti cappuccetto rosso che si incastravano in altrettante file di cappuccetti rossi seguiti ognuno di loro da un lupo mannaro. Ergo, come nelle tessere a incastro di Escher, un cappuccetto e un lupo, un cappuccetto e un lupo - avanti e indietro, creando una fila in direzione sinistra destra, e quella sopra più piccola in proporzione destra sinistra fino a calcare il periplo di una piramide prospettica.

Se volessi fare un lavoro del genere più propositivo sul vello culturale, farei un uomo che dà dei soldi (quei che bastano) a un uomo che non ne ha ma fa qualcosa che l'altro non può fare, eppure, alla mano, al tatto e alla vista, è cosa che nasce dall'uomo e che può avere un suo oggettivo valore. Perché il mondo è diviso in persone che creano cose dal nulla o da un foglio bianco e altri che le cercano. Il mondo è fatto di persone che seminano e mietono denaro, e da altre che seminano e mietono cose che hanno un valore.

Il paradosso è che è il denaro a togliere il valore alle cose...

Alla mia recente riflessione “Ma l'uomo, pensa?” siamo giunti alla conclusione che alle prossime elezioni politiche, dietro ai simboli di partito non sarà più il caso di metterci slogan populisti o sorrisi feticci: semplicemente scrivere “NON PENSARCI”... non possiamo rimetterci agli organi che deputano cosa la domanda trova all'offerta e viceversa, perché questi organi lavorano su situazioni create a tavolino. Se create prodotti artigianali più belli di quelli della Disney... in cartoleria, terranno sempre e solo Hello Kitty, Disney le Winx e il personaggio di turno uscito fuori dalle sorprese dell'ovetto Kinder, perché su quel modello non c'è fatica.

Di guadagno.

Il mondo perde di qualità quando la furbizia sopravanza sul genio e la volontà abdica al bisogno di guadagnare molto senza fare niente (riferimenti al trota e a quel genere di pesce da laboratorio sono puramente casuali, nell'acquario della nostra disgraziatissima politica).

Ecco quindi io auspico alle persone di faticare un pochino di più se vogliono godere meglio e bene :) E di scrivere articoli senza fare dei copia e incolla, ma prendere una realtà ed animarla con un costrutto di pensiero secolare. Perché abbiamo ormai creato una realtà virtuale dove non ci si mette più a pensare, e senza pensare non si arriva ad avere o a trovare ciò che si vuole, men che mai senza pensare possiamo dire di essere ancora umani. L'informazione disumana porta poi solo al retaggio più meschino: pensare da furbi :) Diminuendo qualità e valore di tutte le cose, alla faccia del miliardario milanese che intristito dall'aria fritta dei suoi bisogni, sborsa poi qualche centinaio o migliaio di euro per una non emozione alla griglia confezionata su misura in una corniceria-galleria che volendo ti vende anche la stampa - l'aspirina da banco o un apparecchio acustico per 50 euro offrendoti anche il cappuccio col caffé (stimolando la plutocrazia della lobby dei farmacisti e dei giornalai riuniti e dei baristi). E se poi ti accompagna con l'auto da qualche parte, eccitando anche la protesta dei taxisti.

Il nostro modello di vita è agitarsi sulle invenzioni di quel corniciaio - o annoiarsi sulla vita (sognata da tutti gli altri) di quel miliardario (magari guadagnandosi quei soldi inventandosi un pensatoio per il partito, che poi battezzerà “vespasiano” convinto di aver nobilitato il luogo usando un vocabolo così antico e così strano, consigliatogli dal tutor della fazione opposta).

Ecco che in mezzo a questo bailamme, io stacco la spina per primo dato che questi ragionamenti diminuiscono la mia nobiltà, la mia umanità, la mia sensibilità e l'amor proprio pacifico che credevo aver ereditato dalla vita che mi ha messo al mondo - prendo la matita e mi dò da solo la risposta (anche se la vedo solo alla fine in ciò che rimane di un foglio ch'era bianco). Ciò che vedo è compatibile con quello che prevedo, sento e percepisco e talvolta di rimando mi rimette a una realtà che vedo diversa dentro ognuno di noi.

E mi dò pace - anche con il dolore. Un dolore, esatto, disegnato - è un viatico, per la pace. La gioia, pure - senza bisogno di capirlo prima.

Kyrie

Avere un'accezione negativa o positiva del mondo, credo non sia possibile averla né del tutto negativa, né del tutto positiva... ognuno parte dalla sua esperienza, edifica, verifica e poi fa di conto. Ho vissuto da pendolare e poi da operaio con un casolare in affitto vicino al posto del lavoro, con l'auto e poi senz'auto (in città: non serve) poi nuovamente redisponendomi al bisogno di averla poiché in campagna, è ben difficile raggiungere un posto di lavoro senza. Ho fatto una vita di relazione eccellente, ipersociale, iperaffollata di ragionamenti, notti in bianco e via dicendo - poi ho fatto anche lì un estratto conto decidendo di investire là dove potevo trovare più cose meno noiose, più creative e nuove... avrà pesato non aver conosciuto persone che valessero più di ciò che posso scoprire delle persone davanti a un foglio bianco, evidentemente.

Da imprenditore di me stesso ho fatto un'esperienza consimilare a quella da operaio assegno in bianco: se da operaio ho compreso che non serve fare il proprio dovere perché alla fine non c'è paga che tenga per lo stile di vita dell'uomo orgoglioso di farsi chiamare assegno in bianco, da imprenditore ho compreso che è ancora più ridicolo pensare di poter lavorare in questo paese, onestamente e con vantaggio. Soprattutto so che se non hai le spalle coperte da qualche parente, ministro, cardinale - o se non hai la possibilità di ipotecare dei beni materiali, inutile pensare di sopravvivere anche solo al bisogno primario delle spese di base, e mentre ho chiesto 3000 euro alla banca per pagare tasse che non avevo calcolate (probabilmente false ma come ribattere?), dal 2012 ad oggi sto ancora aspettando i soldi che mi deve lo stato: ben 1500 euro che se vedessi ora mi toglierebbero ansie per circa quasi un anno... visto quanti pochi soldi servono per vivere (in circostanze fortunate come la mia)?

Il disegno è rimasto il solo posto sacro dove la verità non viene falciata e compromessa da nessuno e lì solo l'uomo può dire ciò che non esiste, aldilà del diritto che non ha nel mettersi sereno davanti a uno scrivano e disegnare lasciando libera la mano... tutto il resto è solo vanità.

Brano o opera conclusiva/o.

Il sorriso di un bambino è tirare fuori dalla natura umana il diritto a un canto che simiglia all'elegiaca forse voce degli angeli... seminare sorrisi nei bambini, e non meritarseli - men che mai: “comprarseli“, magari con un costoso giocattolo. Forse nessun uomo si merita quel sorriso, per questo bisognerebbe forse chissà se non vivere giusto per quello, in senso lato - anche da eremiti, eppure tutto in voi “generare” quello spontaneo sorriso di un bambino. Sono poi forse due questi sorriso: uno è bambino, l'altro è femminile - i due rarissimamente collimare in quello di un uomo, sincero per davvero.

 

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